Shaun, vita da pecora: Farmageddon – Il film (A Shaun the Sheep Movie: Farmageddon) è un film d’animazione in stop motion del 2019 diretto da Will Becher e Richard Phelan, al loro debutto alla regia di un lungometraggio.
Prodotto dalla Aardman Animations, il film è il seguito di Shaun, vita da pecora – Il film del 2015, a sua volta adattamento cinematografico della serie animata Shaun, vita da pecora.
Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Justin Fletcher, Amalia Vitale, John Sparkes, Richard Webber, Kate Harbour, David Holt, Andy Nyman, Simon Greenall, Emma Tale, Chris Morrell, Joe Sugg.
Strani bagliori sovrastano la tranquilla cittadina di Mossingham e annunciano l’arrivo di un misterioso visitatore proveniente dalla galassia più lontana… ma, nella vicina Fattoria Mossy Bottom, Shaun ha altre cose per la testa dato che i suoi piani dispettosi vengono continuamente rovinati da un esasperato Bitzer.
Quando un misterioso, piccolo extraterrestre cade con il suo UFO nella fattoria di Mossy Bottom, Shaun non si lascia scappare l’occasione di vivere una nuova, incredibile avventura. Insieme ai suoi amici di sempre, la simpaticissima pecora si lancerà, così, in un’emozionante missione per aiutare la strana creaturina a tornare a casa, mentre una losca agenzia governativa inizierà a starle alle calcagna…
Riuscirà Shaun ad evitare il FARMAGEDDON nella fattoria e riportare l’alieno a casa sua, prima che sia troppo tardi?
Dopo aver lasciato temporaneamente la tranquillità della campagna per una rocambolesca incursione in città, nel primo, splendido lungometraggio ad esso dedicato, l’universo erboso e recintato di Shaun – Vita da pecora fa un salto quantico di livello e dalla commedia degli equivoci passa a prendere a modello il film di fantascienza spielberghiano, E.T. in particolare.
Di un altro livello, per giunta, è anche il caos di cui è portatrice LU-LA, sorta di sorellina minore di cui Shaun finisce per sentirsi responsabile, capace di sollevare un trattore con lo sguardo ma comunque bisognosa di ritrovare al più presto la mamma e la papà.
Il fatto di guardare ad un genere tanto codificato, specie nell’accezione per famiglie, toglie al secondo lungometraggio di Shaun parte di quella libertà creativa e di quella capacità di sorprendere che sono da sempre nel DNA della serie e del personaggio. Niente che possa inficiare il godimento dei più piccoli, ma “Shaun The Sheep” è un cult anche tra gli adulti, che questa volta forse non ruberanno il dvd ai figli per posizionarlo nello scaffale più alto, di loro proprietà.
Se la linea narrativa della piccola aliena da riportare all’astronave è troppo vista (nel campo dell’animazione Home aveva già raccontato questa storia con grande emozione), rimane uno spasso tutto quanto ruota attorno al personaggio del fattore. È lui, l’umano, il vero “alieno” dell’universo della serie, in televisione come al cinema: schermato da un paio di occhiali ultraspessi e ultrasporchi e da un carattere imprendibile, tra l’irascibile e il naïf, riesce nel meraviglioso esercizio di non accorgersi mai di nulla e di attraversare le quotidiane apocalissi della fattoria come niente fosse. Il suo piano di far fruttare l’entusiasmo del circondario in materia di extraterrestri con un parco a tema nei suoi campi di grano darà, ancora una volta, i risultati comici migliori.
In buona sostanza, la storia di questo film è para para quella di E.T.: l’extraterrestre: ma in casa Aardman sono troppo bravi e intelligenti da rendersi colpevoli di una scopiazzatura. Una giovane creatura aliene sbarca nel mondo senza parole e strapieno di azioni di Shaun, che si confronta direttamente con la straordinaria e troppo spesso dimenticata tradizione del cinema muto, della comica slapstick, dei Chaplin e dei Keaton. L’avventura si snoda lungo coordinate iperboliche e rocambolesche, con un costante gioco al rialzo che riempie l’inquadratura di situazioni, personaggi e dettagli, e che spinge ancora oltre i confini dell’azione. Tutta questa ricchezza garantisce gag esilaranti, ma in qualche modo rischia, per sovrabbondanza, di smorzare l’efficacia dell’insieme e di disperdere l’attenzione dello spettatore, specie se non adulto.
