Intervista a Mario Gomboli

Diabolik assieme a Tex e Topolino sono gli unici fumetti transgenerazionali in Italia, l’anno scorso Diabolik ha festeggiato cinquant’anni con una serie di manifestazioni e mostre sparse per l’italica penisola, spesso anche noi c’è ne siamo occupati con puntuali resoconti, oggi abbiamo la fortuna di avere con noi Mario Gomboli il direttore della casa editrice che pubblica Diabolik al quale vorremmo chiedergli come ha vissuto questa esperienza, e di raccontarci il primo incontro con le sorelle Giussani e di come in seguito sia diventato il direttore di questa storica testata.

R: Sono convinto che quando, nel lontano 1967, cominciai a collaborare con le sorelle Giussani né io né loro avremmo mai immaginato che Diabolik avrebbe festeggiato il suo cinquantesimo anniversario restando, soprattutto, sempre sulla cresta dell’onda e addirittura rinnovando periodicamente il suo successo. Successo merito, indubbiamente, dell’attenzione maniacale che Angela e Luciana hanno sempre dedicato alla loro creatura e che hanno sempre preteso dai collaboratori. Me compreso, ovviamente, che iniziai portando “idee” (trucchi per fughe o delitti o per violare casseforti apparentemente inviolabili) utili ad arricchire le loro storie. Successivamente passai a scrivere veri e propri soggetti e ancora più tardi divenni il “controller” dei soggetti che arrivavano da collaboratori esterni. Così mi sono guadagnato la loro stima e – cosa per me molto più importante – la loro amicizia. Stima e amicizia reciproche rimaste invariate anche quando mi sono dedicato a altre attività (nel corso degli anni ho fatto l’architetto, il professore, il graphic designer e l’autore di libri per l’infanzia) pur sempre mantenevo una disponibilità a intervenire ogni volta che una delle due mi telefonava per chiedermi consigli o aiuto professionale. Certo questo rapporto consolidato ha fatto sì che quando, nel 1999, Luciana decise di liberarsi chiedesse proprio a me di portare avanti quella che chiamava “la mia avventura”.

Diabolik, assieme all’inossidabile Tex, è campione di vendita nelle edicole, ma sicuramente il fumetto italiano è in una crisi profonda, sono sparite dalle edicole quasi tutte le riviste storiche a fumetti, riviste dove i nostri migliori autori di fumetti si sono fatti le ossa; perché gli editori non investono più in questo tipo di “contenitore”, se Sansoni all’epoca non avesse avuto il coraggio di finanziare la rivista Horror Mario Gomboli sarebbe ancora nel mondo del fumetto?

R: La mia collaborazione a Horror, come a tante altre riviste a fumetti, fu solo una meteora. Invece posso tranquillamente dire che se Diabolik, a un certo punto, avesse chiuso i battenti io avrei probabilmente smesso di occuparmi di nuvole parlanti. Dico “probabilmente” perché, altrettanto probabilmente, Alfredo Castelli (che per primo mi aveva introdotto in quel mondo) avrebbe trovato il modo di coinvolgermi in una delle sue tante iniziative. E a lui non avrei mai detto di no.

Diabolik ha avuto nel tempo una serie di imitatori ed epigoni senza pari, sembrava bastasse aggiungere una K al nome per lanciare un personaggio, a parte qualche raro episodio (Sadik, Kriminal, Satanik…) tutti questi cloni hanno avuto vita breve, quale è stata la formula vincente che ha permesso a Diabolik di passare indenne tutte le campagne moralizzatrici dell’epoca, di mantenere il suo successo e, a mezzo secolo della sua nascita, ad appassionare sempre nuove generazione di lettori?

R: Come ho detto, la passione delle sorelle Giussani, il loro “amore” per il personaggio è sempre stato presente, sotto traccia, nelle loro opere e sono convinto sia – ancora oggi che quella tradizione è portata avanti da una redazione rinnovata – percepito a livello subliminale dal lettore, che ne trae soddisfazione e gratificazione. Gli imitatori, per definizione, non hanno mai potuto avere quella forza intrinseca.

