¤ Intervista a Fabio Visintin

Qualche mese fa, in questo articolo, vi abbiamo presentato la recensione del suo ultimo lavoro, quest’oggi abbiamo il piacere di presentarvi l’intervista a Fabio Visintin, autore de L’ Isola.


 

Autore non banale, dalla ricca e prolifica carriera che ha contribuito a scrivere pagine importanti del fumetto italiano, Fabio Visintin oggi ci onora della sua presenza e darà modo a noi e a tutti i  nostri lettori di conoscerlo meglio ed in maniera più approfondita.

 – Fabio Visintin come si avvicina ed entra nel mondo della nona arte?

Da che mi ricordi ho sempre disegnato e raccontato balle, metti le due cose assieme ed è comprensibile che sia finito a fare fumetti…Al di là degli scherzi la mia storia non differisce molto da quella di chiunque altro abbia avuto una forte passione ed abbia perseguito la volontà suicida di fare di questo la professione della vita.

– Vuoi parlarci delle tappe più importanti e significative della tua carriera?

La mia carriera, o forse sarebbe meglio dire le mie innumerevoli carriere, dato che molto spesso, vuoi per circostanze sfavorevoli, vuoi per una naturale propensione al masochismo, ho ricominciato da capo in ambiti diversi, facendo cose diverse.

Professionalmente direi che sono stato molto irrequieto, se debbo però indicare delle tappe importanti dei miei inizi di questo mio percorso non lineare, direi che la mia collaborazione al Corriere dei Piccoli, per il quale ho creato i personaggi de “I Cuccioli” (storie comiche a strisce) e i lunghi racconti de “Nella foresta incantata” è stata certamente molto importante, si è trattato di un impegno molto forte durato parecchi anni.

Poi metterei un breve ma intenso periodo passato come “lavorante” all’interno di un famoso studio grafico di Venezia, dove ho imparato molto sul modo di affrontare professionalmente un lavoro.

La collaborazione con la rivista Frigidaire e le pubblicazioni su Tempi Supplementari, che mi hanno fatto capire che potevo esprimere storie anche per un pubblico adulto.

Sinceramente ogni lavoro che ho svolto mi è stato d’insegnamento.

Non ho mai affrontato nessun impegno in cui non abbia cercato di dare il meglio delle mie possibilità dell’epoca. Certo, non sempre i risultati sono stati quelli sperati, ma io ci provavo.

Oggi i miei lavori più significativi forse sono le Cover per la collana di gialli Marsilio “Le farfalle” (ormai sono quasi 100) o le illustrazioni per i libri Mondadori…io resto però molto affezionato alle storie a fumetti che ho prodotto per il (purtroppo troppo presto defunto) mensile “Animals”.

– Qual è stata la tua soddisfazione artistica più grande?

Soddisfazione artistica la provo ogni volta che ritengo di aver fatto un buon lavoro, non faccio distinzioni d’importanza, certo se poi palesemente la sensazione di aver fatto un buon lavoro viene avvalorata dal parere del pubblico e della critica, la cosa, sarebbe ipocrita non ammetterlo fa piacere, come quest’anno quando il libro che ho illustrato per Mondadori su testi di Roberto Piumini che oltre ad essere andato molto bene nelle vendite si è aggiudicato il premio “Soligatto”, un premio importante perché assegnato da una giuria popolare formata da circa 600 ragazzi delle scuole.

– Sul tuo curriculum puoi annoverare Linus, Tempi supplementari, Frigidaire. Quali di queste esperienze ti ha dato di più a livello artistico?

Ho disegnato giochi da tavolo per il mercato tedesco e americano, libri per bambini tradotti in molte lingue, progettato collane di libri e libri fustellati, fatto allestimenti, scritto e illustrato storie, scritto e illustrato fumetti, disegnato stoffe, manifesti, copertine di libri, pupazzetti di plastica e magliette…c’è sempre da imparare da chiunque e ad ogni età, ultimamente insegno illustrazione alla scuola del comics a Padova e mi viene da pensare ad un proverbio zen che dice: “Se vuoi imparare insegna”

– Potendo tornare indietro cosa cambieresti del tuo percorso artistico?

