La corte d’appello di Bruxelles ha stabilito che l’opera di Hergé non è razzista, mettendo la parola fine ad una lunga vertenza legale che da oltre 4 anni e vedeva “imputato di razzismo” Tintin e di conseguenza il suo autore Hergé (Georges Prosper Remi).
Cerchiamo di ricostruire l’intera vicenda partendo dall’inizio era il 2007 quando la Commission for Racial Equality (commissione per l’uguaglianza razziale inglese) affermò che il fumetto “Tintin in Congo” conteneva dei “pregiudizi razziali orribili” sui congolesi e consigliò la catena di librerie Borders, che distribuiva il fumetto in Gran Bretagna, a spostare il fumetto dalle sezioni per l’infanzia agli scaffali dedicata agli adulti.
A distanza di qualche settima lo studente congolese Mbutu Mondondo, e l’associazione Le Cran (Consiglio rappresentativo delle delle Associazioni dei Neri) presentarono una dettagliata denuncia in Belgio per chiedere che il fumetto venisse ritirato dal commercio.
Diversi i comportamenti razzisti che monsieur Mbutu Mondondo ravvisa nell’opera di Hergé: “L’aiutante di colore di Tintin è presentato come una persona stupida e senza alcuna qualità. Ciò induce i lettori a pensare che i neri siano persone poco evolute” Un altro passo incriminato è quello in cui si vede una donna di colore genuflettersi davanti a Tintin e poi esclamare: – “L’uomo bianco è davvero grande. Il padrone bianco è una persona con poteri superiori”…
Non contento della piega che la sua denuncia stava prendendo il congolese ha addirittura scritto una lettera al re belga Alberto II e dopo aver constatato la lentezza della giustizia civile belga e il silenzio del sovrano, Mbutu Mondondo ha deciso di rivolgersi al tribunale penale.
Nel mese di febbraio 2012, Valery de Theux de Meylandt, la procuratrice incaricata dalla magistratura belga di fornire un parere sull’opportunità di censurare il fumetto per razzismo, ha emesso il suo verdetto: “La rappresentazione degli africani fornita da Hergé riflette la sua epoca storica”. Reputando che Hergé ha semplicemente rappresentato l’Africa in maniera “ingenua”.
Assolvendo di fatto Tintin da una incresciosa vicenda giudiziaria che lo vedeva imputato dell’orrendo crimine di razzismo.
In quell’occasione la portavoce di SA Moulinsart, (casa editrice che oggi gestisce e commercializza i prodotti legati a Tin Tin), ha dichiarato: “In fondo siamo sorpresi che questa polemica rinasca oggi. Lo stesso Hergé aveva dichiarato di essersi comportato da ingenuo, provando a spiegare come il suo lavoro andasse inserito nel contesto degli anni Trenta, quando tutti i belgi erano convinti che si stesse facendo un ottimo lavoro in Africa”
Del resto lo stesso Hergé aveva fatto autocritica sul suo lavoro, che ricordiamo avere iniziato il 5 Giugno 1930 e terminato l’anno successivo, in piena epoca colonialista; allora l’aria che si respirava era piena di ideali che avrebbero portato allo scoppio della seconda Guerra Mondiale: colonialismo, senso di onnipotenza, nazionalismo, razzismo… Il suo fumetto e figlio di quegli anni e non c’è da meravigliarsi che sia pieno degli stereotipi europei verso l’Africa di quell’epoca.
Del resto nel 1946 lo stesso Hergé aveva ridisegnato le avventure di Tintin in Congo, mettendo a colori le vecchie vignette in bianco e nero, modificando e affinando anche i dialoghi, come possiamo vedere dalla vignetta riportata sotto dove la lezione geografico-storica sul Belgio viene sostituita da una più asettica lezione di matematica.
Ora, la Corte d’Appello ha confermato che: “Hergé ha unicamente creato un lavoro di finzione per il solo scopo di intrattenere i suoi lettori. Si tratta di un umorismo candido e gentile.”
Le parole della Corte di Appello sono chiare e decise speriamo riescano a mettere la parola fine su una vicenda assolutamente inesistente. Almeno fino a quando un’associazione animalista non vorrà portare Tintin in tribunale per maltrattamento al povero Milou

