¤ Recensione Yo-Yo Girl Cop

Questa settimana, per il nostro consueto appuntamento dedicato ai live action tratti da fumetti ed animazione, vi parleremo di una trasposizione in live action. Si tratta di una produzione Giapponese realizzata nel 2006 ed il cui titolo è Yo-Yo Girl Cop.


Come dicevamo pocanzi, Yo-Yo Girl Cop è un film del 2006, diretto da Kenta Fukasaku, tratto dal manga Sukeban deka, scritto ed illustrato da Shinji Wada e pubblicato a partire dal 1976 sulla rivista Hana to yume di Hakusensha. In seguito, la serie è stata adattata in una serie TV suddivisa in tre stagioni tra il 1985 e il 1987 di rispettivamente 24, 42 e 42 episodi, un OAV in due episodi nel 1991 e tre film live action nel 1987, 1988 e 2006.  

Il cast della pellicola è composto da: Aya Matsuura nei panni di Saki Asamiya, Rika Ishikawa che interpreta Reika Akiyama, Shunsuke Kubozuka nel ruolo di Jiro Kimura, Erika Miyoshi che impersona Kotomi Kanda, Hiroyuki Nagato nei panni di Kurayami Shirei, Yui Okada che interpreta Taie Kono, Yuki Saito nel ruolo di Saki’s Mother, Tak Sakaguchi che impersona Romeo’s thug, Riki Takeuchi nei panni di Kazutoshi Kira

Una ragazza barcollante attraversa le vie di Tokyo correndo e cercando di allontanare le persone che incrociano il suo cammino, poiché al suo torace le è stata fissata una bomba, che dopo pochi secondi esplode.

Saki Asamiya, una ragazza ribelle e violenta, viene riportata in Giappone dagli Stati Uniti e obbligata ad infiltrarsi in una scuola (come la ragazza perita nell’incipit), per indagare su Enola Gay, un sito web responsabile di alcuni attentati suicidi.

Saki viene così affidata a un tutore, lo zoppo Kazutoshi Kira, e viene dotata di un letale yo-yo. Saki si finge una liceale e si infiltra in una scuola, scoprendo che dietro all’Enola Gay vi è un gruppo di ragazzi che aiutano i repressi e i perdenti fornendo loro gli esplosivi per vendicarsi della società.

   

Dopo una dura battaglia a colpi di yo-yo con Reika, una ragazza letale quanto Saki, questa scopre che in realtà il vero obiettivo dei terroristi era una rapina in banca, e gli attentati erano solo una copertura per distrarre la polizia.

Kenta Fukasaku, il regista, è un ottimo figlio d’arte. La sua precedente regia, Battle Royale II era stata l’ultima opera in cui suo padre, il maestro Kinji Fukasaku, aveva iniziato a mettere le mani prima di morire (tra Battle Royale II e questo film il regista ha comunque diretto anche un altro titolo, Under the Same Moon). E questo Yo-Yo Girl Cop inizia proprio come fosse un doppio finale del precedente film: una ragazza barcollante si muove per le vie affollate di Tokyo cercando di allontanare da sé la folla visto che stretto al suo torace è fissato un counter e una bomba. Il “beep” emesso dall’ordigno dalla sequenzialità sempre più serrata evoca molto da vicino lo stesso meccanismo dei collari esplosivi della saga di Battle Royale. Il film inizia proprio così, con questo nefasto rumore che esordisce fin dall’apparizione del logo della Toei, come rigoroso continuum della precedente pellicola e si ferma solo durante gli strepitosi titoli di testa in silouette. Tutto il seguito è coerente sia formalmente che tematicamente con la precedente opera del padre del regista. Kenta ha studiato la lezione e gestisce proprio come suo padre le frenetiche sequenze di massa e di caos, utilizza i leggeri zoom per carpire dettagli anche durante le febbricitanti sequenze di camera a spalla, oltre a non privarsi di numerose scritte in sovraimpressione atte a scandire tempi e luoghi. Il tutto ovviamente filtrato attraverso la propria sensibilità e le possibilità delle nuove tecnologie. Tematicamente il discorso è ancora più complesso. Il padre del regista era un rivoluzionario sempre scettico nei confronti del potere, della polizia e delle istituzioni, i poliziotti nei suoi film erano sempre persone spregevoli e per una volta che doveva porne uno come protagonista (il Sonny Chiba di The Doberman Cop) lo mandava in giro con un maiale in braccio circondandolo da decine di poliziotti psicotici e violenti per compensarne uno “buono”.

Ovviamente in questo caso, spingere avanti coerentemente le tematiche a lui care era assai complesso visto che la protagonista comunque dipende dalla polizia e non poteva deragliare troppo dai binari imposti dalla produzione. Però è facilitato dal fatto che la ragazza in realtà è una malavitosa e “lavora” per la polizia solo a causa di un ricatto morale, visto che sua madre è in loro ostaggio, e quindi non è del tutto contaminata dalle brutture proprie del potere lascivo delle strutture poliziesche; questo carattere è esplicato nella bella sequenza al semaforo in cui mentre la folla si muove in massa tutta nello stesso senso Asamiya Saki attraversa la strada nella direzione opposta, affrontando il gruppo controcorrente per raggiungere l’amica dall’altra parte della strada. Al contempo i “cattivi” sono perfettamente un proseguo del passato; dei combattenti dinamitardi che aiutano i perdenti e i repressi fornendo loro ordigni per vendicarsi.

Nonostante il manga abbia riscosso un discreto successo anche a livello internazionale e nonostante si possa dire altrettanto delle relative serie tv che ne sono state ricavate, il live action non è stato in grado di convincere i distributori nostrani, complice anche l’assenza di un’edizione italiana di manga e serie tv quindi, non deve stupire il fatto che il film è mai stato importato e, nel momento in cui scriviamo, risulta essere ancora inedito. Chi volesse vedere la trasposizione, potrà ripiegare su di una versione estera, sperando di trovare degli ottimi sottotitoli.

Anche per questa settimana abbiamo esaurito lo spazio a nostra disposizione ma, come di consueto, la nostra rubrica sui live action tratti dai fumetti o dall’animazione, tornerà puntualmente la settimana prossima con un’altra interessante puntata quindi, se volete rimanere aggiornati, continuate a seguirci.

Stay Tuned!!!

https://www.youtube.com/watch?v=2gxtU2EMEZ4

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