Forse avrei potuto essere meno “Bulimico” di esperienze, più metodico, non voler provare tutto negli stili e nelle esperienze creative. In realtà dal punto di vista della carriera l’ecclettismo è uno svantaggio, spiazza molto, non è visto come una risorsa ma come l’incapacità di perseguire metodicamente una linea, quindi da poca sicurezza a chi vuole da te un prodotto certo. Probabilmente sarebbe bastato usare degli pseudonimi tipo Moebius/Giroud…ma alla fine ciò che sono è il risultato di tutte queste esperienze composite.

– Ogni artista è legato alle sue opere che realizza, ma con alcune si ha un rapporto più viscerale, tu a quale delle tue opere ti senti maggiormente legato?

In questo momento direi senz’altro “L’isola”

– Com’è nata l’idea di un volume così originale come L’isola?

L’isola nasce un po’ di anni fa, durante un periodo di crisi personale e artistica (non ci si fa mancare niente!). Della crisi personale, sono affari miei e non ne parlo, di quella artistica diciamo che allora mi sembrava di non riuscire ad esprimere niente che mi rappresentasse veramente, che fosse totalmente sincero, per “sincero” intendo qualcosa che non fosse mediato dalla mia professionalità. Per farmi capire mi sentivo come un calciatore che avesse perso completamente il piacere di giocare a pallone, quel piacere che era alla base della sua scelta.

L’isola nasce da questo bisogno, nasce come viaggio dentro sé stessi alla ricerca di qualcosa, se era restato, di autentico, fuori da ogni schema, vero.

Credo che questa sia una cosa immediatamente percepibile da chi sfoglia quest’opera.

– Non ti ha spaventato doverti confrontare con Shakespeare?

Shakespeare è stato la mia ancora di salvezza, la mia luce nelle tenebre, è grandioso, talmente grande che nulla può scalfire la bellezza delle sue opere, nemmeno una mia libera trasposizione a fumetti. Il mio amore per Shakespeare è anche dovuto alla lettura delle opere critiche di Jan Kott, dove attraverso un’analisi piuttosto dettagliata e articolata risalta ancor più la sua contemporaneità e la sua estrema profondità nello scandagliare l’animo umano. Vi è infine nei suoi scritti una componente quasi “terapeutica”.

– Dai adesso puoi confessare, tu ami La Tempesta di William Shakespeare?

La tempesta è a mio parere il testo perfetto, su questa commedia sono stati scritti fiumi d’inchiostro e ancora ne saranno scritti.

Credo che chiunque faccia un lavoro creativo dovrebbe tenere appeso da qualche parte il testo dell’ultimo monologo di Prospero, non esiste un altro testo che descriva in maniera così struggente l’impotenza dell’arte e dell’artista di fronte alla vita.

– Quali sono stati i passaggi che hanno portato alla stesura finale dell’opera?

Quest’opera come ho già detto cercava una sua “originalità”, quindi la possibilità di uscire da degli schemi. Fin dall’inizio mi è stato chiaro che, pur avendo in mente l’opera di Shakespeare, avrei seguito le suggestioni che tavola dopo tavola mi si presentavano, la storia è proceduta così come un’improvvisazione su di un tema, sono stato io il suo primo lettore.

Non ho voluto lavorare su di una sceneggiatura “strutturata” per evitare di cadere in tutti quegli schemi che inevitabilmente si è portati ad applicare. Ho fatto e rifatto molte pagine, ho scartato sequenze dopo che le avevo disegnate perché mi avrebbero condotto su strade già percorse, professionali, rassicuranti.

– Da come avevi immaginato a come si è concretizzato, cosa e come sono cambiate la storia e le tavole di questo volume?

