[Speciale] 50 anni di X-men

Nel settembre del 1963 viene distribuito il fumetto degli X-men, una delle idee più originali di Stan Lee e dalle matite di Jack Kirby. Questo fumetto si può considerare un’evoluzione di alcune idee già viste nelle precedenti opere di Lee: Fantastici Quattro e Spiderman.

Gli X-men sono un gruppo d’adolescenti dotati di poteri che vengono istruiti e guidati dal professor Charles Xavier. L’ispirazione principale arrivava dalla Doom Patrol della DC, la Doom Patrol è composta da personaggi dotati di strani poteri (tanto da sembrare più dei Freaks che dei supereroi) il cui leader è Niles Caudler, un paraplegico costretto su una sedia a rotelle, proprio come Xavier.

Lee pensò di rendere i suoi X-men più giovani, appunto degli adolescenti e i loro poteri erano dovuti a una mutazione (o evoluzione) genetica. Degli X-men facevano parte cinque ragazzi: Scott Summer alias Ciclope, Henry “Hank” McCoy alias Bestia, Warren Worthington III alias Angelo, Robert “Bobby” Drake alias Uomo Ghiaccio, e ultima ad unirsi al gruppo e unica ragazza Jean Gray alias Marvel Girl. Tutti loro sono dei Mutanti in questo modo vengono chiamati gli esseri umani dotati del Gene X che dona loro dei poteri straordinari, ma questi poteri sono più una maledizione che li rende odiati e temuti perché diversi. Questo concento si era già visto, anche in altre creazioni precedenti di Stan Lee: Spiderman/Peter Parker era un adolescente, ma invece d’essere ammirato come eroe era odiato, la Cosa dei Fantastici Quattro era visto fin da subito più come un mostro che un eroe.

Gli x-men sono figli dei loro tempi, gli anni 60 negli USA c’erano le manifestazioni per i diritti civili e molte minoranze etniche voleva far sentire la loro voce spesso anche nei modi sbagliati. Gli uomini X, sono dei mutanti odiati, che cercano di farsi accettare dagli essere umani normali, almeno questa sarebbe l’ideale di Xavier, dall’altra parte abbiamo invece l’idee integraliste e violente di Max Eisenhardt Alias Magneto, mutante che ha il potere del magnetismo e un tempo amico di Xavier. Dal punto di vista storica il professor X e Magneto richiamano Martin Luther King e Malcom X.

Oltre la questione politico/sociale gli X-men erano degli adolescenti che ben reincarnavano i sentimenti dei ragazzi che da sempre a quell’età si sentivano diversi, emarginati e spesso non capiti dai genitori e anche dai loro coetanei, questa confusione era più forte negli anni 60 dove c’era un forte distacco fra le generazioni di figli e genitori.

Ma forse il fumetto degli X-men era troppo in la per i suoi tempi, troppo innovativo o forse toccava dei temi troppo attuali. La serie originale non durò molto è terminò con il numero 66, ma dopo quasi un decennio nel 1975, visto che le ristampe andavano molto bene, la Marvel ripensò di far uscire qualche nuova storia (così solo per saggiare il mercato), e gli anni 70 furono più favorevoli a questo genere di fumetto e di eroi.

Uscì un albo speciale: Giant Size X-men 1, in questa storia (che all’epoca doveva essere immaginaria e fuori continuity) invece di un gruppo di adolescenti abbiamo un gruppo di eroi più adulti. Questa nuova formazione era composta da: Sean Cassidy alias Banshee, Piotr “Peter” Nikolaievitch Rasputin alias Colosso, Kurt Wagner alias Nightcrawler, Shiro Yoshida alias Sole Ardente, Ororo Munroe alias Tempesta, John Proudstar alias Thunderbird, James “Logan” Howlett alias Wolverine.

Questa squadra non solo non era più composta da adolescenti, ma al suo interno c’erano personaggi di varie nazionalità, non solo americani come spesso accadeva nei super gruppi.

Il successo di questa storia fu tale che la Marvel pensò di creare nuove storie dei mutanti, utilizzando quello che aveva funzionato nel Giant X-men. Del vecchio gruppo restarono solo Marvel Girl e Ciclope che diventò il Leader del gruppo o se vogliamo il comandate sul campo, mentre la giuda ideologica restava Xavier.

Le sceneggiature furono affidate a Chris Claremont e Dave Cockrum, poi sostituito ai disegni dal grande John Byrne. Claremont capì subito le potenzialità degli X-men, e getto le basi di tutte le storie dei mutanti negli anni avvenire.

