Creepshow

¤ [Speciale Live Action] Creepshow (1982)

Questa settimana, per il nostro consueto appuntamento dedicato ai live action tratti da fumetti ed animazione, vi parleremo di una trasposizione in live action di produzione inglese realizzata nel 1982 ed il cui titolo è Creepshow.


Il film Creepshow è sui fumetti anni ’70 della E.C. comics come Tales From The Crypt e The Haunt of Fear.

La regia di questa trasposizione in live action, è firmata da George A. Romero, un regista, sceneggiatore, montatore, attore e direttore della fotografia statunitense specializzato nella realizzazione di film di genere Horror ed in particolar modo al genere Zombi Movie.

Il cast di Creepshow è così composto: Hal Holbrook nei panni del Professor Henry Northrup (segment “The Crate”), Adrienne Barbeau che impersona Wilma “Billie” Northrup (segment “The Crate”), Fritz Weaver nel ruolo del Professor Dexter Stanley (segment “The Crate”), Leslie Nielsen che interpreta Richard Vickers (“Something To Tide You Over”), Carrie Nye nei panni di Sylvia Grantham (segment “Father’s Day”), E.G. Marshall che impersona Upson Pratt (segment “They’re Creeping Up On You”), Viveca Lindfors nel ruolo di Bedelia Grantham (segment “Father’s Day”), Ed Harris che interpreta Hank Blaine (segment “Father’s Day”), Ted Danson nei panni di Harry Wentworth (segment “Something To Tide You Over”), Stephen King che impersona Jordy Verrill (segment “The Lonesome Death of Jordy Verrill”), Warner Shook nel ruolo di Richard Grantham (segment “Father’s Day”), Robert Harper che interpreta Charlie Gereson (segment “The Crate”), Elizabeth Regan nei panni di Cass Blaine (segment “Father’s Day”), Gaylen Ross che impersona Becky Vickers (segment “Something To Tide You Over”), Jon Lormer nel ruolo di Nathan Grantham (segment “Father’s Day”).

Il papà di Billy, emancipato ragazzino americano, getta nella spazzatura un fumetto dell’orrore trovatogli in mano prima di addormentarsi. È l’occasione introduttiva a quattro storie dell’horror. Nella prima un vecchio morto da sette anni, ammazzato dalla figlia, esce dalla tomba e si vendica di lei e degli altri componenti della buona famiglia. La seconda mette in scena la vendetta atroce d’un marito tradito, che condanna a lento affogamento la moglie fedifraga e l’amante incauto, vedendoseli dopo poco capitare in casa sotto le spoglie di zombi a vendicare la vendetta! Una misteriosa cassa datata un secolo prima e proveniente dalle regioni artiche suscita la curiosità d’un professore universitario e del suo migliore amico, che sono al centro della terza storia: il mostro famelico, liberato dalla cassa, viene sfruttato dall’amico del professore per liberarsi della moglie arrogante ed insopportabile. Il quarto episodio è costituito da un lungo monologo: un genio dell’ingegneria e dell’informatica domestica, maniaco dell’ordine e dell’igiene, viene assalito e divorato da un esercito di schifosi insetti neri. Rivediamo alla fine il vendicativo Billy, che con un ago trafigge una bambola voo doo che naturalmente! trasmette le punzecchiature all’incauto genitore del ragazzino che aveva osato gettare nel bidone della spazzatura l’albo orrifico “Creepy”.

Il film è un collage di cinque episodi scritti da Stephen King, interprete tra l’altro della seconda storia, e ispirati ai popolarissimi “Tales From The Crypt “(in Italia “I Racconti della Cripta, o “Zio Tibia”) della Entertaining Comics di Bill Gaines.

Tutto il film, nel suo insieme, è costruito con un intelligente uso di umorismo nero e di colpi di scena, sostenuto adeguatamente dagli effetti speciali di Tom Savini e da un cast prestigioso.

Davvero originali gli inserimenti di sequenze disegnate (come da fumetto), che dimostrano quanto il film sia soprattutto un tributo a quelle splendide storie che popolavano Tales From The Crypt.

Molti horror anni ’80, se visti oggi, suscitano reazioni opposte al loro vero obiettivo, spaventare: causa dello sgomento ilare è la messinscena artificiosa e proposta con mezzi piuttosto artigianali, sviluppata poi nel successivo decennio e ottimizzata nell’arco di un ventennio. “Creepshow”, invece, sa ancora provocare angoscia e paura nello spettatore moderno grazie alle geniali menti del regista George A. Romero e dello scrittore Stephen King, artisti completi e unici nel confezionare storie cupe e a loro modo terribili. Il film persegue più finalità, l’intrattenimento, la suspense, l’humor grottesco, facendosi assimilare con funzionale leggerezza grazie alla sua divisione a episodi, singole storie dai diversi significati ma uniti da un filo logico costituito dal terrore. Secondo una trattazione fumettistica (la pellicola è resa in modo che sembri il giornalino animato di zio Creep, con le sequenze organizzate come delle vignette), Romero si applica in un gioco di inquadrature che si avvale di un apprezzabile rigore registico, ideale per ricostruire luoghi e situazioni, concedendo enfasi notevole ai primi piani concernenti i personaggi. Al teatrino terribile partecipano celebri attori di Hollywood quali Ed Harris, Leslie Nielsen e Hal Holbrook, cui si aggiunge Stephen King nella parte del contadino Jordy Verrill. Ciascuna storia riveste un particolare significato espresso attraverso il potere pervasivo dell’angoscia e del cinismo orrorifico, ma si rilevi il messaggio, quella sfumatura biblica che vuole la vendetta della vittima in ogni racconto, acutizzando un macabro senso di giustizia che rivaleggia con la violenza fine a se stessa.

Romero in “Creepshow” supera se stesso: perfeziona la forma espressiva fumettistica sempre considerata dai critici di interessante valore visivo per il cinema, omaggia registi (anche il nostro Dario Argento) scopiazzando qua e là musiche e inquadrature prese da diversi film, compreso “Profondo rosso”, dal quale copia il ritmo di alcune musiche legate alle situazioni sceniche più tese e il volto horror di turno situato magistralmente dietro uno specchio, un falso quadro, o un finestrino circolare di una porta di casa.

Romero in questo film è straordinario, cura le inquadrature con un inedito spirito creativo, quasi da artista-folle, ispirato, sottolineando i numerosi punti di contatto che il cinema può avere con le tavole dei fumetti, da sempre considerati visivamente famigliari con la settima arte, idonei cioè a un proficuo scambio di posizioni formali e contenutistiche.

Romero fa trapassare all’inizio, durante e alla fine di ogni episodio l’immagine fotografica chiave della scena ripresa, nella corrispondente immagine fumettistica tratta dal giornalino Creepshow.

Nel 1987 seguirà una seconda pellicola dal titolo Creepshow 2 di cui vi parleremo prossimamente in un’altra recensione.

Creepshow è arrivato in Italia sia nei cinema che in successivi passaggi televisivi, ed ha fatto sì che fosse disponibile sia in versione DVD che in Blu Ray, il che rende la pellicola facilmente reperibile.

Anche per questa settimana abbiamo esaurito lo spazio a nostra disposizione ma, come di consueto, la nostra rubrica sui live action tratti dai fumetti o dall’animazione, tornerà puntualmente la settimana prossima con un’altra interessante puntata quindi, se volete rimanere aggiornati, continuate a seguirci.

Stay Tuned!!!


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