Viaggio verso Agartha

¤ Recensione Viaggio verso Agartha

Viaggio verso Agartha, titolo internazionale: Children who chase lost voices, è un film anime del 2011 scritto e diretto da Makoto Shinkai, dopo la sua opera precedente 5 cm per second. Il film è uscito nelle sale cinematografiche giapponesi il 7 maggio 2011 ed è stato distribuito in DVD e Blu-ray in Giappone il 25 novembre 2011.


Il Cast vocale originale è composto da: Hisako Kanemoto, Kazuhiko Inoue, Miyu Irino, Fumiko Orikasa, Junko Takeuchi, Rina Hidaka, Sumi Shimamoto, Kanae Itō, Takeshi Maeda, Yuka Terasaki.

Asuna è una ragazzina che ha perso il padre da piccola e la cui madre infermiera è spesso assente per via dei turni all’ospedale. Quando ha un po’ di tempo libero, si reca in un luogo segreto sulle montagne per ascoltare i programmi da quella che sembra una vecchia radio a galena che il padre le aveva regalato prima di morire. Un giorno la radio riceve una strana musica: Asuna ne rimane affascinata, ma per quanto nei giorni successivi ritenti di sintonizzarsi su quella misteriosa stazione, l’evento non si ripete più. Questo però è soltanto il preludio di incredibili avvenimenti: Asuna incontrerà di lì a poco Shun, uno strano ragazzo proveniente da Agartha, il mitico mondo sotterraneo di cui le culture di tutto il mondo favoleggiano da secoli. Quando Shun viene ritrovato morto ed una misteriosa organizzazione militare tenta di trovare il portale di ingresso al mondo sotterraneo, Asuna ed il suo insegnante Ryūji intraprenderanno un lungo ed avventuroso viaggio alla ricerca del Portale della Vita e della Morte, il più grande segreto di Agartha, e che è in grado di riportare in vita le persone care.

     

Si è parlato molto di Makoto Shinkai come del “nuovo Miyazaki”, giudizio che, per quanto condivisibile o meno, poggia su basi più che concrete. Il grande merito di Shinkai è stato quello di aver portato il livello tecnico dell’animazione a uno standard ancor più elevato di quello delle migliori produzioni recenti (studio Ghibli compreso), grazie alla magnificenza dei suoi fondali, che sfiorano sovente il fotorealismo, e a una cura per i particolari e le animazioni eccezionale. “Il viaggio verso Agartha” gode della maestria tecnica di Shinkai e la sua bellezza sta prima di tutto nei disegni: ogni inquadratura, sia che mostri le praterie rischiarate dalle stelle di un mondo leggendario o la cucina della casa di Asuna, è in grado di commuovere lo sguardo per il realismo e la definizione di ogni anche più minimo elemento del quadro. Quella di Shinkai è una poesia (o poetica) del particolare, e ogni particolare risplende per costruire scenari fastosi; il rovescio della medaglia è forse l’eccessiva leziosità che contraddistingue alcuni di essi, ma va detto che in questo film si nota poco e solo in rari casi. Su un livello non minore si pongono le animazioni, sempre fluide e impeccabili con punte d’eccellenza che lasciano sinceramente senza fiato.

La storia è una rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice, condita di elementi mitologici: primo fra i quali la leggenda del mondo sotterraneo di Agartha, che l’immaginazione dell’autore ha voluto essere la sede del passaggio tra regno dei morti e regno dei vivi, il luogo da cui è possibile richiamare indietro le anime dei defunti. Il tono è quindi, come ho già detto, drammatico a causa delle tematiche messe in gioco, ma questo non vuol dire che il film sia pesante, anzi, le scene d’azione e quelle più dense sono sapientemente bilanciate da quelle che mostrano la vita quotidiana della protagonista (nella prima parte del film) e da quelle in cui sono posti in risalto i sentimenti dei due giovani protagonisti e il rapporto tra Asuna e il professor Morisaki, tant’è che il film non risulta mai troppo lento o noioso. E sono proprio i rapporti che si instaurano tra le persone la parte senza dubbio più riuscita e vero fulcro del film, il cui intreccio espone una serie di relazioni interpersonali realistiche e mai banali e, anzi, spesso al limite dell’ambiguità: basti pensare che nessun personaggio (a parte la protagonista, di cui parlerò più avanti) può essere valutato pienamente positivo o negativo e i conflitti interiori che li animano ricombinano continuamente le carte sul tavolo dei rapporti che li legano (soprattutto quelli dei tre protagonisti) che non sono mai uguali a come erano all’inizio, nell’ottica di un processo di formazione ben visibile nei protagonisti maschili e che dovrebbe essere altresì rilevante per la giovane Asuna.

Tecnicamente, un indiscutibile capolavoro. Il comparto grafico è eccellente, perfetto, i fondali sono meravigliosi, suggestivi e dettagliati, le animazioni fluide. Altrettanto ottimo è il comparto sonoro, che ci delizia con delle OST meravigliose e delicate, e con un doppiaggio (giapponese) adeguato. Per quanto riguarda il doppiaggio italiano, bisogna dire che italiana è stata supervisionata da Cedric Littardi con la traduzione dal giapponese di Savaka Kozeki ed ha scatenato numerose proteste perché il doppiaggio è stato eseguito in Francia, presso lo studio Wantake, da un cast di doppiatori non-professionisti e di nazionalità italo-francese. Il doppiaggio ha quindi ricevuto molte recensioni negative su Amazon.it e la Kazé (che ha distribuito la pellicola in Italia) è stata bersagliata di commenti negativi su Facebook e Twitter.

In conclusione “Il viaggio verso Agartha” è un ottimo film, forse un po’ troppo lungo e dai ritmi leggermente bassi, ma comunque meritevole di una visione nonostante il problema del doppiaggio italiano.

Scheda Film

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