Anche questa settimana siamo giunti al nostro consueto appuntamento con i film live action tratti da anime e manga. Questa settimana parleremo del terzo ed ultimo (almeno per il momento) film dedicato a Dragon Ball, il manga nato dalla matita di Akira Toriyama e successivamente tramutato in Serie TV, Film, OAV e Special TV tratto dal famoso romanzo cinese Viaggio in Occidente.
Considerato ormai alla stregua di un prodotto internazionale (la produzione riguardante Dragon Ball ha ormai raggiunto tutto il mondo e consta di videogiochi virtuali, laser disc, DVD, cassette home video, pupazzetti, gadget, ecc.), Dragon Ball è stato pubblicato in ben 15 paesi: USA, Hong Kong, Cina, Italia, Francia (primo paese europeo a trasmettere l’anime), Grecia, Spagna, Corea, Thailandia, Australia, Indonesia, Serbia, Svizzera, Belgio e Canada.
Nella classifica redatta da Shonen Jump nel 2012, Dragon Ball è in seconda posizione tra tutti i manga più venduti di sempre.
Nelle scorse settimane abbiamo visto i primi due film live liberamente tratti dal manga di Akira Toriyama, prodotti rispettivamente nel 1990 e nel 1991. I film in questione non possono certo considerarsi delle produzioni Hllywoodiane e ci sono voluti altri 18 anni prima che un nuovo adattamento cinematografico della pellicola venisse realizzato e questa volta si tratta di una produzione Hollywoodiana dal titolo Dragonball Evolution e diretta da James Wong ed interpretata da Justin Chatwin, Emmy Rossum, Joon Park, Chow Yun-Fat, James Marsters, Eriko Tamura, Jamie Chung, Randall Duk Kim, Texas Battle, Shavon Kirksey, Luis Arrieta, Richard Blake, Julian Sedgwick, Christopher Sabat, Ernie Hudson.
La trama del film unisce le parti essenziali della prima serie di Dragon Ball di fatti vediamo l’incontro tra Bulma e Goku, l’incontro con Yamcha nel deserto e gli insegnamenti del Maestro Muten.
Il nemico principale, nonché uno degli ultimi nella prima serie, è invece il Grande Mago Piccolo affiancato da Mai che per nome e aspetto è riconducibile a uno dei due aiutanti del primo nemico di Goku nonché colui che provoca nella serie animata e nel manga il risveglio del Grande Mago Piccolo, Pilaf.
Anche Akira Toriyama ha lavorato alla sceneggiatura del film, insieme al regista James Wong e Ben Ramsey, cambiando vari particolari dal manga che lo ha reso celebre. Infatti, è normale che la produzione abbia deciso di adattare la storia alle esigenze cinematografiche, ma vediamo nel dettaglio la trama della pellicola.
Circa duemila anni fa, il cattivo namecciano signore della guerra Lord Piccolo discese sulla Terra durante un’eclisse solare e tentò di distruggere il mondo con l’aiuto del suo discepolo, Oozaru. Un gruppo di monaci utilizzò la Mafuuba, una tecnica che richiede il sacrificio di chi la usa, per imprigionare Piccolo. Da quel giorno anche l’Oozaru scomparve dalla Terra.
Un liceale di nome Son Goku vive con il nonno, Son Gohan, col quale si allena segretamente alle arti marziali. È il suo diciottesimo compleanno e riceve dal nonno una sfera del drago. Il nonno spiega a Goku che le sfere sono sette e raccolte insieme consentono al possessore di vedere esaudito un desiderio. Gohan promette a Goku di spiegargli tutto questo durante la cena di compleanno, ma il ragazzo si reca alla festa di Chichi, la ragazza più popolare della scuola.
Chichi scopre che Goku è in grado di utilizzare il Ki, e una volta conosciuto decide di invitarlo a un party che avrebbe tenuto la sera stessa; in quanto essendo anche lei un’esperta di arti marziali, sente un’attrazione nei riguardi di Goku. In tale circostanza Goku ha modo di dimostrare le sue qualità di combattente, riuscendo a contrastare un gruppo di bulli della scuola che erano soliti prenderlo di mira, senza nemmeno toccarli, perché per sua stessa affermazione ha promesso di non combattere. Tornato a casa, Goku trova il nonno morente (in quanto precedenemtene attaccato da Lord Piccolo) e a sua stessa indicazione si mette alla ricerca del Maestro Muten, anch’egli praticante di arti marziali, che si trova nella città di Paozu.
Goku farà la conoscenza di Bulma Brief, che inizialmente crederà che sia stato proprio Goku a sottrarrle la sfera con cinque stelle che cerca. I due si dirigono quindi a Paozu ed entrano nell’appartamento di Muten. Il maestro crede che Goku sia un ladro e lo attacca, ma il ragazzo riesce a resistere. Dopo aver scoperto il malinteso, Goku informa Muten di quanto detto dal nonno, su Piccolo, le sfere e sul destino dell’umanità. Intanto Piccolo e Mai, la sua assistente, continuano la ricerca delle sfere. Muten porta i due ragazzi al Tempio di Pietra del Maestro Mutaio, che con grande sorpresa è diventato una scuola di arti marziali. Qui Goku trova Chichi ad allenarsi.
