Big Fish & Begonia è un film di genere animazione, avventura, drammatico, fantasy, sentimentale del 2016, diretto da Xuan Liang, Chun Zhang.
Chun è una divinità con le sembianze di una giovane; vive in un mondo parallelo a quello umano, al di sotto del mare, dove il mare diventa cielo e dove ogni cosa amministrata da rigide regole cosmiche. Tra queste vige un obbligo ferreo: quando i giovani dèi, alla soglia dei sedici anni sono chiamati a visitare il mondo degli umani, per conoscerlo meglio e così meglio amministrarlo, non devono troppo avvicinarsi ad essi ma guardarli solo da lontano.
Trasformati in delfini, gli dèi salgono attraverso il mare e raggiungono il mondo umano. Chun, raggiunta la superficie, incontra Kun, un giovane pescatore. Tra i due accadrà qualcosa d’inaspettato che li legherà profondamente l’una all’altra, al punto da correre gravi pericoli. Chun sfiderà il suo mondo e le sue regole ma gli dèi e gli esseri umani non possono stare insieme, le conseguenze sarebbero catastrofiche e senza possibilità di ritorno.
Chun, con grande coraggio e intraprendenza, cercherà in tutti i modi di recuperare la sua anima ridandogli la vita: sfidando le leggi della Natura, le conseguenze possono essere letali e irrecuperabili.
Unendo fluidamente la tecnica del disegno classico alla CGI, Big Fish and Begonia funge da trait d’union tra passato e presente: regalando sequenze artisticamente incantevoli, il film ricorda le fondamenta del cinema d’animazione, recentemente dominato dalla computer grafica, attraverso una favola che racconta di una rinascita. In un sistema fantastico dove il mare della nostra Terra è separato dal cielo di un altro mondo semplicemente da una spessa coltre di nuvole, aria e acqua sono un unico elemento: solo così le anime degli uomini, sotto forma di delfini, ritornano all’elemento primordiale per librarsi nel cielo di un mondo sottostante.
L’importanza data agli elementi naturali e, soprattutto, al tema della reincarnazione, è diffusamente orientale e spesso l’animazione è considerata lo strumento più efficace per trasferire tematiche assolutamente attuali ed engagées attraverso il linguaggio, apparentemente semplice, del disegno.
Uno dei massimi esponenti di questo concetto è, senza alcun dubbio, Hayao Miyazaki: il parallelismo a questo autore e alle sue opere è assolutamente inevitabile anche in questo film, a partire da citazionismi squisitamente estetici (la dimora della signora delle anime Ling Po vista in lontananza, ad esempio, ricorda la visuale della città incantata nell’omonimo film dello studio Ghibli). Non a caso, inoltre, la protagonista è una ragazzina: proprio come le eroine del regista giapponese, anche Chun, nonostante la sua giovane età, avrà la forza e la tenacia necessari per affrontare gli ostacoli di un mondo di cui non si sente completamente parte.
La trama per certi versi rimanda a La città incantata e tutto il mondo sottomarino ci ricorda la pesciolina Ponyo che sogna di diventare umana contro la volontà del padre. Insomma regna l’Oriente. Ma per guardare anche ad Occidente, la storia d’amore impossibile tra due specie diverse (Chun e il grande pesce nel quale è stato trasformato il ragazzo che le ha salvato la vita sacrificando la sua) potrebbe anche essere una declinazione de La sirenetta. E per spingersi ancora più in là potrebbe perfino ricordare il film che quest’anno ha vinto l’Oscar La forma dell’acqua, che vedeva una giovane eroina senza voce innamorata di una creatura squamosa dall’aspetto umanoide. D’altronde l’acqua è trasformazione ed è la forza più malleabile dell’universo. Così come l’amore.
Insomma Big Fish & Begonia è pieno di suggestioni. Tanti i messaggi, anche filosofici, che il film d’animazione cinese contiene. Nella seconda parte sono addirittura troppi. Da oriente a occidente alla fine regna il caos. Ma il finale riporta in alto il ritmo e commuove.
Presentato al Festival del Cinema d’Animazione di Annecy del 2017, con una retrospettiva completamente dedicata all’animazione cinese, Big Fish and Begonia è la celebrazione di un Paese (non a caso il colore dominante del film è il rosso) attraverso un racconto in grado di farci volare con la fantasia tenendo i piedi piantati a terra.