Come nasce oggi una storia di Diabolik, a parte l’ovvia differenza che nessuno scrive più su una lettera 22 della Olivetti, come è cambiata la gestione del personaggio?

R: Non è cambiata. Si è evoluta – lentamente, darwinianamente – tenendo conto del contesto che mutava. Se i primi Diabolik avevano il ritmo di uno sceneggiato televisivo anni ’60, oggi reggono il confronto con le attuali serie di telefilm. Ma l’attenzione al contesto storico, ai fenomeni di costume, alle caratteristiche della criminalità così come ce le presenta la cronaca nera è rimasta la stessa.  Perché Diabolik vive nel nostro stesso mondo, nelle nostre stesse città. Il fatto che la sua si chiami Clerville è solo una comoda scelta narrativa.

In mezzo secolo di vita Diabolik, le cui potenziali cinematografiche sono enormi, ha avuto una sola trasposizione cinematografica, c’è stata una serie tv animata e adesso c’è in lavorazione una serie di telefilm da parte di Sky che vede la Sua collaborazione attiva, cosa devono aspettarsi tutti i fan del personaggio da questo nuovo progetto?

R: Anzitutto il massimo rispetto per la caratteristiche del personaggio, rispetto non sempre presente nelle trasposizioni citate. Proprio la inderogabile pretesa di vedere un “vero” Diabolik, sia pure trasferito in un medium diverso dal fumetto,  ha portato le Giussani prima e il sottoscritto (fedele al loro mandato) poi a rifiutare progetti anche allettanti ma “fuori linea”. L’operazione Sky promette bene, ed è comunque blindata da clausole impegnative. Per questo sono fiducioso e ottimista.

Accennavamo all’unica e sola trasposizione cinematografica realizzata sul personaggio di Diabolik dal grande Mario Bava, come mai non ci sono state altre uscite cinematografiche visto che, mai come in quest’ultimo periodo, il cinema ha fame di soggetti tratti proprio dal mondo dei fumetti?

R: Credo di avere già risposto a questa domanda.

Diabolik è legato in maniera indissolubile ad Eva Kant, il loro è un rapporto paritario ed Eva ha sicuramente un notevole numero di fan la vedremo mai protagonista di una serie tutta sua?

R: Già a metà degli anni settanta Castelli ed io sperimentammo una miniserie con Eva protagonista (disegnata da Alessandrini, pubblicata da Cosmopolitan e poi variamente ristampata). In tempi più recenti Eva ha avuto un paio di albi della collana Il Grande Diabolik con una testata tutta sua, ed è anche stata testimonial di un manuale di autodifesa. Per non parlare di tutto il merchandising griffato Eva Kant. Ma una collana a fumetti dedicata… temo sia un progetto superiore alle nostre forze, creative e editoriali. Almeno per ora.

Se, provocatoriamente, diciamo che il più grande “amico” di Diabolik è Ginko Lei cosa risponde?

R: Che è il suo “miglior nemico”.

E’ curioso come un personaggio vecchio come Diabolik sia stato tra i primi a tentare la strada dei fumetti adattati per iPhone, sia tra i più attivi come marchio nella moda, nell’arredamento, sia stato protagonista di cartoni animati, videogame… In cosa sta la sua forza e la sua capacità di adattarsi, evolversi pur rimanendo uguale?

R: Diabolik è un vero Personaggio, con la P maiuscola. Quando lo definiamo “l’uomo dai mille volti” non facciamo solo riferimento alle sue famose maschere di plastica capaci di fargli assumere qualsiasi aspetto, ma anche alle mille sfaccettature della sua personalità. Sa essere feroce o dolce, spietato o generoso, cinico o romantico.  E, ciononostante, sempre riconoscibile. Questa è la sua forza, questa la sua capacità di adattamento a ogni situazione, a ogni contesto.

