Rio

Recensione Rio

Rio è un film d’animazione in 3D del 2011 diretto da Carlos Saldanha. Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Jesse Eisenberg, Anne Hathaway, George Lopez, Leslie Mann, Rodrigo Santoro, Jake T. Austin, Carlos Ponce, Jemaine Clement, Tracy Morgan, Jeffrey Garcia, Davi Vieira, Jamie Foxx, Will.i.am.


Il cast vocale italiano è composto da: Fabio De Luigi, Victoria Cabello, Pino Insegno, Chiara Gioncardi, Emiliano Coltorti, Alex Polidori, Roberto Draghetti, Mario Biondi, José Altafini, Emilio Carelli, Francesco Castelnuovo, Franco Mannella, Luca Velletri, Fabrizio Vidale, Marco Guadagno, Cristina Noci, Emiliano Ragno.

Blu è un raro esemplare di Ara di Spix e, durante un incidente di trasporto, viene abbandonato in Minnesota. Per strada lo trova Linda, una ragazzina che decide di portarlo a casa sua. Anni dopo si presenta alla libreria di Linda l’ornitologo Tullio, informandola che Blu è l’ultimo esemplare maschio della sua specie e che ne è stato trovato da poco un esemplare femmina a Rio de Janeiro di nome Gioiel. Dopo un’iniziale difficoltà Tullio riesce a convincere Linda dell’importanza dell’accoppiamento fra i due uccelli e Blu parte per il Brasile.

Blu però non ha mai imparato a volare e quando incontra Gioiel, se ne innamora. I due uccelli vengono rapiti dai bracconieri, che vogliono venderli per ottenere soldi, e vengono legati con una catena. Dopo la loro fuga, Miguel, il cacatua dei bracconieri psicopaticamente diabolico e sadico, inizia a cercare i due uccelli. Blu e Gioiel cercano di liberarsi dalla catena con l’aiuto di Rafael, un saggio tucano, che li porta all’inizio a una rupe, dove cerca di insegnare l’arte del volo a Blu, con scarsi risultati.

Nel frattempo, Linda e Tullio vengono aiutati da Fernando, un orfano povero che aiuta i bracconieri, anche se in verità vuole avere soldi e affetto. Blu e Gioiel sono costretti così ad andare al mercato. Li intervengono allora Pedro e l’inseparabile amico Nico, che portano i tre a una discoteca per uccelli. La festa viene però interrotta dagli Uistitì dai pennacchi bianchi, scagnozzi di Miguel. I volatili hanno la meglio, e così i cinque amici arrivano alla Favela, all’officina di Luiz, un bulldog “professionista” di motoseghe, che li libera (anche se non con una motosega, ma con la sua saliva).

I due Ara di Spix sono liberi. Ma a quel punto, Blu e Gioiel litigano, così Blu lascia il gruppo e Gioiel viene rapita da Miguel. Dopo essere venuto a saperlo, Blu, Luiz, Pedro, Nico e Rafael inseguono il carro dove ci sono i trafficanti di animali per tutto il Carnevale di Rio, fino a raggiungerlo per poi venir catturati e portati su un aereo, nonostante Tullio e Linda abbiano cercato in tutti i modi di fermarli. Nell’aereo Blu riesce a liberarsi e fa lo stesso per gli altri uccelli. Miguel però cerca di fermarli e spezza un’ala a Gioiel. Blu però riesce a far finire Miguel nel motore dell’aereo facendogli perdere tutte le piume.

Nel frattempo, Blu e Gioiel precipitano dall’aereo e durante la caduta i due si baciano. A quel punto Blu riesce a volare salvando Gioiel. I due uccelli decidono di vivere in libertà insieme a tutti gli uccelli per tutta la vita. La coppia, come si vede alla fine del film, avrà tre figli. I bracconieri invece rimangono in prigione. Linda e Tullio adottano Fernando, invece Miguel riesce a sopravvivere all’incidente aereo, ma senza penne e Mauro, il re degli uistitì dai pennacchi bianchi, gli scatta una foto ridendo e lui per la vergogna cerca di coprirsi con una foglia.

Prima o poi doveva succedere, alla glaciazione segue il disgelo e all’alba sempre un nuovo giorno, magari in un continente altro, questa volta tropicale e pieno di colori. E proprio in Brasile e nell’esplosione di musica e allegria del carnevale di Rio è ambientata la nuova avventura della Blue Sky, fenomeno consolidato dell’animazione internazionale, che cerca con grazia digitale il proprio posto tra il design morbido della Pixar e le anime incantate dello Studio Ghibli. Archiviati almeno per il momento Manny, Sid e Diego, emarginati per carattere, circostanze o convenienza che cercavano il loro posto nel mondo e verso climi più temperati, il regista carioca gioca in casa, riconfermando protagonista un animale e rilanciando con un splendido pappagallo addomesticato.

Un esemplare di ara macao (ben)educato che deve fare i conti con la personale inadeguatezza e con il pericolo di essere estinto e spazzato via dal commercio sconsiderato di animali domestici. Proprio come i suoi antenati preistorici, Blu non è perfettamente integrato nella propria specie e d’altra parte se lo fosse stato sarebbe rimasto quello che era, un essere uguale ai suoi simili di cui non valeva la pena raccontare la storia ‘a colori’.

Invertendo lo schema dell’Era glaciale, questa volta è un essere umano ad adottare e a prendersi cura di un animale, Rio forma una famiglia eterogenea ma solida (e solidale), ribadendo daccapo che è più importante l’identità culturale, costruita attraverso le relazioni sociali e affettive, dell’appartenenza biologica. Se il desiderio di riproduzione e di una nuova famiglia in Blu è indotto (dall’ornitologo) e deve fare i conti con l’estinzione più che con l’imprinting, ovvero con l’impronta visiva che alcuni nidiacei ricevono appena nati, è pur vero che il protagonista piumato, costretto alla cattività, comprende in Brasile la propria specificità e accetta con trasporto di corteggiare la celeste Gioiel, trasformando i propri limiti (è ‘incapace’ di volare) in punti di forza.

L’intenzione del volo, intuita nel Minnesota, consultata sui libri di aerotecnica e sperimentata lungo una pista di atterraggio fai da te, diventa urgenza sopra il cielo di Rio e dentro gli occhi di una pappagallina indigena fiera e indipendente, a cui il protagonista si dichiara maldestramente sul Bonde (un tram giallo che risale la città). Le loro azioni in cielo rinviano a quelle in terra e altrettanto romantiche di Linda e Tullio, che si scoprono innamorati tra una fuga, una samba e un’assunzione di responsabilità (e di concreta genitorialità: l’adozione di un bimbo delle favelas).

L’infinita varietà di significati sottesi non inficia il divertimento e nemmeno delude il piccolo (anagraficamente parlando) pubblico di riferimento, a cui d’altra parte l’apprezzamento per le infinite sfumature offerte dalla natura e dalla cultura va insegnato e (di)mostrato. Rio ha uno stile spensierato e brillante, una comicità vivace e visiva che non ha bisogno di ammiccamenti e citazioni cinefile virate in parodia per risolversi e invitare a sorridere. Allo stesso modo l’uso giudizioso del 3D aggiunge unicamente stupore e meraviglia, profondità di campo e l’illusione che Blu e Gioiel volino lieti oltre il limite dello schermo. Perché prima della tecnologia viene sempre la storia e una schiera di interpreti frullanti che riversano nei nostri occhi la festa della vita e la pura bellezza.

Scheda Film

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