Violence Jack non è l’opera più famosa di Go Nagai, soprattutto fuori dal Giappone, questo perché a parte tre OAV realizzati negli anni 80, il manga non ha avuto altri prodotti d’animazione come una serie tv, in più è il manga più lungo mai realizzato dal maestro conta più di 30 volumi in patria editi da più editori.
La sua trama lo rende il manga più estremo e originale di Go Nagai. L’incipit e l’ambientazione poi sono particolarmente forti. La pianura del Kanto dove si trova Tokyo viene sconvolta da un forte terremoto che lo separa dal resto del Giappone. La distruzione è talmente grande che il governo giapponese decide di non ricostruire, lasciando la nuova isola una terra di nessuno. Il Kanto diviene così un territorio dove la civiltà ha ceduto il passo solo alla legge del più forte e alla violenza. I pochi sopravvissuti combattono tra loro per le poche risorse, in questa situazione estrema nasce la leggenda di un uomo gigantesco più simile a un mostro, che viene chiamato Violence Jack.
Il manga di Violence Jack è un’opera molto complessa rispetto ad altri titoli di Go Nagai, dal titolo potrebbe sembrare che il protagonista sia proprio Violence Jack, ma non è così. Jack è un essere che sembra essere una forza della natura, come lo stesso terremoto che ha portato alla distruzione del Kanto, altre volte è un deus ex machina, cioè l’elemento che arriva a sconvolgere o cambiare l’esistenza stessa degli altri personaggi, in questo è simile alla Fenice o a Black Jack entrambe opere di Osamu Tezuka.
Jack appunto non compare in ogni capitolo della saga che, al contrario, ha diversi protagonisti e le storie sembrano non avere un ordine cronologico ben preciso. Nonostante il manga sia ambientato in un Giappone molto più reale di quello di Devilman o Mazinga e che i terremoti siano un tragica realtà nel manga, ci sono molte situazioni fantastiche ed horror, alcune tipiche delle classiche storie del maestro Nagai.
Ma prima di descrivere alcune delle situazioni e dei personaggi di questo manga, è interessante soffermarsi sulla sua storia editoriale che potremmo definire molto particolare, anche se comune ad altre saghe così lunghe come per esempio la Fenice, infatti, entrambi i manga sono stati pubblicati da più editori.
Violence Jack inizia sul numero 31 di Weekly Shonen Magazine del 22 luglio 1973 edito da Kodansha, prendendo il posto di Devilman sulla rivista, Violence Jack viene stampato su questa rivista fino al n. 40 del 29 gennaio 1974. La Storia allora continua sulle pagine di Monthly Shōnen Magazine, edito sempre per Kodansha, dal luglio 1977 al dicembre 1978. Le due versioni Kodansha vengono poi ristampate raccolte in sette volumi, ma l’opera resta incompiuta.
Cinque anni dopo, nel 1983, Violence Jack ricomincia la sua storia e questa volta è sulle pagine del Weekly Manga Goraku, edito da Nihon Bungeisha, e continua fino 1990. Qui c’è un grosso cambiamento perché non è solo un cambio d’editore, Weekly è una rivista che propone manga destinati a un pubblico maturo, a differenza delle due pubblicazione della Kodansha. Nonostante fin dal inizio Violence Jack non fosse un’opera destinata a deboli di cuore, in questa sua seconda parte che vuole essere un seguito e non un remake o un reboot, le situazioni di violenza spesso estrema e scene di sesso abbondano. Questa seconda parte poi verrà ristampata in ben 31 volumi, ma anche questa resta senza finale.
Nel 1993 tre anni dopo esce sempre per la Nihon Bungeisha un volume speciale dal titolo Violence Jack: Mao Korin Hen.