Diabolik è sempre stato tecnologicamente avanzato (e non ci riferiamo ai suoi trucchi) è stato uno dei primi fumetti italiani ad avere un gioco interattivo per PC, tutti i suoi primi numeri sono disponibili in formato digitale, ha avuto un adattamento a cartoni animati… cosa altro ci dobbiamo aspettare da questo personaggio a cui pare che la sola carta stampata stia “strettina”?

R: Cominciamo a veder cosa farà nei telefilm Sky… e poi ne riparliamo.

Parliamo adesso dell’altro Diabolik ovvero DK da cosa nasce l’esigenza di creare un universo parallelo a Diabolik?

R: Dalla voglia di sperimentare. Abbiamo fatto un lungo elenco di “fughe in avanti” del personaggio Diabolik, a partire (ma forse dovremmo risalire ancora prima) dalla trasposizione cinematografica. Proprio nel suo ambito naturale, il fumetto, era stato sino a ieri più “prudente” (anche se non possiamo dimenticare la versione dark degli episodi del Grande Diabolik disegnati da Giuseppe Palumbo). A mio parere era arrivato il momento di osare, di verificare quali potenzialità il personaggio (o, meglio, uno “parallelo” a lui) avesse presso il pubblico sia nuovo che tradizionale.

Dopo DK – Work in progress e DK. – Io so chi non sono cosa devono aspettarsi i lettori da questa riscrittura del personaggio?

R: Fermo restando il fatto che la serie regolare continuerà sui binari tracciati e intoccabili, in parallelo DK riserverà non poche sorprese. Più di quante ne fossero presenti nei capitoli d’esordio: più coraggiose, più trasgressive, più sconcertanti. Leggere per credere.

Nel ringraziare il direttore Mario Gomboli nell’averci voluto concedere quest’intervista vogliamo chiudere come ormai nostra consuetudine con una domanda (?) che abbiamo proposto a tutti per approfondire un qualsiasi punto del Suo lavoro passato presente o futuro quindi, come direbbe qualcuno della tv, si faccia una domanda e ci dia una risposta.

Perché, oggi che potresti tranquillamente ritirarti, continui a scrivere diabolikerie di ogni genere?

R: Perché mi diverto, perché è una continua sfida con me stesso, con i lettori… con Lui. Il giorno che non mi divertissi più, non fossi più stimolato dall’esigenza di inventare una nuova storia, un nuovo trucco per far fuggire la Jaguar da Ginko inseguitore, passerei la mano. Ma ancora non è successo.

3 comments to Intervista a Mario Gomboli

  • Nunzio  says:

    e dei tempi del film di Mario Bava ti aspetto una trasposizione in celluloide di Diabolik anche se non sarà lo stesso spero che Sky sappia fare un prodotto molto ma molto fedele al personaggio Diabolik

    • Jamal  says:

      Quoto alla grande ed aggiungo che preferisco continuare ad avere la sola versione cartacea piuttosto che ritrovarmi al cinema con un prodotto edulcorato e slavato che non ha nulla a che vedere con Diabolik. Un esempio lo abbiamo avuto di recente con il film di Dylan Dog. In pratica hanno comprato i diritti hanno usato un copione che avevano già pronto cambiando i nomi ed il risultato è stata quella pagliacciata che hanno mandato al cinema. A costo di sembrare monotono, torno a dire che è sempre molto meglio la versione cartacea che operazioni di questo tipo.

  • Elias  says:

    Perchè Diabolik non torna ad essere quell’implacabile assassino che era agli inizi?
    A mio parere il personaggio si sta molto svilendo col passare degli anni l’appellativo del re del terrore non credo gli si confaccia ancora, ormai Diabolik ha messo le pantofole e vive cristallizzato in una sua realtà molto edulcolorata, ma i pugnali son fatti per uccidere e quando colpisci vien fuori in sangue cazzo!

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