Recensione Soten no ken

Dopo quasi venti anni, con un prequel alla serie originale, torna la divina scuola di Hokuto facendo la felicità di tutti i fan. La serie è scritta e disegnata da Hara, che si è avvalso della consulenza di Buronson solo per pareri e idee generiche.

Il protagonista è Kenshiro, considerato il più forte maestro della scuola di Hokuto mai vissuto; non si tratta però dell’eroe che tutti già conosciamo ma del suo omonimo zio, il cui nome, come veniamo a sapere in una brevissima introduzione ambientata negli anni ’70, è passato al nipote come segno di rispetto.

La storia si svolge a metà degli anni ’30, molto prima del caratterizzante olocausto nucleare che ha sconvolto la razza umana, e comincia in Giappone dove il nostro protagonista, stanco di una vita dedicata al combattimento ed all’uccisione, trascorre il suo tempo facendo il professore in un’università femminile. Nessuno dei suoi attuali conoscenti immaginerebbe mai che si tratta dell’uomo più forte del mondo, conosciuto in certi ambienti come il “re dell’inferno”, diventato famoso per aver annientato da solo ed in una sola notte la banda criminale che controllava l’intera Shanghai.

Il suo ritorno nel mondo dei combattimenti mortali avviene quando l’imperatore della Manciuria, in visita diplomatica in Giappone, inganna un vecchio amico del protagonista per rintracciare il re dell’inferno con lo scopo di farlo diventare una sua guardia del corpo. Ovviamente il risultato è scontato, Kenshiro massacrerà il personale dell’imperatore e verrà a sapere dal suo amico che tutti i suoi conoscenti cinesi sono morti per mano della rinata organizzazione del Fiore rosso.

Quanto potrà resistere al desiderio di vendetta? La prima cosa che spicca in questa serie è il nuovo protagonista. Il nuovo Kenshiro salta all’occhio per la sua socialità, per la sua cultura (è un professore universitario, capperi!) ma soprattutto per la sua straordinaria emotività, completamente opposta al carattere serio e taciturno dell’eroe post atomico.

Già nelle prime 100 pagine di fumetto non sarà raro vederlo ridere e scherzare con studenti e amici, ma anche vederlo piangere sia di gioia che di rabbia. Ci viene subito chiarito che, sebbene per lui uccidere non sia altro che l’esito di un confronto, il suo stimolo all’azione è dato proprio dall’amicizia e non da un qualche desiderio di giustizia e pace. Tutto ciò non sarebbe di per sé negativo, se la cosa non fosse vistosamente esagerata. Infatti la caratterizzazione estrema dei personaggi, già tipica nella prima serie, viene ora esaltata da Hara che, pur non essendo alla sua prima esperienza come sceneggiatore, non riesce a creare personaggi interessanti ma credibili con la stessa abilità di uno scrittore professionista.

Un esempio di questo aspetto è Pu Yi, l’imperatore della Manciuria, che inizialmente si mostra come un paranoico totale per cambiare totalmente di fronte alla morte, trovando un coraggio nascosto e decidendosi a combattere con onore.

Il Kenshiro degli anni ’30, inoltre, fuma come un dannato ed è già padrone di quasi tutte le tecniche di Hokuto, a differenza del Kenshiro originale che riesce ad utilizzarle solo dopo che gli incessanti combattimenti ne avranno temprato lo spirito. Tai-Yan Zhang, successore della scuola Cao di Hokuto Yuling Han, la fidanzata di Kenshiro.

I suoi avversari, però, sono simili a quelli della serie precedente (a parte i mafiosi di un clan rivale, il Fiore Rosso, che sono ben poca cosa per Kenshiro), il maestro di Hokuto è costretto a combattere contro i 3 discendenti delle tre sette minori di Hokuto: la scuola Sun (la quale fa ampio utilizzo della telecinesi e permette ai suoi adepti di dislocare i propri punti di pressione), la scuola Cao (la cui specialità sono i colpi che riescono a dominare la psiche dell’avversario) e la scuola Liu (scuola che ora si chiama Hokuto Ryukaken, ovvero l’arte assassina di Hokuto e che in futuro si chiamerà Hokuto Ryuken:[1] infatti è la scuola di Kaio, Hyo e Han, addestrati dal maestro Jukey, il cui discendente assomiglia in tutto e per tutto a Raoul.