Come accennavamo pocanzi, la pubblicazione di Violence Jack è immediatamente successiva all’enorme successo di Devilman, che veniva pubblicato sullo stesso Weekly Shonen Magazine della Kodansha, ma nonostante i due titoli siano molto vicini, Devilman e Violence Jack sono diversi tra loro. Il manga di Violence Jack ha una maggiore cura dei particolari, sia nella trama, ma soprattutto nel disegno. Come molti fans di Nagai sanno Devilman soprattutto all’inizio ha ancora caratteristiche del fumetto comico, e spesso non c’è uno studio dell’anatomia e mancanza degli sfondi. Mentre con Violence Jack il disegno fa un’enorme passo avanti.
Il primo volume si apre con la presentazione di Jack, descritto come un mostro che si erge in un paesaggio di macerie e distruzione, subito dopo veniamo a conoscenza del terremoto, un terremoto così forte da staccare parte del Kanto creando una nuova isola. Il cataclisma viene descritto con notevoli particolari compresa una cartina, che illustra come è cambiato il Giappone dopo la distruzione, per noi italiani la cosa può sembrare molto distante, ma viene spontaneo domandarsi come la possa prendere un giapponese, in particolare un abitante di Tokyo che vede in un manga una distruzione così particolareggiata e violenta della sua città, in un paese poi a forte rischio sismico. In questo primo volume Nagai, oltre le prime pagine non ci fa vedere Jack, ma ci racconta la storia di Ryo Takuma un ragazzino sopravvissuto al terremoto e rimasto orfano, ed è Ryo che narra gli eventi del terremoto, e di come molti cercarono di fuggire dal Kanto oramai distrutto. Il lungo fashblack viene raccontato con Ryo che si rivolge al lettore, nello stesso modo di Koji Kabuto all’inizio di Mazinga Z e Akira Fudo nel mezzo di Devilman poco prima dell’invasione dei demoni. Si vede la testa dei protagonisti su uno sfondo nero.
Uno dei lati più affascinanti di Violence Jack, oltre naturalmente alla storia, sono i riferimenti e i personaggi presi da altre saghe dello stesso Nagai. Un po’ come fecero altri importanti autori di manga, Tezuka prima di lui, (ma lo stesso fanno altri maestri del manga quali Reiji Matsumoto e Yokoyama); Go Nagai si diverte a mettere nella distrutta piana del Kanto molti dei suoi personaggi, ma cambiando la loro storia. Questo accade fin dalle prime pagine del manga per esempio vediamo Ryo e Miki di Devilman torturati e mutilati per divenire cani-umani del malvagio Slum King, o Jun del Grande Mazinga che vuole vendicare Tetsuia ucciso da una banda di motociclisti proprio quando si scatena il terremoto, ma in versioni alternative compariranno molte versioni dei personaggi di Nagai, persino Koji Kabuto e il Mazinga, Cutei Honey con tutte le sue trasformazioni e persino i Demoni di Devilman tra cui Dante quello di Mao Dante e Amon il demone a cui Akira Fudo ruberà il corpo.
Ma una parte importate di Violence Jack la interpretano Mondo Saotome e l’ambiguo Tatsuma Mido, questi sono protagonisti di una fra le primissime opere di Nagai: Guerrilla High, composta da tre volumi, prende come ispirazione le rivolte studentesche di fine anni 60 per poi diventare una via di mezzo tra un western alla Sergio Leone ed un Horror in salsa giapponese, pieno di fantasmi strani e mutanti.
Molto importante è il personaggio di Mondo Saotome, sul quale Go Nagai creerà i suoi maggiori protagonisti Akira Fudo e Koji Kabuto. In Violence Jack, Saotome e Mido avranno origini simili a quelle di Guerrilla High, sono entrambi dei ribelli delle rivolte studentesche ed entrambi vengono arrestati, ma riescono a fuggire e si nascondono nel Kanto, oramai terra di nessuno, credendo di trovarsi in un luogo dalla libertà assoluta.
Entrambi poi si ritroveranno a incontrare e scontrarsi con Violence Jack.
