Correva l’anno domini 1989 e l’Horror si riaffacciava nel nostro paese, tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 sulla spinta del successo di Dylan Dog che in quegli anni iniziava a diventare il un vero cult del fumetto italiano, e con i tanti film horror statunitensi come: Nightmare, Non aprite quella porta, venerdì 13, Halloween, e la Casa; il terreno era pronto per vari magazine di fumetto Horror e d’informazione, tra i tanti il più famoso era: Splatter.
A questo punto forse è necessario chiarire cosa si intenda per Splatter. Il termine nasce per etichettare un certo genere di cinema, oggi noto anche come gore, ed è un sotto-genere cinematografico del cinema horror. È basato sull’estremo realismo degli effetti speciali, che descrivono lo schizzare del sangue (“To splat”, in inglese) o la lacerazione dei corpi umani, con conseguente fuoriuscita di interiora. Spesso dal realismo si è passati all’esagerazione, allo scopo di disgustare o anche di far ridere gli spettatori. Nato essenzialmente nell’ambito dell’exploitation, come fenomeno per attirare il pubblico curioso, nelle mani di alcuni talentuosi registi il cinema splatter si è trasformato in una “forma artistica” peculiare, che ha mostrato la debolezza del corpo umano soprattutto in un momento storico, gli anni ottanta, in cui la perfezione fisica e l’edonismo erano considerati simboli di scalata sociale. Il termine “cinema splatter” è stato coniato per la prima volta dal regista statunitense George Romero, per descrivere il suo film Zombi, diretto nel 1978.
Il magazine Splatter tra 1989-91 diede alle stampe per più di 20 numeri dei bellissimi fumetti horror di grandi autori italiani, con una forte ispirazione al comics horror americano degli anni 50, come Tales of the Crypt della EC comics e di tante altre case editrici. Fumetti horror di poche pagine autoconclusivi, storie spesso di gente comune in situazione di estremo horror e violenza.
Come spesso accade nel nostro paese, la politica si vuole intromettere in ogni aspetto della nostra vita, così com’era successo circa 20 anni prima con i neri si arrivò a una ingiunzione parlamentare per far chiudere Splatter con l’accusa d’istigazione alla violenza, e se qualcuno pensa che oggi queste cose non accadono più, chiedetevi che fine a fatto il trono di spade su rai4?
Nonostante le denunce e le querelle Splatter andava molto bene con una vendita di circa 30.000 copie in edicola. Dopo 23 numeri la casa editrice però fallisce è Splatter diventa una bella parentesi purtroppo troppo breve del nostro fumetto.
Passano più di 20 anni ed ecco che i tempi sembrano di nuovo maturi e per la Rizzoli esce un volume con le migliori storie del Magazine, che a Lucca ha avuto ottime vendite almeno nel vedere letteralmente sparire i volumi dalla stand della Rizzoli.
Questo volume grande formato, cartonato, 325 pagine, offre una selezione dei migliori fumetti di Splatter, alcuni degli articoli sul genere che va dai film, alla letteratura, fino agli argomenti più strani, in più si possono leggere alcuni articoli di quotidiani che s’occuparono del caso Splatter, (e quelli sì che fanno davvero paura), c’è anche una bellissima introduzione di Dario Argento e di seguito un’intervista a Paolo Di Orazio allora uno dei creatori della rivista e per finire le 23 copertine in cui si possono riconoscere vari “protagonisti” del cinema Horror di quegli anni come nel numero 1 il mitico Freddy di Nightmare, realizzate quasi tutte dal maestro Marco Soldi.
Leggendo le storie di questo volume ci si stupisce di come siano ancora in grado di stupire e di spaventare dopo più di 20 anni, più di tanti film Horror d’oggi. Il disegno, le vignette e la composizione della pagine è molto moderna, sempre diversa, siamo un po’ oltre a quello che vedevamo sulle pagine dei Bonelli e o dei Neri dei decenni precedenti. I disegni sempre di ottimo livello, ricordano in certi tratti la scuola del fumetto argentino, le storie vanno dal vero Splatter, fino ad un horror più raffinato e psicologico, spesso con una forte dose di ironia e di commedia nera. Spesso ci troviamo anche di fronte a fumetti meta-Horror, cioè dove i protagonisti sono anche essi fans del genere per esempio: “È arrivato babbo natale” o “Il tacchino vuole giocare” o ancora “The end”.
Uno degli aspetti forse più interessanti che poi è anche uno dei marchi di fabbrica del fumetto nero e horror italiano (tipico di molte storie fra le prime storie di Dylan Dog) è come la realtà o la normalità o la routine della vita di tutti i giorni possa essere più terrificante di qualunque film o racconto Horror.
L’acquisto è sicuramente consigliato sia per chi ha vissuto i tempi dell’antico magazine così da rivedere una selezione di alcune fra le migliori storie o per chi ha voglia di conoscere uno degli aspetti meno conosciuti del nostro fumetto, per di più si possono trovare i primi passi di molti grandi autori del nostro fumetto o di maestri allora già affermarti: come Attilio Micheluzzi, Bruno Brindisi, Roberto de Angelis, Corrado Roi, Luigi Siniscalchi, Jordi Bernet e molti altri ancora.
A Cura di Alan Gray
