Come vi avevamo promesso la scorsa settimana, rieccoci qui ad un nuovo appuntamento con il nostro speciale dedicato ai live action tratti da anime e manga. Oggi vi parleremo di Oldboy il film del 2003 diretto da Park Chan-wook, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004. È tratto dal manga omonimo di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya ed è interpretato da Choi Min-sik, Ji-tae Yu, Hye-jeong Kang, Dae-han Ji, Dal-su Oh, Byeong-ok Kim, Seung-Shin Lee, Jin-seo Yun, Dae-yeon Lee, Kwang-rok Oh, Tae-kyung Oh, Yeon-suk Ahn, Il-han Oo, Su-hyeon Kim, Seung-jin Lee.
Fa parte della cosiddetta “trilogia della vendetta” del regista, iniziata nel 2002 da Mr. Vendetta e conclusa nel 2005 da Lady Vendetta.
Oh Dae-su è un uomo qualunque che vive con sua moglie e la loro figlia. Improvvisamente, un giorno del 1988, viene rapito. Prova numerose volte a fuggire dalla sua prigione e tenta anche il suicidio, ma senza successo. Passa il tempo e non riesce a capire chi possa odiarlo tanto da tenerlo prigioniero senza una ragione plausibile. Ma lo attende ancora uno shock: la notizia del brutale assassinio della moglie. Da quell’istante il suo unico scopo di vita è la vendetta.
In concorso al 57′ film di Cannes, la pellicola di Chan-wook Park (secondo capitolo della sua “Trilogia della Vendetta” assieme a Mr. Vendetta del 2002 e Lady Vendetta del 2005) ha ricevuto il Gran Premio della giuria presieduta da Quentin Tarantino. Un vero successo anche a livello di critica, segno del notevole impegno degli ultimi anni del cinema orientale. Di seguito riportiamo alcune critiche prese dai giornali:
“Uno dei migliori film della stagione che, peraltro, non si raccomanda a uno spettatore timorato o generico. ‘Old Boy’ rievoca, infatti, l’universo di Lynch e Cronenberg, Kitano e Tarantino: adattando liberamente gli otto album di un fumetto giapponese scritto da Tsuchiya Garon e disegnato da Minegishi Nobuaki, il quarantunenne regista coreano Park Chan-wook è riuscito a trasformare le cupe, feroci, visionarie atmosfere del manga in un noir che a più riprese mozza il respiro. (…) Il ritmo e la musica scandiscono la progressione dello stile verso uno scioglimento alquanto lambiccato (col sospetto di due incrociati incesti), che finisce col contare meno delle acmi paranoiche sparse come il sale sulle molteplici ferite romanzesche: un polpo mangiato vivo, formiche che escono dalla pelle, la tortura dei denti strappati a uno a uno con il martello, zuffe sanguinarie a colpi di mazza in lerci sottoscala, bravacci forniti di maschera che sorvegliano una ragazza stordita dal gas e appesa seminuda al muro, il giovane ed elegante deus-ex-machina che ha un’enorme cicatrice sul torace e impugna il telecomando che in caso di pericolo gli farebbe immediatamente scoppiare il cuore malato… La potenza narrativa, tuttavia, trasporta questi eccessi nello spazio di una tragedia greca manipolata dall’alterazione delle coscienze.” (Valerio Caprara, ‘Il Mattino’, 7 maggio 2005) .
“La storia disegnata è quella di un infelice prelevato per la strada e sequestrato per 15 anni dentro un appartamento; dopodiché, lasciato libero, per vendicarsi, come il conte di Montecristo, deve prima scoprire chi l’ha fatto segregare e perché. Il fumetto originario non dà spiegazioni e invece il cineasta sudcoreano, dopo attente letture di Sofocle e C.G. Jung, inventa una laboriosa motivazione e uno scioglimento truculento e inquietante. Tuttavia ‘Old Boy’ si può considerare una cosa seria sotto due aspetti. Perché confezionato con saltabeccante fantasia visiva sulle fatiche di un attore eccellente che si chiama Choi Min-sik; e soprattutto perché in Corea del Sud la pellicola ha battuto i colossi Usa, il che ha spinto Hollywood ad assicurarsi i diritti per rifarsela in casa.” (Tullio Kezich, ‘Corriere della Sera’, 16 maggio 2004).
Un film che non ha né un soggetto né uno stile originali più di tanto, ma che nel suo incedere crudo, lacerante, inesorabile verso il suo senso profondo, finisce per portare soggetto e stile a livelli che hanno pochi eguali in questi anni, in Oriente come in Occidente. Al tempo stesso intimista e spettacolare, il film di Park Chan-wook parla per sé, e costringerà i supposti “maestri” del noir contemporaneo ad inghiottire bolo amaro: mentre questi ultimi posizionano i loro soldatini di plastica per verificare complesse strategie filmiche, Dae-su si fa strada a martellate nei cuori del pubblico.
Questa pellicola, anche grazie ai tanti riconoscimenti internazionali che ha raccolto, è arrivata anche in Italia ad opera della Lucky Red che l’ha prima distribuita al cinema e, successivamente, portata in Home Video in formato DVD.
Come diciamo sempre arrivati a questo punto della recensione, consigliamo questo film a tutti gli amanti del genere e lo sconsigliamo a chi non ha la giusta apertura mentale verso il cinema asiatico ed al suo bagaglio culturale.
Purtroppo anche per questa settimana lo spazio a nostra disposizione si è esaurito ma prima di congedarci, non solo vi diamo appuntamento alla prossima settimana per un’altra puntata del nostro speciale sui Live Action, ma vi diciamo pure che grandi novità vi aspettano. Curiosi vero? Bèh dovrete aspettare una settimana per scoprire di cosa si tratta, quindi continuate a seguirci.
Stay Tuned!!!