Moreno Burattini

Intervista a Moreno Burattini

Abbiamo personalmente conosciuto Moreno Burattini, dopo aver letto i suoi lavori come sceneggiatore, alla scorsa edizione di Etna Comics ad un seminario sulla censura in casa Bonelli, seminario che a dispetto del nome si è rilevato divertentissimo, come divertente è stato il seminario di quest’anno sui segreti della sceneggiatura, riteniamo che Moreno Burattini sappia calcare il palcoscenico con una disinvoltura ed un’ironia veramente notevole tanto da rendere questi interessanti incontri divertenti come uno sketch del miglior cabaret.

Di Moreno Burattini si sa praticamente tutto, da casellante appassionato di fumetti e fanzinaro ha avuto la fortuna di diventare soggettista, quindi sceneggiatore ed in ultimo curatore (o editor per dirla all’americana) del suo personaggio a fumetti preferito: Zagor una carriera partita dalla gavetta, in cui il nostro Moreno è riuscito a risollevare una testata storica di casa Bonelli che da una vociferata chiusura è passata ai fasti di un tempo, anche se lui non l’ammetterà mai, ma tutti gli zagoriani DOC sanno che è così.

Moreno Burattini ha rilasciato un notevole numero di interviste, non c’è argomento zagoriano che non sia stato sviscerato più e più volte quindi non gli chiederemo se la scure di Zagor è piatta oppure affilata (argomento ampiamente dibattuto), in che parte dell’America si trova Darkwood o se il nostro eroe troverà sulla sua strada un altra Frida (siamo certi che se dipendesse SOLO da Moreno il nostro eroe inanellerebbe una serie di relazioni da far impallidire anche il più incallito playboy di casa Bonelli), proveremo invece a chiedergli, quale affermato professionista del settore, curiosità e fatti poco noti del mondo del fumetto. Bene se Moreno è pronto direi di iniziare con il fuoco di fila delle domande:

Come vedi la situazione del fumetto in Italia, negli anni ’70 riuscivamo ad esportare in maniera massiccia il fumetto made in Italy (mi riferisco anche al fumetto erotico, autentica palestra che ha sfornato nomi prestigiosi), adesso le produzioni nostrane stentano a sopravvivere, siamo forse vicini alla resa dei conti?

R: Il rapporto Censis del 2012 rivela che ormai, in Italia, solo il 49,7 % della popolazione legge almeno un libro l’anno (il dato, cioè, contiene chi ne legge solo uno e chi ne legge centinaia). Il calo rispetto al 2011 è del 6,5%, vale a dire impressionante. Più della metà degli italiani non legge nulla. La percentuale di quelli che acquistano almeno un titolo in libreria ogni dodici mesi è del 38%. Il restante 62 non ci entra neppure. Quindi, non c’è da meravigliarsi se anche le case editrici di fumetto chiudono o attraversano grandi difficoltà. Secondo me, il fumetto non morirà, come non è morto il teatro o non chiudono le radio, ma certamente subirà un grande ridimensionamento (che in parte è già avvenuto), con conseguente aumento dei prezzi. Sono curioso però di scoprire come le nuove tecnologie e i supporti digitali potranno aiutare il nostro media preferito a raggiungere nuovi utenti, quelli non più abituati a sfogliare albi di carta.

Tu lavori per Bonelli, una realtà editoriale che non ha eguali, una delle pochissime case editrici che partendo da un foglio bianco crea un fumetto completo, parlaci del sistema lavorativo di casa Bonelli.

R: Resto sempre meravigliato quando leggo in Rete i commenti di qualcuno che definisce il fumetto bonelliano “industriale”. Al contrario. Siamo tra i pochi veri artigiani ancora rimasto. Facciamo a mano, scrivendolo sulla tavola, persino il lettering dei balloon. Ci sono gli sceneggiatori che inventano le storie, ne propongono il soggetto a un curatore, discutendolo con lui, e quindi passano a scandire vignetta per vignetta, tavola dopo tavola, con le descrizioni per il disegnatore. Costui passa giornate intere su ogni pagina, lavorando di pennino o di pennello sulle tracce a matita. Io, che supervisiono tutto, maneggio meravigliosi fogli pieni di disegni e di scritte che danno fisicamente la sensazione del più nobile artigianato e che, a volte, sono autentiche opere d’arte.

Si dice in giro che i redattori Bonelli non abbiamo Blog o non partecipino a forum di discussioni sui fumetti, ma tu hai un blog ed una pagina Facebook molti attivi ti è stata data una deroga oppure le voci di questo divieto sono tutte infondate?

