Rex - Un cucciolo a palazzo

¤ Recensione Rex – Un cucciolo a palazzo

Rex – Un cucciolo a palazzo (The Queen’s Corgi) è un film d’animazione belga del 2019, diretto da Ben Stassen e Vincent Kesteloot, e scritto da John R. Smith e Rob Sprackling, basato sulla vita dei corgi della regina Elisabetta II, in particolare Rex, che cerca di ritrovare la strada di casa.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Jack Whitehall, Ian McKee, Matt Lucas, Sheridan Smith, Julie Walters, Jon Culshaw, Kulvinder Ghir, Sarah Hadland, Colin McFarlane, Anthony Skordi, Debra Stephenson, Nina Wadia.

Il cast vocale italiano è composto da: Riccardo Rossi, Oreste Baldini, Luigi Ferraro, Barbara De Bortoli, Lorenza Biella.

Rex – Un cucciolo a palazzo, diretto da Ben Stassen, è un film d’animazione con protagonista Rex, il cane più amato dalla Regina Elisabetta II.

Da quando ha fatto il suo ingresso a Buckingham Palace, Rex conduce una vita immersa nel lusso. Dotato di uno spirito da capobranco, ha rimpiazzato il posto dei tre Corgi nel cuore di Sua Maestà. La sua arroganza può risultare alquanto irritante e, suo malgrado, si trova a essere la causa di un problema diplomatico durante una cena ufficiale con il presidente degli Stati Uniti, e questo errore gli costerà caro: tradito da uno dei suoi colleghi a quattro zampe, Rex diventa uno dei randagi delle strade di Londra.

Persa la via di casa e lontano dalla monarca, il piccolo corgi si imbatterà in un gruppo di cani da combattimento.

Deciso a far ritorno tra le mura del palazzo reale e le braccia della sua padrona, Rex affronterà un viaggio che lo cambierà profondamente.

Ben Stassen, già regista di Bigfoot Junior, dimostra nuovamente di saper tirare fuori il meglio da soggetti che non vanno molto al di là dell’idea, e non sono comparabili, per complessità narrativa e stilistica, alle produzioni dei grandi marchi dell’animazione contemporanea.

     

Eppure Stassen sa fare il suo mestiere e conosce i classici, cosa che gli permette di raggiungere comunque una posizione dignitosissima, come un nano sulle spalle dei giganti. Ci sono un po’ di impronte di Garfield e ancora di più di Lilli e del vagabondo, e del principe e del povero, lungo il sentiero di Rex, ma c’è soprattutto la parabola, sempre efficace, del leader per caso (o per pedigree) che dovrà dimostrare di esserlo per natura.

Curiosamente, il film si potrebbe dividere in due: le immagini basterebbero a soddisfare il pubblico dei più piccoli – che non avrebbe bisogno di altro per comprendere la storia dall’inizio alla fine -, mentre la colonna audio sembra pensata apposta per gli accompagnatori più adulti, con tutta una serie di freddure e doppi sensi, che i bambini difficilmente possono cogliere e delle quali possono sicuramente fare a meno.

Sulla linea di demarcazione, ci sono i personaggi di Filippo, classica vittima del favorito della moglie, con un paio di battute davvero esilaranti, e quello di Mitzy, la pacchianissima Corgi di Melania Trump, tutta rossetto fucsia, libido fuori controllo e ruvidezza texana: il film la richiamerà in causa come asso nella manica, da sfoderare al momento più opportuno.

Semplice e costruttivo, Rex – Un cucciolo a palazzo deve gran parte del suo piccolo appeal alle classiche scene da slapstick comedy, ambientate dentro la lussuosa residenza di Elisabetta II, tra sfortunati maggiordomi e impassibili guardie reali, ma ai bambini verrà anche facile parteggiare per la sciantosa e combattiva Wanda oppure per il piccolo ma determinato Rex e sperare in una bella cucciolata mista.

La belga nWave Pictures del regista Ben Stassen colpisce ancora: non c’è la cura maniacale della Pixar o della Disney, non c’è la volontà di usare la favola per messaggi sociali o esistenziali, però la professionalità è piuttosto solida. La recitazione e la caratterizzazione dei personaggi, omaggiando i canoni canini disneyani, sono indovinate e simpatiche. La narrazione è più… disinvolta dei modelli americani, con qualche ammiccamento scorretto o satirico che solo gli adulti coglieranno in pieno. Nulla di originale, però non c’è il rischio del “vorrei ma non posso”, e il tragitto interiore del protagonista può insegnare qualcosa ai più piccoli.

Scheda Film

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