Probabilmente, questa più che una storia è la relazione illustrata di una lunga seduta psicologica svolta su me stesso.

Al tempo stesso è anche un esperimento stilistico, dal punto di vista del testo e del disegno di cui vado piuttosto fiero (ringraziando sempre l’editore Round Midnight per il coraggio dimostrato)

Questo modo di lavorare spiega anche il perché della sua struttura a citazioni, qualcosa che sale dal profondo per esprimersi sulla carta rivelandone il senso.

– Quanto tempo ha richiesto la realizzazione di quest’opera?

Più o meno sei mesi, anche se contemporaneamente ho realizzato piccoli lavori di “sostentamento”

– A chi hai indirizzato quest’opera?

A me stesso

– Il lettore cosa si deve aspettare da quest’opera?

Il lettore, nel mio intento dovrebbe lasciarsi andare ad una lettura di “cuore” e di intuito, sostanzialmente una “sua” lettura, compiere un percorso. In una pagina dell’opera (pag.33) mentre il protagonista precipita verso il profondo, si legge su un palazzo dello sfondo la scritta:”OGNUNO COMBATTE I SUOI FANTASMI”

– Perché credi che la tua opera debba essere letta?

La mia opera non DEVE essere letta, ma spero sia un gran piacere farlo, potrebbe anche essere usata come una specie di invito alla “meditazione”. Una proiezione attraverso testi ed immagini suggestive dentro se stessi, una lettura attiva, certamente più faticosa, ma ricca di sorprese.

– Per il futuro prevedi di realizzare altre opere adattate o ispirate al lavoro di Shakespeare?

Questo non lo so, Shakespeare è sempre nel mio cuore, mi piacerebbe ad esempio realizzare per qualche editore una serie di Copertine per le sue opere, è un progetto che forse presenterò in futuro…

– Arrivati a questo punto delle nostre interviste diamo agli intervistati libertà di parola, quindi anche a te chiediamo: cosa pensi di dover e poter dire ai nostri lettori?

Ai lettori in generale, e quindi anche a me stesso dico di continuare ad essere lettori e non solo “lettori di cellulari”. Ai lettori del mio libro dico di rileggerlo (così ammortizzano la spesa), di continuarlo, di integrarlo con la loro sensibilità.

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? C’è nulla che bolle in pentola?

Nel mio futuro prossimo vi sono alcuni libri illustrati su commissione. Per quanto riguarda il fumetto (che resta una mia grande passione) sono all’interno di un progetto piuttosto ambizioso di cui però non posso dare altre informazioni, almeno fino a quando “vedere cammello” come si dice.

Un lavoro che mi piacerebbe fare sarebbe quello di raccogliere in un volume le storie che ho prodotto per il mensile Animals che trovo ancora molto valide, magari integrandole con qualcosa di inedito…vedremo, le idee non mancano (almeno quelle)

– Prima di congedarci possiamo strapparti la promessa che tornerai ospite sulle nostre pagine per presentare il tuo prossimo lavoro?

Una promessa alla quale rispondo affermativamente come augurio (visti i tempi) di buon auspicio per entrambi.

Ciao
Fabio Visintin

E noi non vediamo l’ora di poter leggere il tuo nuovo lavoro e di poterti risentire. Ringraziamo Fabio Visintin per il tempo che ci ha dedicato ed invitiamo tutti i nostri lettori a leggere questo intrigante volume edito dalla Round Midnight Edizioni, giovane casa editrice che ha già dimostrato di non aver nulla da invidiare ai più anziani e conosciuti concorrenti. Abbiamo molto apprezzato le scelte editoriali fatte fino ad ora della Round Midnight Edizioni e, quanto prima, vi presenteremo altre recensioni delle loro opere e le relative interviste agli autori quindi, se volete rimanere aggiornati, continuate a seguirci.

Stay Tuned!!!

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