Wonder Park

¤ Recensione Wonder Park

Wonder Park è un film del 2019, diretto da Dylan Brown ed è una coproduzione tra Stati Uniti e Spagna.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Brianna Denski, Sofia Mali, Ken Hudson Campbell, Jennifer Garner, Matthew Broderick, Ken Jeong, Kenan Thompson, Mila Kunis, John Oliver, Norbert Leo Butz, Oev Michael Urbas, Kevin Chamberlin, Kate McGregor-Stewart, Kath Soucie.

Il cast vocale italiano è composto da: Lucrezia Roma, Marco Mete, Eleonora De Angelis, Massimo De Ambrosis, Gigi, Ross, Domitilla D’Amico, Francesco Facchinetti, Franco Mannella, Giulio Bartolomei, Roberto Stocchi, Lorenza Biella, Giò Giò Rapattoni.

Wonder Park, il film d’animazione della Paramount Animation e Nickelodeon, vede protagonista June, una ragazza piena d’immaginazione, scopre nel bosco un incredibile parco divertimenti – chiamato Wonderland. Nonostante sia pieno di fantastiche giostre e animali parlanti, il parco si trova in uno stato di grande caos. La ragazza scoprirà presto che Wonderland è frutto della sua immaginazione ed è lei l’unica in grado di riportare tutto all’ordine. Insieme a questi animali fantastici, June dovrà salvare questo posto magico, riportando la meraviglia in Wonderland.

Poche cose sono più tristi di una bambina depressa, che non ha più voglia di giocare, ma Wonder Park le insegnerà la forza che si può trovare nel ricordo di un tempo felice trascorso con una persona amata.

     

La metafora è evidente, come del resto tipico di un film d’animazione per famiglie, ma si risolve pure in modo fin troppo semplice non sfuggendo al rischio di una certa stucchevolezza. Non arriva insomma a una qualche catarsi che possa sfiorare anche gli adulti, d’altra parte è un film sicuramente edificante, ottimo da proporre ai bambini aperti a qualcosa di diverso e più emotivo rispetto a tanta altra animazione quasi esclusivamente comica. Non che qui manchino situazioni buffe e adrenaliniche, perché quando June finisce per arrivare davvero a Meravigliandia la trova come abbandonata e assediata da una forza oscura, che ovviamente è il simbolo dell’ansia e della paura per le sorti della madre.

Gli animali che aveva immaginato come custodi del parco, tra cui una cinghiale, un porcospino, un orso blu e soprattutto una scimmia di nome Peanuts, sono assediati da un esercito di pupazzi di pezza, che si comporta come un’armata di automi o meglio di non-morti. Ripetono infatti in modo sinistro una filastrocca come fossero in un film horror e vengono ribattezzati scimpazombie.

Inoltre a complicare le cose l’oggetto incantato capace di salvare il parco, ossia il pennarello con cui Peanuts creava le nuove attrazioni, sembra aver perso la propria magia. Il confronto tra June e le creature di fantasia che aveva abbandonato la porta rivalutare il tempo speso con la madre a giocare, e quindi a conservare quei ricordi e trarne coraggio in un momento difficile. Una lezione che vale per tutti di fronte a malattie, incidenti e lutti e che qui è messa in scena con numerosi inseguimenti e fughe, nel bel mezzo di un parco le cui attrazioni vanno oltre le leggi della fisica, ma che allo stesso tempo sta cadendo a pezzi.

Agli studi Paramount Animation e Nickelodeon Animation, che insieme avevano già prodotto l’ottimo Rango, si uniscono le forze della spagnola Ilion Animation, che si era fatta apprezzare con Planet 51. Il risultato è inferiore a entrambi i film citati, soprattutto nella qualità delle battute e delle scene comiche, ma è comunque un film animato più originale della media per famiglie e vanta una buona qualità tecnica.

Curiosa nei credits l’assenza di un regista (avrebbe dovuto essere Dylan Brown, ma fu licenziato nel 2018), tanto che viene in sostanza attribuito ai due sceneggiatori Josh Applebaum e André Nemec, i quali finora non si erano mai cimentati con l’animazione, mentre il nome più noto è quello dell’autore della colonna sonora Stephen Price, celebre per Gravity di Cuaron.

Scheda Film

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