Recensione I bambini che inseguono le stelle

I bambini che inseguono le stelle (conosciuto anche con il titolo di Viaggio verso Agartha e col titolo internazionale: Children who chase lost voices), è un film anime del 2011 scritto e diretto da Makoto Shinkai, dopo la sua opera precedente 5 cm al secondo. Il film è uscito nelle sale cinematografiche giapponesi il 7 maggio 2011 ed è stato distribuito in DVD e Blu-ray in Giappone il 25 novembre 2011.


I bambini che inseguono le stelle è stato presentato in concorso al Future Film Festival 2012 di Bologna ed è stato distribuito da Kazé a partire da luglio 2012 su DVD e Blu-ray in Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Germania col titolo di Viaggio verso Agartha.

Da quando Your Name ha debuttato nei cinema italiani riscuotendo incassi record per un film di animazione giapponese, senza contare i lungometraggi dello Studio Ghibli, l’editore Dynit ha iniziato a maturare sempre un maggior interesse verso il regista Makoto Shinaki, infatti, proprio in questi giorni l’editore bolognese ha riproposto la pellicola con un nuovo titolo, un nuovo adattamento ed un nuovo doppiaggio che danno maggior rispetto all’opera di Makoto Shinkai.

Asuna è una ragazzina che ha perso il padre da piccola e la cui madre infermiera è spesso assente per via dei turni all’ospedale. Quando ha un po’ di tempo libero, si reca in un luogo segreto sulle montagne per ascoltare i programmi da quella che sembra una vecchia radio a galena che il padre le aveva regalato prima di morire. Un giorno la radio riceve una strana musica: Asuna ne rimane affascinata, ma per quanto nei giorni successivi ritenti di sintonizzarsi su quella misteriosa stazione, l’evento non si ripete più. Questo però è soltanto il preludio di incredibili avvenimenti: Asuna incontrerà di lì a poco Shun, uno strano ragazzo proveniente da Agartha, il mitico mondo sotterraneo di cui le culture di tutto il mondo favoleggiano da secoli. Quando Shun viene ritrovato morto ed una misteriosa organizzazione militare tenta di trovare il portale di ingresso al mondo sotterraneo, Asuna ed il suo insegnante Ryūji intraprenderanno un lungo ed avventuroso viaggio alla ricerca del Portale della Vita e della Morte, il più grande segreto di Agartha, e che è in grado di riportare in vita le persone care.

   

Il film è ispirato in parte al mito di Orfeo ed Euridice. Troviamo una ragazzina che mi ricorda tantissimo la classica protagonista femminile di Miyazaki, un riferimento indiretto a temi ecologisti a inizio film (altra influenza), e una riflessione sul tema della “morte”, “l’accettazione della sua ineluttabilità e del dolore della morte”, “l’amore in senso classico”, “l’amore fraterno” e il “dolore”.

Si è parlato molto di Makoto Shinkai come del “nuovo Miyazaki”, giudizio che, per quanto condivisibile o meno, poggia su basi più che concrete. Il grande merito di Shinkai è stato quello di aver portato il livello tecnico dell’animazione a uno standard ancor più elevato di quello delle migliori produzioni recenti (studio Ghibli compreso), grazie alla magnificenza dei suoi fondali, che sfiorano sovente il fotorealismo, e a una cura per i particolari e le animazioni eccezionale. “Il viaggio verso Agartha” gode della maestria tecnica di Shinkai e la sua bellezza sta prima di tutto nei disegni: ogni inquadratura, sia che mostri le praterie rischiarate dalle stelle di un mondo leggendario o la cucina della casa di Asuna, è in grado di commuovere lo sguardo per il realismo e la definizione di ogni anche più minimo elemento del quadro. Quella di Shinkai è una poesia (o poetica) del particolare, e ogni particolare risplende per costruire scenari fastosi; il rovescio della medaglia è forse l’eccessiva leziosità che contraddistingue alcuni di essi, ma va detto che in questo film si nota poco e solo in rari casi. Su un livello non minore si pongono le animazioni, sempre fluide e impeccabili con punte d’eccellenza che lasciano sinceramente senza fiato.

Tecnicamente, un indiscutibile capolavoro. Il comparto grafico è eccellente, perfetto, i fondali sono meravigliosi, suggestivi e dettagliati, le animazioni fluide. Altrettanto ottimo è il comparto sonoro, che ci delizia con delle OST meravigliose e delicate, e con un nuovo doppiaggio adeguato e più aderente ed in linea con quello giapponese. Il finale è malinconico ed inaspettatamente crudo, la vita scorre e non sempre tutto si risolve per il meglio.

In conclusione, possiamo dire che I bambini che inseguono le stelle è l’ennesima opera memorabile di un regista prodigioso per talento, capace di affrontare delle tematiche solitamente sconfortanti con grande maturità e superba capacità analitica dell’animo umano. Consigliato a chiunque ricerchi un’opera profonda, commovente, epica e riflessiva.

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