Rock Dog

¤ Recensione Rock Dog

Rock Dog è un film d’animazione del 2016 diretto da Ash Brannon, basato sul romanzo grafico cinese Tibetan Rock Dog di Zheng Jun.


La pellicola è una co-produzione tra la cinese Huayi Brothers e la statunitense Mandoo Pictures. Il cast vocale originale comprende Luke Wilson, Eddie Izzard, J. K. Simmons, Lewis Black, Kenan Thompson, Mae Whitman, Jorge Garcia, Matt Dillon e Sam Elliott.

Il cast vocale italiano è composto da: Davide Perino, Giò Sada, Oreste Baldini, Paolo Marchese, Eugenio Marinelli, Luigi Ferraro, Veronica Puccio, Fabrizio Russotto, Francesco Meoni, Stefano De Sando.

Bodi, un giovane mastino tibetano pieno di entusiasmo, è destinato a diventare il prossimo guardiano di un gruppo di pecore amanti del divertimento, che vivono in un piccolo villaggio in campagna. Il cane però ha paura di non essere portato per questo ruolo al quale il padre, Khampa, lo ha preparato fin da piccolo. Tutto cambia quando, da una radio caduta letteralmente dal cielo, Bodi ascolta una canzone della leggenda del rock Angus Scattergood, e scopre così il mondo della musica. Bodi, dopo aver lasciato il villaggio per inseguire il suo destino nella grande città, attira su di sé le mire del nemico giurato di Khampa: Linnux. Capo di un famelico branco di lupi, Linnux è convinto che Bodi sarà il suo lasciapassare per entrare nel villaggio e avvicinarsi così a quelle pecore succulente. Toccherà a Bodi salvare la sua famiglia e i suoi amici dal pericolo senza rinunciare ai propri sogni.

     

Chi crede alla leggenda che associa il rock ad ascendenze diaboliche dovrà arrendersi davanti a questo romanzo di formazione animato che unisce il popolo più pacifico della terra – i tibetani – a chitarre elettroniche, batterie e amplificatori a palla. Il bizzarro connubio nasce da un’inedita collaborazione produttiva fra Cina e Stati Uniti, dove la prima ci ha messo la graphic novel d’ispirazione, “The Tibetan Rock Dog”, i secondi il regista del film Ash Brannon, già “uomo Pixar”. Questi con l’autore del fumetto Zheng Jun hanno steso una sceneggiatura impreziosita da citazioni cult (il finale di un video dei Radiohead da scoprire nel film) e da personaggi solidamente caratterizzati, naturalmente appartenenti al regno animale.

Ma tutto è paradossalmente capovolto in Rock Dog, dall’identità degli eroi “buoni” incarnati da dei mastini e da quella del loro esercito rappresentato da delle pecorelle travestite da guerrieri. Naturalmente l’eroe-in-divenire, Bodi, è il Candid della situazione sulla via evolutiva ovvero “alla ricerca del suo paradiso”.

Molteplici e ibridi sono gli universi di riferimento utilizzati nel film per restituire, semplificandoli, i non facili agganci a degli immaginari che non propriamente riguardano i più piccoli, a cui il titolo principalmente si indirizza. Il mondo del rock rimanda ai luoghi comuni della Beverly Hills musicale con tanto di bus in “star tour” e ville faraoniche fra cui spicca quella di Angus, un gatto bianco e nevrotico travestito in rigoroso nero come si addice a un divo rockettaro in crisi d’ispirazione. Quanto a quello dei “cattivi”, il richiamo è con le atmosfere del gangster movie: lupi accigliati e in divisa da iene tarantiniane obbediscono ciecamente al boss, orrido e ferocissimo.

Il racconto del film procede nel classico ordine della fiaba di formazione con inserti di suspence, gag assai divertenti e soprattutto un notevole commento musicale che trova il suo meglio nella canzone finale, il pretesto narrativo che unisce le sorti del semplice ma genuino Bodi a quelle del sofisticato ma bisogno d’affetto Angus, il felino rock. Complessivamente si tratta di un’operazione piacevole e non banale, benché lontana da quelle pellicole d’animazione che segnano la memoria.

Rock Dog ha due grossi limiti, che colpiranno gli appassionati di animazione ma che difficilmente pregiudicheranno il godimento del film da parte dei più piccoli. Il primo scoglio è di natura tecnica: gli scenari spogli e la mobilità dei personaggi non all’altezza della concorrenza denunciano il budget più ridotto rispetto a quelli di Pixar e DreamWorks, e nel contesto di una commedia cartoon come questa, è un limite che diventa una palla al piede della recitazione e del coinvolgimento. Il secondo problema è la caratterizzazione risaputa dei personaggi e dello stesso plot: bisogna ammettere che Brannon, pure coautore alla Sony di Surf’s Up, concentra l’attenzione sui personaggi con un buon equilibrio, però il ritmo è diseguale, con qualche tempo morto in parte compensanto da improvvisi sprazzi poetici non malvagi (la prima canzone ascoltata alla radio, lo scontro finale coi lupi).

Mettiamola così: il ritmo non isterico del racconto dovrebbe essere una bastevole calamita dell’interesse per i pargoli in un sabato pomeriggio. Per i più grandicelli magari appassionati, uno sguardo attento più avanti, in streaming legale o dvd, potrebbe valere la candela, se non altro per il valore “storico” di cui sopra.


Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>