I mutanti esistevano in tutto il mondo ed erano migliaia, la formazione degli X-men cambiava molto spesso con nuovi membri e a volte accogliendo quelli che poco tempo prima erano stati dei nemici, le storie avevano una struttura a Soap-opera, dove una parte molto importante veniva data alle relazione tra i personaggi, le storie spesso era un incredibile affresco e spesso duravano anni di pubblicazione. Claremont restò al timone dei mutanti per quasi due decenni (dal 1975 al 1991), lui insieme con Bryne crearono personaggi e storie indimenticabili come la saga della Fenice e i giorni del futuro passato. Il successo fu tale che gli incredibili X-men restarono per molti anni il comics più venduto, sempre al primo posto delle classifiche americane, diventato per la Marvel una specie di mondo a parte rispetto agli altri suoi eroi come Spiderman, i fantastici quattro e Avengers anche se facevano parte dello stesso universo, per esempio Quick Silver e Scarlet famosi Avengers, erano dei mutanti figli di Magneto.

Con il tempo il numero dei fumetti dedicati ai mutanti aumento, spesso con nuovi gruppi (tipo X-force, X-Factor, i Nuovi Mutanti, Generetion X, tutti gruppi formati dai più giovani), Excalibur (supergruppo inglese tra le sue file ci furono molti x-men).

Alcuni degli X-men diventarono molto famosi, questo è il caso di Wolverine che diventò il mutante più amato dai fan e oggi il personaggio più famoso della Marvel forse a pari merito con Spiderman.

Nella lunga gestione di Claremont si succedono grandi artisti come Paul Smith, John Romita Jr., Mark Silvestri, Jim Lee. Così facendo Claremont si conferma essere un grande sceneggiatore che riesce a gestire storie lunghe, creando moltissimi personaggi e sapendo gestire sempre bene le loro psicologie. Sicuramente è l’uomo più importante della storia della Marvel dopo Stan Lee e Jack Kirby e il suo modo di scrivere le storie fu da esempio per tutti i comics americani.

Ma anche se affascinanti le lunghe saghe di Claremont erano di difficile comprensione per i nuovi lettori che volevano “entrare” nell’universo dei Mutanti, troppi personaggi, troppi avvenimenti la cui conoscenza veniva data spesso per scontata, con gli anni il mondo dei comics era cambiato e alle lunghe e interminabili storie si preferivano mini-serie più brevi, ma più facili e comprensibili anche dai nuovi, e spesso occasionali lettori. Così Claremont lascia gli X-men anche se ci tornerà poi nel 2000, in seguito curerà varie testate sempre dei mutanti (tranne una parentesi dove scrisse per i fantastici quattro)

Gli X-men passarono in mano a vari sceneggiatori come Grant Morrison (famoso in casa DC per la rinascita della JLA) e Joss Whedon (creatore di Buffy e regista del film degli Avengers), attualmente con il reboot di Marvel Now, le storie sono scritte da Brian Michael Bendis, che praticamente è il deus ex machina di tutto il Marvel Universe, a lui si deve per esempio il merito d’aver messo in primo piano gli Avengers.

Bendis con un gioco degno del miglior Claremont ha riportato agli antichi fasti i mutanti, tornando alle origini con uno splendido paradosso temporale che apre interessanti situazioni. Da grande scrittore ha capito che quando si è detto tutto, l’unico modo per dire qualcosa di nuovo e tornare indietro all’origine dell’opera stessa.

Ma se la saga degli x-men è ancora oggi dopo 50 anni, uno dei fumetti più venduti e segui (anche se non più come un tempo), forse il vero motivo è che alla fine, anche se dotati di grandi ed eccezionali poteri, i mutanti restano degli emarginati odiati solo perché diversi e questo in ogni tempo e in ogni luogo è una costante della storia dell’umanità.

Alla fine i mutanti sono qualcosa che il resto del genere umano non capisce o conosce (proprio come la X del loro nome, la X l’incognita per eccellenza), e ciò che non si conosce lo si odia a prescindere. Il fumetto degli X-men, più di ogni storia Marvel racconta di personaggi drammatici e soli. Di fronte all’odio si possono scegliere allora due strade: far capire agli altri che non si è poi tanto diversi e farsi accettare o rispondere all’odio con l’odio e se si ha un potere usarlo contro i propri nemici. Non sono poi questi gli ideali diversi di Xavier e Magneto.

I mutanti possono essere le minoranze etniche, gli adolescenti in una età difficile, gli omosessuali o solo chiunque si sente diverso dal mondo che lo circonda; e questo è qualcosa con cui molti di noi chi più chi meno deve affrontare almeno una volta nella vita ed è proprio questo che ha determinato e determinerà il successo di questo tipo di storie.

A Cura di Alan Gray

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