The Boy and the Beast

Recensione The Boy and the Beast

The Boy and the Beast è un film d’animazione giapponese, diretto da Mamoru Hosoda; è stato distribuito in Giappone l’11 luglio 2015.


Il cast vocale originale della pellicola è così composto: Aoi Miyazaki, Kôji Yakusho, Shôta Sometani, Haru Kuroki, Kappei Yamaguchi, Kazuhiro Yamaji, Lily Franky, Mamoru Miyano, Masahiko Tsugawa, Momoka Ono, Sumire Morohoshi, Suzu Hirose, Yo Oizumi, Keishi Nagatsuka, Kumiko Asou.

Il cast vocale italiano della pellicola è così composto: Pino Insegno, Mirko Cannella, Gaia Bolognesi, Roisin Nicosia, Gianfranco Miranda, Simone D’Andrea, Alberto Bognanni, Edoardo Stoppacciaro, Veronica Puccio, Massimiliano Alto, Monica Bertolotti.

La storia inizia con un prologo, che spiega come nel mondo delle bestie, ci sia un torneo per decidere chi sarà il gran maestro, la bestia che comanderà il regno, per prendere il posto di quello vecchio (che si reincarnerà in un Kami). I due favoriti per questo torneo sono Iozen, una bestia cinghiale dal grande onere e circondato da molti discepoli; e Kumatetsu, un orso (“Kuma” vuol dire orso) fisicamente più forte, ma irritabile, pigro e testardo, senza discepoli o figli.

Ci spostiamo nel mondo degli umani a Shibuya, dove Ren, un bambino di 9 anni (“Kyu” in giapponese), scappato di casa dopo la morte della madre, incontra per le strade di Shibuya, Kumatetsu; incuriosito, il piccolo lo segue e, attraverso un passaggio segreto in un vicolo, finisce nel mondo delle bestie e rincontra Kumatetsu, che affermerà di farlo diventare il suo discepolo. Ren, non volendo divulgare il suo nome, si farà chiamare “Kyuta” dal orso e dai suoi amici Tatara, una scimmia, e Hyakushubo, un monaco buddista. Il bambino è, però infastidito dalle maniere e dal carattere di Kumatetsu, e il giorno dopo scappa di nuovo, e si imbatte in Iozen, il rivale di Kumatetsu, e nei sue due figli: il talentuoso figlio maggiore Ichirohiko (in realtà è un umano adottato da Iozen), e il più giovane, Jiromaru.

Iozen e Kumatetsu, dopo un diverbio, cominciano a lottare furiosamente ma vengono fermati dal Gran Maestro, un anziano coniglio, che consente all’orso di prendere come discepolo il piccolo umano (nonostante sia vietato, a causa delle tenebre che si cela nei cuori di quest’ultimi). Kyuta, dopo aver visto combattere Kumatetsu, decide di restare ad imparare da lui, per diventare forte.

All’inizio, vista l’inesperienza di Kumatetsu ad insegnare, non è facile. I due compiono addirittura un viaggio nel mondo delle bestie, insieme a Tatara e Hyahushudo, per capire cosa fosse la vera forza, apparentemente inutile. Dopo un po’ Kyuta trova un modo per imparare, imitando ogni giorno i movimenti di Kumatetsu, fino a capire esattamente come si muove. Allora maestro e discepolo trovano un compromesso: il primo insegnerà al secondo a combattere, mentre l’altro gli insegnerà a prevedere le mosse dell’avversario. Un allenamento che darà a Kyuta, una notorietà tra i suoi coetanei, suscitando la simpatia e/o la gelosia dei figli di Iozen, e affinerà la tecnica di Kumatetsu, che negli anni seguenti verrà circondato da un numero incredibile di discepoli.

8 anni dopo Kyuta, ormai 17enne, dopo il giornaliero litigio con il suo maestro, ritrova per caso il passaggio per il mondo umano. Riassume così il suo vecchio nome “Ren” ed incontra Kaede, una dolce e colta liceale.

Da allora, di nascosto a Kumatetsu, Ren (Kyuta) torna saltuariamente tra gli umani dove studierà insieme a Kaede, visto che è rimasto molto indietro a livello scolastico, e si appassionerà alla storia di “Moby Dick”; inoltre il ragazzo rincontrerà suo padre, con cui aveva perso i contatti dai tempi della morte di sua madre. I rapporti con Kumatetsu diventeranno sempre più tesi, fino a che Ren (Kyuta) decide di frequentare l’università e tornare a vivere con suo padre; decisione che aumenterà le tenebre del suo cuore. Il ragazzo è confuso e non sa più cosa fare ma Kaede lo conforta, dicendo che anche lei, ha delle tenebre nel suo cuore, e gli regala il suo braccialetto.

