Solitamente il lunedì facciamo una recensione dedicata o ad un fumetto o a un prodotto d’animazione, quest’oggi faremo una recensione diversa dal solito interamente dedicata ad uno dei personaggi animati più conosciuti e amati di sempre. Stiamo parlando del Gatto Silvestro che, proprio in questi giorni, ha spento le settanta candeline.
Gatto Silvestro da ben 70 anni è al perenne inseguimento di Titti, senza mai riuscire a mangiarselo, infatti, lo scorso 24 marzo Gatto Silvestro ha compiutp gli anni e, malgrado l’età, ancora non ha raggiunto il suo obiettivo. Il 24 marzo 1945, infatti, debuttava uno dei gatti da fumetto più famosi di tutti i tempi. Il disegnatore, Fritz Frelong, lo aveva realizzato per il cortometraggio «Life with Feathers» e l’unica missione del micio era catturare gli uccellini.
Protagonista dei cartoni animati Looney Tunes e Merrie Melodies, Silvestro è ossessionato dalla voglia di catturare Titti, ma anche di Speedy Gonzales o Hippety Hopper. Il nome Silvestro deriva da silvestris, il nome scientifico del gatto selvatico.
Silvestro è stato presente in molte puntate dei Looney Tunes e dei Merrie Melodies; ha anche partecipato a diversi film, tra cui Space Jam.
Perennemente affamato, quasi sempre lo si vede tentare di catturare il canarino Titti (Tweety nell’originale), chiuso all’interno di una gabbietta per uccellini oppure svolazzante per la casa, ma protetto da una nonnina sempre pronta a prendere a colpi d’ombrello il micio ogni volta che questo attenta all’incolumità del volatile.
Silvestro, per quanto spesso ci vada vicino, non riesce mai a catturare e a mangiare Titti, un po’ per sfortuna, un po’ per goffaggine; ma, soprattutto, perché Titti è solo apparentemente ingenuo: in realtà è molto furbo, ingegnoso e anche perfido. Oltre alla nonnina, in soccorso di Titti arriva anche Ettore, un cane bulldog tarchiato e muscoloso (benché in genere non molto furbo), che sottopone il malcapitato felino a rituali pestaggi.
«All’inizio lo disegnai con l’intento di farlo apparire come un clown – raccontava Freleng -. Gli diedi un grosso naso rosso e un cavallo molto basso, per dare l’idea che portasse dei larghi pantaloni. Gradualmente però il suo aspetto cambiò, perché una tipizzazione così forte restringeva il campo delle storie possibili».
Paradossalmente Silvestro ha la più ghiotta occasione di mangiarsi la preda proprio al debutto: abbandonato dalla moglie pennuta, l’uccello decide di suicidarsi e non trova di meglio che volare dritto nella sua bocca. Ma lui, scettico su quest’inversione dell’ordine naturale delle cose, caccia via l’innamorato respinto.
Nel ’57, nel corto Birds Anonymus premiato con l’Oscar, Silvestro diventa addirittura “uccellista anonimo”. Catturato finalmente il pennuto, proprio mentre sta per ficcarsela in bocca, viene avvicinato da un gattone rosso che gli consiglia di lasciar perdere: «Basta un solo canarino per cominciare, e prima che tu te ne accorga, diventano due e poi tre… A un tratto, in men che non si dica, sei già un drogato». Silvestro finisce così in una riunione per gatti in disintossicazione, proprio lui, che di uccellini non è mai riuscito a mangiarne uno.
Dopo l’esordio in Life with Feathers, Silvestro torna sullo schermo in Peck up your troubles, ancora nel ’45, e questa volta il suo partner è un piccolo picchio con i capelli rossi. L’incontro fatale con Titti, quello “per la vita”, avviene in Tweetie Pie, un film in cui una parte di lavoro era già stata fatta da Clampett, ma che poi fu concluso da Freleng: il film, del 1947, lanciò il tormentone del «Mi è semblato di vedele un gatto» (“I tawt I taw a Puddy tat”, nella versione originale) fu il primo cartoon della Warner a vincere un Oscar. Un trionfo nato da un litigio.
Il canarino, furbo e buffo con gli occhioni sgranati e la erre che diventa elle, può dormire sonni tranquilli nonostante Silvestro. A difenderlo ci sono l’eccentrica nonnina Granny, sempre pronta a prendere il micio a ombrellate in testa, e il tarchiato e muscoloso Ettore, un bulldog che non brilla per intelligenza ma che nel corpo a corpo con il gattone ha la meglio.
Prima di diventare celebre come nemico di Silvestro, Titti non era un canarino domestico, bensì un selvatico uccellino color rosa. Fu il disegnatore Bob Clampett a creare il personaggio nel cortometraggio animato del 1942 A tale of two kitties, in cui Titti era alle prese con due gatti randagi. Ancora non si chiamava Tweety, ma Orson, in omaggio a Orson Welles di cui Clampett era grande estimatore.
Silvestro ha avuto una stagione di gloria anche nella pubblicità made in Italy in quella che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, con Carosello. Il gatto che sognava di mangiarsi Titti era testimonial, insieme al “nemico” canarino, della pubblicità dei pomodori pelati. Alla fine del solito inseguimento tra Silvestro e Titti, il canarino ferma la sua corsa sopra una confezione del prodotto e Silvestro frena, sgommando e pronuncia un’altra frase cult, questa volta della pubblicità italiana: “Eh no, su De Rica non si può…”.
Sono passati settanta anni ed oggi come allora, Silvestro incanta milioni di bambini inchiodati davanti alla tv a vedere come fallirà la sua caccia a Titti. Settanta anni portati benissimo da un personaggio amatissimo anche da chi piccino non lo è più e proprio in occasione del suo compleanno, gli auguriamo mille di questi giorni e chiudiamo questo nostro articolo celebrativo proponendovi proprio Life with Feathers che ha segnato l’esordio del personaggio.