Kenshiro Kasumi incontra inoltre Bai Feng e Fey Yan, praticanti della Sacra Scuola della Croce del Sud. Non legata a Nanto Seiken della prima serie (nonostante un’errata traduzione della Panini faccia pensare ciò), è piuttosto una derivazione della Scuola Liu di Hokuto, creata da Rui Ying con lo scopo di sconfiggere il successore della Divina Scuola di Hokuto.

Nell’ultima parte della storia, Kenshiro affronterà Zong-Wu Liu, successore della Scuola Liu di Hokuto; il loro duello è in realtà determinato non solo dal loro destino, ma dalle regole di Hokuto: quando la Divina Scuola di Hokuto non ha successore il maestro della Scuola Liu ottiene il titolo; inoltre, il successore della scuola madre deve battersi con il maestro della scuola derivata per ricevere la piena approvazione del Cielo; questo duello è chiamato il Rito del Dono Celeste, e viene controllato dal Drago dai Cinque Artigli, nume tutelare dell’imperatore cinese e di Hokuto; il vincitore deve ricevere in eredità la storia e le tragedie dei suoi predecessori da una statua di divinità femminile (è la stessa che il Kenshiro del mondo post-atomico cercherà nella seconda parte della storia originale, a cui questa parte si ricollega).

Un altro personaggio è Yasaka (in ebraico “colui che vede Dio”), un enigmatico praticante della Scuola Lunare di Seito, da cui Shuken, fondatore della Divina Scuola di Hokuto, rubò i colpi mortali basati sui punti di pressione; Yasaka nutre un feroce odio verso i discendenti di Hokuto di tutte le scuole, compreso Fei Yan Liu, esperto della Scuola della Croce del Sud, variante non autorizzata della Scuola Liu di Hokuto

A livello di disegni, Hara è ovviamente migliorato in maniera sensibile, benché abbia mantenuto il vezzo di dipingere i personaggi minori in maniera grottesca (cosa peraltro comune in Giappone), e si dimostra in grado di creare figure femminili estremamente sensuali. Il personaggio Kenshiro di “Soten no Ken” dimostra un atteggiamento molto diverso da quello del suo cupo discendente del mondo post atomico: mostrando serietà e durezza durante i combattimenti, ma un atteggiamento scanzonato e leggero durante la vita di tutti i giorni. Una evoluzione del personaggio che probabilmente risente in parte del personaggio “Hana no Keiji” (tradotto in Italia “Keiji il Magnifico”), una miniserie disegnata dai due autori prima del prequel e che ha probabilmente avuto influenze sul carattere del nuovo Ken.

Per quel che riguarda la sceneggiatura, Soten No Ken è forse ancor di più di Hokuto No Ken incentrato sul tema del perdono e della redenzione, riservati però solo ai “grandi uomini”, coloro che hanno la forza e la volontà di poter cambiare il loro destino. Infatti, solo uno dei maestri di arti marziali “malvagi” muore dopo essere stato sconfitto da Kenshiro, e solo per le ferite riportate in un’imboscata.

Kenshiro combatte seguendo il Bushido, che sostiene “I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale.”. Infatti il maestro di Hokuto spesso ricorda con dolore la sua gioventù, in cui voleva ad ogni costo mettere alla prova la sua forza e sfoggiarla, e altrettanto spesso si dimostra pietoso e comprensivo, concedendo una seconda possibilità anche a coloro che si erano macchiati di ripetute uccisioni. Nel manga, ambientato durante l’espansione nipponica degli anni ’30 in Asia, gli autori mostrano inoltre apertamente le violenze e i soprusi compiuti dall’armata imperiale giapponese sulla popolazione cinese e asiatica. La stessa affermazione di Ken vuole forse essere una critica anche verso l’atteggiamento dei militari nipponici del periodo che, pur affermando di essere i portatori degli ideali del Bushido, dimostrarono invece verso i nemici un atteggiamento ben diverso da quello tratteggiato dal protagonista. La volontà dei due autori di inserire questi riferimenti in un’opera di grande successo è significativo e forse indice della volontà di voler affrontare, anche se non in sede ufficiale, il proprio passato.

La versione italiana è stata realizzata da Planet Manga (Panini Comics) che l’ha pubblicata in 44 volumi a partire dal Marzo 2004 fino ad ottobre 2011 al costo di 2 euro. Da questo manga è stata tratta una serie tv composta da 26 episodi ed uscita in DVD per la Yamato Video.

Tags:  ,

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>