Dopo un po’ di tempo, viene annunciato il giorno della gara, che deciderà chi, tra Kumatetsu e Iozen, diventerà Gran Maestro. Ren (Kyuta) dopo essere andato a far visita al suo amico Jiromaru, scopre che il fratello di quest’ultimo Ichirohiko, è un essere umano, a causa dello stesso buco, che il giovane ha nel petto. Il giorno prefissato arriva; Kumatetsu sembra non farcela e soccombe, scoraggiato ai colpi del rivale Iozen, ma dopo che Ren (Kyuta) si rileva e incoraggia il maestro, alla fine vince e viene incoronato nuovo Gran Maestro. Ma Ichirohiko, pazzo di gelosia, usa i suoi poteri telecinetici per trafiggere Kumatetsu con la spada del padre, mandandolo in coma, e scompare.

Iozen tira fuori la verità, affermando di aver trovato Ichirohiko nel mondo umano, quando era neonato e di averlo sempre illuso di averlo fatto essere suo figlio; facendogli, inconsapevolmente, perdere fiducia in se stesso. Ren (Kyuta) allora, scoperto che ora il giovane rivale è nel mondo umano, va ad affrontarlo accompagnato anche da Kaede, lo scontro è però arduo e Ichirohiko, si trasforma in una balena evanescente per dare la caccia al protagonista. Kumatetsu intanto si risveglia dal coma e chiede la possibilità al Ex Gran Maestro di reincarnarsi in un Kami per aiutare il suo discepolo.

Intanto, nel mondo umano, Ren (Kyuta) decide che l’unico modo per sottrarre dal cuore di Ichirohiko le tenebre e quello di assorbirle lui stesso dentro di se, per poi uccidersi; ma al improvviso appare una spada, che si impianta nel suo cuore. Kumatetsu si è infatti reincarnato in uno Tsukumogami dalla forma di una Odachi, la stessa spada che ora si trova ne cuore del ragazzo. E grazie a questo Ren (Kyuta), ha la determinazione per sconfiggere Ichirohiko e farlo tornare normale, facendogli perdere la memoria di quello che è successo.

Ren viene osannato nel mondo delle bestie come eroe, e torna definitivamente da suo padre, cominciando l’università insieme a Kaede. Anche se smetterà per sempre di combattere, rimarrà il più grande spadaccino del mondo; perché, come ricordano Tatara e Hyakushubo (che fanno da voce narrante), nel suo cuore c’è la spada di Kumatetsu. Kumatetsu rimarrà dentro Ren vegliando sempre su di lui palrandogli e consigliandolo in caso di bisogno.

Non capita spesso, in merito a un film di animazione, di invitare alla necessità di una visione in lingua originale sottotitolata. Ma per The Boy and the Beast di Mamoru Hosoda la caratterizzazione vocale rappresenta un valore aggiunto inscindibile: il lavoro compiuto dal grande Yakusho Koji (Cure, Shall We Dance?) per infondere vita al burbero Komatetsu è un tutt’uno con l’eccesso delle sue smorfie da orso collerico. The Boy and the Beast ha dalla sua la forza di raccontare il bildungsroman più antico del mondo riuscendo a regalare soluzioni inconsuete e personaggi memorabili. Merito soprattutto del viaggio nella dimensione magica dei bakemono (altrimenti detti Bestie), in cui valgono un senso dell’onore e un’etica non violenta inconcepibili nel corrispettivo mondo degli umani. Alle prese con questi ultimi il tratto di Hosoda si fa invece più convenzionale, lasciando spazio a simbolismi pedagogici risaputi sul dramma di essere orfano o teenager, dall’oscurità interiore alimentata dalla rabbia (il lato oscuro di Star Wars, tra i tanti esempi possibili) al bullismo che affligge la scuola, dettando regole di convivenza feroci e invisibili.

Karate Kid, Il libro della giungla e Il viaggio in Occidente – inseparabili amici di Kumatetsu sono un monaco dal viso porcino e una scimmia – sono le principali fonti di ispirazione di una parabola che parla a molti, avvalendosi di una animazione a mano, come da metodo antico, che assottiglia la distanza tra pubblico e personaggi. Kumatetsu rappresenta la mascolinità adolescenziale al suo massimo: forza fisica, indipendenza che si tramuta in sciatteria, ombrosa solitudine. Ma la necessità di un riscatto, unita alla volontà di poterlo ottenere comportandosi come un padre adottivo nei confronti di Ren, aprono nella Bestia uno spiraglio sempre più dominante di generosità e senso di responsabilità. Peccato per il ruolo sostanzialmente marginale di Kaede, innamorata di Ren e capace solo di consolare e stimolare l’eroe, riservando ai rapporti tra i personaggi maschili, e in particolare alla dinamica padre-figlio tra i due protagonisti, i momenti fondamentali.

Forse è presto per definire Mamoru Hosoda il nuovo Miyazaki, nonostante qualcuno già lo faccia, vista la difficoltà nel controllo del minutaggio globale dell’opera e la convenzionalità di alcune scelte, ma personaggi come Kumatetsu appartengono solo alla matita di un talento autentico.


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