Mentre nella serie anime di Shin Mazinger Z, the impact, ritroviamo i Il Kurogane Five, che in Violence Jack vengono uccisi proprio da Jack all’uscita da un ristorante.
Uno dei temi su cui si è sempre molto dibattuto tra i fans di Nagai è il legame che esiste tra le opere dell’autore, in particolar modo tra Devilman e appunto Violence Jack, soprattutto perché nella prima parte del manga ci sono dei riferimenti che fanno credere che lo stesso Violence Jack sia la reincarnazione stessa di Akira Fudo, e che i due giovani trasformati in animali siano proprio Ryo Asuka e Miki Makimura. Ryo, alias Satana è in questa condizione come punizione da parte di Dio e che il tirannico Slum King non sia altro che il demone Zenon.
Jack viene descritto ogni volta in modo diverso, a volte come una forza della natura o un mostro che ispira la violenza persino nelle anime più miti, altre volte addirittura come una trinità composta dall’uomo mostruoso, da un bambino e da una donna, questi ultimi sembrano in grado di trasformarsi in uccelli che volano attraverso il Kanto, come i corvi fanno con Odino nel mito nordico. Jack non solo ha una forza sovrumana, ma è anche immortale tanto da riprendersi da ogni ferita e persino da rigenerare anche degli arti amputati, riesce persino a far avere degli incubi terrificanti e a combattere fisicamente contro dei demoni.
La figura del titano della piana del Kanto, resta sempre avvolta in un’aurea di mistero, come anche il suo nome, visto che viene chiamato Jack perché usa un coltello a serramanico detto appunto Jack-knives, e visto che spinge alla violenza chiunque lo incontri, ecco quindi come nasce il soprannome Violence Jack.
Slum King, antagonista assoluto di Jack, è un personaggio affascinante e sfaccettato, e come spesso succede in altre opere di Nagai non c’è una netta separazione tra buoni e cattivi. Dopo tutto in un mondo in cui l’unica legge e quella della sopravvivenza, i cosiddetti buoni devo scendere a patti con la loro coscienza e spesso vengono “sporcati” dalle situazioni con cui hanno a che fare. Nagai allora ci stupisce non raccontando le origini di Jack, ma quelle del suo antagonista, così che. Slum King è il figlio deforme di una nobile famiglia giapponese, una creatura primitiva e animalesca, tanto forte che deve indossare sempre un’armatura altrimenti i suoi muscoli schiaccerebbero le sue ossa e i suoi organi interni. Slum King ha un vero e proprio esercito a disposizione composto da corpi scelti tra i quali spiccano la cavalleria pesante del tutto uguale ai samurai in armatura come nel medioevo e le Slum Queens, la guarda del corpo Slum King, venti dark lady armate di sottili fil di fero che usano come fruste, sono vestite in modo da ricordare i Drughi di Arancia Meccanica di Kubrick, da notare che nella serie di due OAV Mazinkaiser SKL c’è un personaggio che ricorda molto le Slum Queens.
Oltre ai tre OAV degli anni 80, Violence Jack è protagonista del 3° episodio del pazzo mondo di Go Nagai. Anche se questa serie vuole essere una parodia delle opere di Nagai, Violence Jack viene messo sulla stesso livello di Devilman e Mazinga Z e questo fa capire quanto il suo autore tenga a questa sua terza creatura, ed è qui che si dice che Violence Jack non è che la reincarnazione di Akira Fudo/Devilman.
In Italia Violence Jack la prima pubblicazione è stata per la Dynamic Italia nel 2001, pubblicato in mini serie, purtroppo si è fermato al primo numero della seconda mini serie. Poi la D-visual ha ricominciato pubblicando ben 19 volumi, ma non è riuscita a finire opera. Adesso con il passaggio dei diritti di Go Nagai alla Jpop, Violence Jack è stato riproposto al pubblico italiano con nuovi volumi molto più corposi dell’edizione D-visual e, si spera, finalmente in un’edizione completa.
A Cura di Alan Gray