La ragazza mostra subito le sue abilità e invita Goku a partecipare a un imminente Torneo, il Torneo Tenkaichi. Nel frattempo, Muten, con l’aiuto di Mutaito e i monaci, forgiano un nuovo contenitore con cui imprigionare Piccolo tramite la Mafuuba. I tre riprendono il cammino e si imbattono in Yamcha, un bandito del deserto, che intrappola i tre in una buca. Durante la notte, Muten racconta a Bulma e Goku la leggenda delle sette sfere. Successivamente riescono a uscire dalla buca e a raggiungere anche una nuova sfera del Drago, non prima di aver sconfitto i tirapiedi di Piccolo, nati utilizzando il suo sangue, che Goku utilizzerà come “ponte” per raggiungere la sfera. Goku raggiunge quindi Chichi al Torneo Tenkaichi, dove, durante un duello, viene ferita da Mai, che subito dopo si ritira.
Qui, Goku viene allenato da Muten, il quale gli insegna a padroneggiare il suo Ki (aura nel doppiaggio italiano dell’anime), o l’energia interiore. Ma sarà proprio grazie a Chichi che Goku capirà come esternare il suo Ki. Durante la notte, Mai, sotto le sembianze di Chichi grazie al suo sangue, ruba le sfere raccolte. Così, Piccolo si reca a esaudire il desiderio, ma interviene Goku, che decide di ucciderlo. Quest’ultimo rivela a Goku che lui è in realtà Oozaru e l’imminente trasformazione si svolgerà dopo l’eclissi.
Quando giunge l’ora della battaglia, Muten utilizza la Mafuuba, non riuscendo però a imprigionare il nemico che distrugge il vaso. Ritornato normale, dopo aver perso il controllo, Goku sarà in grado di sconfiggere Piccolo, utilizzando la tecnica Kamehameha e usare le sfere per far resuscitare Muten, morto soffocato per mano dello stesso Goku mentre era trasformato in Oozaru. Le sfere spariscono e il gruppo decide di andarle a trovare nuovamente. Così la banda si prepara per un’altra avventura, ignari che Lord Piccolo è riuscito a sopravvivere.
Come gli appassionati del manga avranno potuto notare dal plot appena descritto, dello stampo originale della storia non c’è nulla se non i nomi dei personaggi, la moda e i tagli di capelli.
Il film di James Wong (che a giudicare dal suo lavoro non deve aver mai visto nemmeno un episodio o letto un numero del fumetto originale) banalizza e semplicizza tutto quanto, cercando unicamente di incollare tra loro diverse scene di combattimento, peraltro anche abbastanza mal realizzate. Tutto il respiro e l’etica giapponesi che facevano da base all’idea originale vengono rigettate a favore di valori, stereotipi e percorsi tipici dell’eroe americano (la seconda occasione, la figura paterna traballante, il talento inespresso, la dialettica tra il dovere e l’istinto…).
Tutto ciò che aveva un senso nella storia sparisce, sostituita dalla sua parte più superficiale. Non solo molte cose non sono spiegate (forse non ce ne sarebbe nemmeno il tempo) ma non vengono nemmeno suggerite, cosa che rende il film poco digeribile anche per chi non conosca l’opera di partenza. A mancare totalmente è infatti il senso di costruzione narrativa di personaggi, momenti o eventi, che al contrario sembrano palesarsi davanti alla macchina da presa in ordine sparso.
Se già la serie animata è stata una “riduzione” in termini di senso della complessità del fumetto questo film porta ancora più un basso l’asticella, configurandosi come un’operazione infantile, ma non nel senso di destinata ai bambini (spesso le opere per bambini sanno essere ottime anche per gli adulti) quanto nel senso di realizzata da un bambino e neanche tanto capace e se la scorsa settimana dicevamo che il secondo live action era quello che si avvicinava di più alla storia originale, oggi ci vediamo costretti a dire che Dragon Ball Evolution non solo è il meno aderente alla storia ma forse è anche il più brutto dei tre riuscendo persino a battere (e ce ne vuole) l’anonimo live action coreano del 1990.
Inutile dire che se ne sconsiglia la visione a tutti, anche perché chi non ha mai letto il manga o non ha mai visto un solo minuto di ciò che è stato fatto in animazione sicuramente non capirà nulla, mentre per i fan del manga e dell’anime potrebbe essere una dolorosa doccia gelata.
Purtroppo anche per questa settimana abbiamo esaurito lo spazio a nostra disposizione ma, come di consueto, prima di congedarci rinnoviamo il nostro appuntamento con lo speciale dedicato ai film live action tratti da anime e manga alla prossima settimana, quindi se volete rimanere aggiornati, continuate a seguirci.
Stay Tuned!!!