¤ Giorgio Lavagna, editor della Panini Comics, presenta Providence di Alan Moore

Giorgio Lavagna, editor della Panini Comics, presenta Providence, l’ultimo capolavoro di Alan Moore, propostoci dalla Panini Comics lo scorso Novembre.


Vista l’importanza dell’opera e dell’autore nel panorama fumettistico italiano ed internazionale, abbiamo deciso di riportarvi di seguito la presentazione che Panini Comics e Giorgio Lavagna, hanno fatto per presentare l’opera al pubblico italiano.

Qual’è il metro per definire un capolavoro?
Il bel disegno?
Il testo ricercato?
I personaggi convincenti?

Forse neanche tutti questi elementi assieme sono in grado di distillare la magia perché non esiste una vera ricetta. Esiste però un confine preciso, che divide l’opera solo “bella” da quella destinata a fissarsi nella nostra memoria. Questo confine è l’emozione. Paura, gioia ma anche rabbia o fastidio. Solo i capolavori sono in grado di smuovere qualcosa dentro di noi spingendoci ad amarle, condividerle e magari a discuterne per ore insieme agli amici.

PROVIDENCE 1 è stato in grado di trascinare il nostro editor vendicativo Giorgio Lavagna davanti alla tastiera, con il desiderio di condividere i suoi pensieri sulla nuova opera di Alan Moore e Jacen Burrows.
Oggi vogliamo rendervi partecipi del suo parere, e delle sue emozioni.

Ci sono un paio di cose che mi hanno dato fastidio. La prima è il presagio dell’Olocausto (c’era un cenno anche su From Hell, per la verità). L’idea che gli uomini-pesci di Lovecraft potessero essere una metafora horror degli ebrei è molto buona (la scena delle “bottigliette” fa pensare prima a The Whisperer in Darkness, e poi, subito dopo, alla Cabala!), ma tirarci dentro anche i nazisti e Auschwitz mi sembra un po’ eccessivo, come se Moore abbia voluto mettere le mani avanti di fronte un’accusa di antisemitismo indiretto.
L’altra cosa che non mi è piaciuta è com’è stato reso l’orientamento sessuale di Robert Black. Per favorire l’identificazione del lettore in un personaggio bisessuale (necessaria, perché è il protagonista!), Alan ha astutamente pescato nel repertorio di William Burroughs facendone, però, una specie di caricatura. Alla fine ne è uscito un copia-incolla stilistico piuttosto grezzo, a mio avviso, in cui Black è a volte uno scafato Bill Lee che si destreggia fra i ragazzini di Tangeri, altre volte un goffo Dan Dreiberg (il Gufo di Watchmen) che arrossisce al sol pensiero di una nudità a appena immaginata sotto una pelliccia.
A parte questo, però, è facile giudicare una storia horror, basta rispondere a una sola domanda:

Fa paura?

Conobbi HPL all’età di 13 anni, quando, all’inizio dell’estate, presi in prestito I mostri all’angolo della strada alla biblioteca del mio quartiere. Quel libro ha determinato la mia vita. Leggevo un racconto ogni sera, mi pisciavo nel letto, chiudevo il libro e mi riproponevo di restituirlo il mattino dopo. Ma poi, alla fine della giornata, affrontavo la storia seguente, completamente terrificato e completamente soggiogato. E così via fino all’ultimo racconto, Il modello di Pickman, quello del pittore bastardo che dipingeva i mostri veri che teneva in cantina. Credo di aver avuto un esaurimento nervoso, perché i Grandi Anziani presero a visitare i miei incubi. I miei genitori erano preoccupati, pensavano che lo stress per gli esami di terza media mi avesse fatto ammalare. Gli esami? Erano l’ultimo dei miei pensieri. Che m’importava della storia e della geografia, quando nella schifosa città di Rl’yeh il morto Cthulhu aspettava sognando?

Fa paura?

HPL non mi ha spaventato, mi ha traumatizzato!

Providence…
Providence non mi ha (ancora) provocato danni irrimediabili, ma è sulla buona strada. Nel sesto capitolo, per esempio, ci sono un paio di cosette che mi hanno fatto venir voglia di arrotolare l’albetto e di non aprirlo mai più, per cui direi che sì, siamo decisamente sulla buona strada.

Giorgio Lavagna

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