R: Io non ho chiesto autorizzazioni e nessuno mi ha mai impedito di fare alcunché. Ho soltanto seguito il mio istinto che mi ha suggerito di usare i social network per parlare del mio lavoro e raggiungere, magari, chi non lo avrebbe conosciuto mai. Oltre al blog e a FB ho anche un account Twitter che mi dà molte soddisfazioni. Riesco a veicolare anche notizie su altri autori o su pubblicazioni extrabonelliane, per cui credo di offrire un servizio e fare qualcosa di utile, perché più si parla del fumetto meglio è. Faccio tutto gratis, non subisco pressioni di nessun tipo, mi accorgo però di aver creato un “pubblico” divertito da ciò che scrivo e dal modo in cui lo faccio.

Diversi cambiamenti stanno attraversando la Bonelli e se alcuni erano stati già previsti da compianto Sergio (la prima serie regolare fantasy di casa Bonelli: Dragonero), altri (come il passaggio di Recchioni a curatore di Dylan Dog) sono sicuramente scelte che porteranno a cambiamenti anche radicali, Zagor continuerà a viaggiare nelle solite calme acque o dopo la pubblicazione di “La storia di Betty Wilding” dobbiamo aspettarci qualcosa di sconvolgente?

R: Il rispetto verso una tradizione lunga oltre 52 anni è più forte del desiderio di sconvolgere la saga zagoriana. C’è un difficilissimo equilibrio da rispettare fra l’esigenza di rinnovarsi e di restare al passo con i tempi e il desiderio di gran parte dei lettori di ritrovare ogni mese in edicola un vecchio amico, che possa essere riconosciuto al primo sguardo. Le critiche non mancano in ogni caso: c’è sempre chi si lamenta che lo Zagor di oggi non è quello di quaranta o cinquanta anni fa. Non sono gli stessi neppure i caroselli o i TG, per non parlare dei film o dei programmi televisivi. Però, in confronto a com’è cambiato l’Uomo Ragno rispetto a quello di Stan Lee e Steve Ditko, lo Spirito con la Scure è cambiato pochissimo. Sono convinto che stiamo facendo un grande lavoro, e non saremmo arrivati a superare alla grande il traguardo del mezzo secolo di pubblicazioni, se così non fosse. Molte altre serie, anche più moderne della nostra, sono chiuse prima.

il castello nel cieloQual è la storia che non hai scritto e avresti voluto scrivere? E quale invece hai scritto e non avresti voluto scrivere?

R: Non ho mai scritto una storia con i viaggi nel tempo, anche se mi piacerebbe farlo (è una delle mie tematiche preferite). Però Sergio Bonelli riteneva che fossero il fondo del barile raschiato dallo sceneggiatore senza idee, e perciò mi sono sempre trattenuto. Non vorrei, invece, aver scritto alcuni dei miei racconti meno riusciti, come “Nodo scorsoio”  o “Il tomahawk avvelenato” (sinceramente inadeguati), o uno che io reputo molto bello ma che ha suscitato quelle polemiche che io vorrei sempre evitare, come il primo Zagorone, “Il castello nel cielo”.

Il tuo nome è prevalentemente legato a Zagor, ma se potessi scegliere un personaggio (anche non bonelliano o italiano) di chi vorresti scrivere le gesta?

R: Ken Parker e Alan Ford.

Oltre che per Zagor sei famosissimo per le tue magliette raccontaci una tua passione poco nota.

R: Non sapevo di godere di tanta fama, però tutto è nato perché una volta ho pubblicato su Facebook una mia foto con indosso una maglietta comprata all’estero, raffigurante il Gruppo TNT, con lo scopo di mostrare un gadget (sicuramente pirata) insolito in Italia. Tanti sono stati i commenti entusiastici che da quel giorno ho inaugurato una rubrica dal titolo “La maglietta di oggi”, in cui ho fatto vedere le decine di T-Shirt della mia collezione dedicata ai capi di abbigliamento con immagini fumettistiche. E a quel punto ho cominciato a procurarmene degli altri, così come altri mi sono stati regalati. Adesso, dopo quasi cento foto, la rubrica è finita. Ma non le magliette: continuano ad arrivarmene.

la storia di Betty Wilding

Parlaci adesso della tua ultima fatica che non è “La storia di Betty Wilding” (storia per la quale ti facciamo i nostri migliori complimenti, nella speranza che altre simili incursioni sul passato di Zagor sia più frequenti) ma bensì: “ZagoReloaDyd”.

R: Su “ZagoReloaDyd”, in realtà, di nuovo c’è soltanto un paio di mie brevi storie umoristiche (due tavole autoconclusive), scritte da me e illustrate (e colorate) dal croato Attila Juhas. Il resto (altre tre tavole comiche) si erano già viste e Attila ha dovuto solo colorarle (la fatica insomma è stata sua e non mia).

ZagoReloaDyd

Ad Etna Comics, tra l’altro, eri presente nell’area “Talent Scout”, un’iniziativa che speriamo di trovare anche in altre mostre del fumetto, quali consigli hai dato e daresti  a chi si appresta ad iniziare questa professione.

