Anche questa settimana torniamo col nostro consueto appuntamento con lo speciale sui live action tratti da anime e manga. Questa settimana parleremo di un film del 2003 di produzione giapponese e della durata di 134 minuti co-diretto da Kinji Fukasaku e Kenta Fukasaku. Stiamo parlando di Battle Royale II: Requiem il sequel di Battle Royale, diretto da Kinji Fukasaku nel 2000, a sua volta tratto dal romanzo omonimo di Koushun Takami, pubblicato nel 1999. Dal film è stato tratto il manga BR II – Blitz Royale, scritto da Kousun Takami e disegnato da Hitoshi Tomizawa nel 2004.
Kinji Fukasaku morì durante le riprese del film, che fu terminato dal figlio Kenta, al suo esordio nella regia cinematografica.
Il cast del film è composto da Tatsuya Fujiwara, Ai Maeda, Shûgo Oshinari, Ayana Sakai, Haruka Suenaga / Haruka Kuze, Yuma Ishigaki / Mitsugu Sakai, Miyuki Kanbe / Kyoko Kakei, Masaya Kikawada / Shintaro Makimura, Yoko Maki / Maki Hayada, Yuuki Ito / Ryo Kurosawa, Natsuki Kato, Aki Maeda / Noriko Nakagawa, Riki Takeuchi.
A distanza di tre anni dagli eventi narrati nel primo film, Shuya Nanahara, unico sopravvissuto insieme a Noriko Nakagawa del primo Battle Royale, è divenuto un terrorista e ha creato i Wild Seven, un gruppo terroristico composto da ragazzi e da bambini, dichiarando guerra agli adulti e compiendo attentati.
Per stanare Nanahara, il governo sceglie una classe di 42 studenti, alcuni dei quali sono rimasti orfani in seguito agli attentati dei Wild Seven. Il loro professore è Takeuchi Riki, un uomo che ha perso la figlia in un attentato causato dai Wild Seven. Gli studenti, tra i quali vi è Shitori Kitano, figlia del professor Kitano ucciso da Nanahara durante il primo Battle Royale, vengono così rapiti e costretti a partecipare all’assalto all’isola in cui è nascosto Nanahara. Una volta sbarcati sull’isola, gli studenti vengono massacrati dai Wild Seven e i sopravvissuti vengono fatti prigionieri.
Una volta al cospetto di Nanahara, questi li convince a rimanere a lottare con loro, e a ribellarsi agli adulti. Gli studenti sopravvissuti rimangono così a combattere con Nanahara, mentre gli adulti decidono di radere al suolo l’isola. Dopo una cruenta battaglia, il “gioco” viene dichiarato nullo, dato che sei studenti sono sopravvissuti, mentre Nanahara viene dichiarato disperso.
Tre mesi dopo, Nanahara e Takuma Aoi, uno degli studenti sopravvissuti al massacro, si riuniscono con le ragazze sopravvissute, e Nanahara reincontra Noriko.
Sangue a fiotti, urla a palate, proiettili in quantità industriale, sono gli unici compagni di viaggio dei protagonisti, impegnati in una serie di missioni per cercare di sopravvivere agli attacchi altrui e vincere il gioco. Battle Royale II: Requiem (terminato dopo la morte del regista dal figlio Kenta) si frantuma, fotogramma dopo fotogramma, rivelandosi nient’altro che un film sparatutto orchestrato per (far) veder saltare qualche testa. E laddove, diviene palese, vivere è più difficile che morire, non basta premere il grilletto e farla finita. Bisogna prendere il toro per le corna e affrontare il problema. Quindi, bazooka in spalla e munizioni bene in vista. Sebbene il ritmo della pellicola sia molto serrato (nonostante i 134 minuti di visione) e lo stile sia più eccessivo, grottesco e violento di quello del precedente, Battle Royale II: Requiem non convince. La tiritera logorroica sull’amicizia e sul suo eterno valore ha perso credibilità, lasciando una costante, amara, acredine di sottofondo.
Battle Royale era un buon film, probabilmente un ottimo film, il suo sequel, come capita spesso, non lo è affatto. La formula è molto simile: adolescenti in crisi ormonale pronti a tutto pur di salvare la pelle, tante armi, una massiccia dose di gore, sangue a fiumi (forse più che nel primo capitolo), ma è l’anima a mancare, quel che fa di una pellicola un’opera completa e coinvolgente e non solo una carrellata di morti curiose e cruente, con qualche omaggio qua e là al cinema d’oltreoceano (Pacifico).
Dal punto di vista strettamente tecnico non c’è poi molto da obiettare, tanto che visivamente il film convince senza remore: ben fatto, curato, violento il giusto per gli amanti del genere, ma è l’aspetto autoriale che manda completamente all’aria ogni buona intenzione. I caratteri dei personaggi sono accennati male, riducendosi a maschere senza personalità (il punk, l’emo, il timido..), peraltro poco funzionali allo svolgersi della vicenda; i dialoghi, atroci, scritti probabilmente in una mezza giornata scarsa passata fra la tastiera e una partita all’X Box, affossano un cast già di per sé inadeguato, poco credibile e a tratti fastidioso (basti pensare alla scelta fatta per la “Sostituzione” di Kitano per il ruolo del professore, fastidiosa ed incomprensibile a dir poco). Quel che rimane è un discreto film d’azione, che del suo predecessore porta il nome, il meccanismo di fondo e poco altro, destinato esclusivamente agli amanti del gore.
Inutile dire che consigliamo la visione di questo film unicamente agli appassionati di genere GORE e lo sconsigliamo a tutti gli altri che potrebbero non avere lo stomaco per visionarlo.
Anche per questa settimana abbiamo esaurito lo spazio a nostra disposizione ma, prima di congedarci da voi, vi ricordiamo che tra una settimana torneremo puntualmente a presentarvi un’altra puntata del nostro speciale sui live action tratti da anime e manga, quindi continuate a seguirci.
Stay Tuned!!!