Sword of the Stranger

Recensione Sword of the Stranger

Sword of the Stranger è un film d’animazione giapponese del 2007, diretto da Masahiro Andō e prodotto dalla Bones.


Il cast di doppiatori originali è composto da: Tomoya Nagase, Yuri Chinen, Kōichi Yamadera, Akio Ōtsuka, Naoto Takenaka, Unshou Ishizuka.

Il cast di doppiatori italiani è composto da: Fabio Boccanera, Monica Bertolotti, Fabrizio Pucci, Paolo Marchese, Roberto Draghetti, Gianni Musy.

Nel Giappone feudale un avido signore locale ospita presso una delle sue fortezze alcuni inviati dell’imperatore Ming. Gli scopi degli ospiti stranieri sono ignoti, anche se si adoperano nella costruzione di uno strano marchingegno. Inoltre, con l’aiuto degli uomini del loro protettore, i Ming danno una caccia spietata ad un bambino, che sembra rivestire un ruolo cruciale nei loro piani. Il fanciullo in questione si chiama Kotaro e per sfuggire ai propri inseguitori è costretto a lasciare il tempio presso cui era ospitato: adesso gli rimane un solo amico, il suo cane Tobimaru. Per sua fortuna si imbatte nel samurai vagabondo “Senza Nome” (Nanashi), che prima lo salva dai suoi inseguitori, dopo di che decide di aiutarlo a raggiungere un luogo sicuro. Durante il viaggio i due diventano amici e “Senza Nome” si rivela un combattente estremamente abile, qualità che da sola potrebbe non bastare a salvarli. Questo perché gli stranieri Ming si fanno ogni giorno più determinati e pericolosi, mentre anche il signore feudale della zona comincia ad interessarsi alla faccenda, per tornaconto personale. La resa dei conti sarà feroce e sanguinaria…

     

Il regista del film ha subito paragonato la sua opera alle leggendarie pellicole di Akira Kurosawa e di Sergio Leone, ai quali questo film finisce per somigliare non solo nello stile (alcune scene sono prese pari pari da alcuni dei lavori dei maestri sopracitati), ma anche nello spirito, come viene dimostrato dal personaggio del samurai (il cui nome non viene mai pronunciato, proprio come il personaggio interpretato da Clint Eastwood nei film di Leone), personaggio che dopo la conclusione della trama principale se ne va per la propria strada pronto per una nuova avventura e che vive anche oltre la durata del film stesso: sta a noi immaginare che cosa farà dopo la conclusione.

I punti deboli del film sono la trama (che prende il via da un presupposto piuttosto banale e poco credibile) e i personaggi (il più delle volte in balia della trama stessa, ovvero agiscono affinché la storia prosegua in quella determinata direzione). Ma non tutti i personaggi annegano nella monotonia, e ce ne sono due che invece risultano ben caratterizzati, e sono Rarou (guerriero di provenienza occidentale e alla costante ricerca di qualcuno all’altezza della sua forza) e Shogen (generale dalla smodata ambizione): attraverso piccoli gesti e veloci parole il regista Masahiro Ando e lo sceneggiatore Fumihito Takayama riescono a caratterizzare degnamente questi due personaggi; ne è un esempio il momento in cui Rarou, di fronte al capo dei banditi, butta via la spada e lo affronta a mani nude, per rendere la sfida più interessante, o quando affronta per la prima volta Senza Nome, benché quest’ultimo fosse un semplice passante.

Ma è dal punto di vista tecnico che il film si distingue, attraverso un ottimo utilizzo delle animazioni (soprattutto nei combattimenti, davvero spettacolari nella loro fluidità, al punto che si penserà di essere di fronte a un film live action) e ad una eccellente colonna sonora di Naoki Sato, che riesce a dare la giusta enfasi ai momenti più appropriati, ed è riuscita più volte ad emozionarmi.

Personaggi: non ci sono personaggi particolarmente sensazionali, sebbene si possa riconoscere in alcuni una buona caratterizzazione. In merito mi sono piaciuti di più personaggi di per sé secondari come Tadori, il generale ambizioso (e il suo subordinato), che il protagonista (che mi è stato invece antipatico). Complessivamente assegno un 7 anche su questo punto.

Grafica: è ottima, e le animazioni sono eccellenti. Del resto era chiaramente ciò su cui i produttori avevano maggiormente puntato, ovvero un film d’azione incentrato su combattimenti spettacolari. Su questo campo do un 10.

Sonoro: ottimo anche il sonoro, i cui ritmi aumentano e diminuiscono in sincronia con il livello di azione delle scene. Tuttavia è solo un accompagnamento, non ha un carattere proprio, per cui, sebbene ottimo, assegno un 8,5, visto che da solo non dice molto.

Tematiche: non ci sono particolari tematiche portanti, del resto è un film incentrato sui combattimenti e sull’azione. Se proprio vogliamo cercare qualcosa, però, possiamo notare come il comun denominatore dei vari cattivi è rappresentato dall’ambizione, chi di potere, chi di… altro non dico per non fare spoiler, ma è evidente dopo averlo guardato. Ovviamente, la morale è che tali atti egoistici e disprezzanti nei confronti degli altri portano alla rovina.

Tirando le somme siamo su un 8. Segno questo che la scommessa dei produttori è stata vinta. “Sword of the Stranger” è un prodotto molto buono, che consiglio sicuramente a chiunque ami l’azione, il combattimento, ma anche solo il medioevo giapponese.


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One comment to Recensione Sword of the Stranger

  • Shakyyz  says:

    Complimenti, bella recensione!

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