R: I consigli sono principalmente due: fare il tentativo di lavorare nel mondo del fumetto solo se si è davvero motivati, se questa è la nostra grande passione, perché è sempre più difficile e non si diventa ricchi; e poi cominciare il prima possibile a entrare nell’ottica di uno che vuol “vendere” il proprio lavoro a una casa editrice, smettendo di considerarsi il genio incompreso della situazione.

Sappiamo di non essere per niente originali, ma del resto è una domanda (?) che facciamo a tutti e diamo anche a te la stessa possibilità di approfondire un qualsiasi punto sul tuo lavoro presente passato e futuro quindi, come direbbe qualcuno della tv, fatti una domanda e dacci una risposta.

R: La domanda che mi faccio è: perché i meriti vengono sempre dimenticati e i difetti te li rinfacciano continuamente? La risposta la dà un saggio cinese, Lao Tzu: perché un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce.

Nel chiudere e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato passiamo a farti una domanda, originalissima che nessuno ti avrà fatto mai: Quali progetti hai per il futuro?

R: Continuare a fare quello che sto facendo, semplicemente. Magari cercando di farlo sempre meglio.

Ancora un grazie a Moreno, per averci concesso questa breve chiacchierata, per i più distratti pubblichiamo sotto una sorta di Wiki di Moreno Burattini:

Moreno BurattiniSceneggiatore di fumetti, scrittore, critico specializzato, curatore di mostre, libraio e collezionista di comics e autore teatrale, Moreno Burattini nasce il 7 settembre 1962 a San Marcello Pistoiese, ma si trasferisce giovanissimo a Firenze. Da sempre appassionato di fumetti, oggetto anche della sua tesi di laurea, dà vita nel 1985 la fanzine Collezionare che nei suoi sette anni di attività ha cresciuto una piccola scuola di critici e di fumettisti: è su quelle pagine che crea il suo primo personaggio, Battista il Collezionista. Nel 1992 è tra i fondatori della prozine Dime Press, dedicata ai temi bonelliani. Moreno Burattini ha contribuito con i suoi articoli alle più importanti riviste specializzate e ha pubblicato vari libri di critica fumettistica e numerosi saggi, interventi e prefazioni su saggi e volumi. Ha organizzato numerose mostre in svariate sedi. Alla sua attività di critico e sceneggiatore va aggiunta quella di conferenziere sul linguaggio e sulla storia del fumetto e insegnante di sceneggiatura in corsi e lezioni tenuti in tutta Italia. La sua attività di sceneggiatore professionista ha inizio nel 1990 sulle pagine della rivista Mostri (Acme), dove compare una miniserie di racconti di ambientazione medievale disegnati da Stefano Andreucci. Seguono poi numerose sceneggiature per Intrepido, Il giornale dei Misteri, Cattivik e Lupo Alberto, personaggio per cui scrive tre serie di successo: “Le maialate di Enrico La Talpa“, “McKenzie Memories” e Vite da Talpe. Il suo esordio sotto il marchio Bonelli è datato maggio 1991, quando escono contemporaneamente il suo primo special di Cico (“Cico Trapper“) e la sua prima storia di Zagor (“Pericolo Mortale“). Si inaugura così una nutrita serie di storie e di speciali zagoriani a sua firma che da allora proseguono a essere scritte e pubblicate ininterrottamente. Dal 2001 Burattini è anche assistente di redazione e lavora presso la Casa editrice. Sempre per la Bonelli, Burattini ha scritto anche storie del Comandante Mark. Nel 1995 gli sono stati attribuiti due premi prestigiosi: il Premio ANAFI come miglior soggettista e il Premio FUMO DI CHINA come miglior autore umoristico. Durante l’edizione 2003 di Lucca Comics si aggiudica il prestigioso Gran Guinigi, e datato marzo 2006 è il premio Cartoomics-If, entrambi come miglior sceneggiatore. Nel frattempo è diventato lo sceneggiatore più prolifico per Zagor, di cui è anche il curatore.

Se invece volete ridere con gli “incontri impossibili” di Moreno Buratti li trovate qui , quo e qua

3 comments to Intervista a Moreno Burattini

  • Edo  says:

    Ma sperare in un film su Zagor è pura utopia?
    Il personaggio si presta benissimo ad una trasposizione cinematografica, sempre nella speranza che l’americano di turno non realizzi un polpettone alla Dylan Dog…

    • INGEGNI  says:

      Stra quoto, in un periodo di forte predominanza di film tratti da fumetti, credo che i tempi siano più che maturi per avere una trasposizione cinematografica e fossimo stati americani e non italiani, sicuramente avremmo già una simile pellicola.

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>