¤ Recensione Quando c’era Marnie

Quando c’era Marnie è un lungometraggio d’animazione giapponese diretto da Hiromasa Yonebayashi e prodotto dallo Studio Ghibli, basato sul romanzo Quando c’era Marnie di Joan G. Robinson.


Le voci, nella versione originale sono di Sara Takatsuki, Kasumi Arimura, Nanako Matsushima, Susumu Terajima, Toshie Negishi, Ryôko Moriyama, Kazuko Yoshiyuki, Hitomi Kuroki, Hiroyuki Morisaki, Yo Oizumi, Takuma Otoo, Shigeyuki Totsugi, Ken Yasuda mentre, nella versione italiana sono: Sara Labidi, Benedetta Gravina, Chiara Fabiano, Claudia Catani, Daniela Debolini, Sergio Lucchetti, Antonella Giannini, Agnese Marteddu, Virginia Brunetti, Alessandra Chiari, Doriana Chierici, Tiziana Avarista, Vittorio De Angelis, Sabrina Duranti, Ermanno Ribaudo, Edoardo Nordio, Nicola Braile, Leonardo Caneva, Raffaele Carpentieri, Benedetta Ponticelli, Laura Cosenza, Sacha De Toni.

Anna è una ragazzina orfana di 12 anni timida e introversa che abita a Sapporo con la madre adottiva Yoriko con la quale ha un difficile rapporto. Dal momento che soffre d’asma, su consiglio del medico viene mandata per le vacanze estive presso Kiyomasa e Setsu Ōiwa, una coppia di parenti che abitano in un villaggio marittimo dell’Hokkaido orientale, dove Anna potrà respirare l’aria buona del mare.

Nonostante la calorosa accoglienza dei due coniugi, Anna è ancora incapace di relazionarsi con i coetanei del luogo e preferisce passare le giornate girovagando solitaria nei dintorni del villaggio disegnando paesaggi. Una delle tante sue mete è una grande villa disabitata dall’altra parte dell’acquitrino, ma un giorno ad Anna sembra quasi che le luci della casa si accendano e le pare di intravedere una ragazza bionda dietro una delle finestre.

Quando dopo aver litigato con una ragazza del villaggio durante una festa Anna fugge e si dirige alla villa, trova Marnie ad attenderla e le due ragazze stringono subito una profonda amicizia segreta. Anna si rende conto di poter incontrare Marnie soltanto in determinati momenti e che generalmente durante il giorno la grande villa sembra abbandonata e pare animarsi soltanto la sera.

Un giorno Anna passando nei pressi della villa incontra Sayaka, una bambina più giovane di lei e che a quanto pare è appena andata ad abitare lì con la sua famiglia. Sayaka le chiede se lei non sia Marnie, visto che ha appena trovato il suo diario, e dalla lettura di quello scritto Anna scopre ben presto verità sconcertanti su Marnie, la sua prima grande amica.

Solo il futuro potrà rivelare se Quando c’era Marnie sarà destinato a rappresentare il testamento dello Studio Ghibli, l’atto finale di un’epopea impareggiabile. Primo titolo (e forse ultimo) privo di ogni contributo da parte delle due anime dello studio, Takahata Isao e Miyazaki Hayao, il film rimane quintessenza di uno stile filosofico, emotivo e morale forgiato nei decenni e via via perfezionato dal punto di vista tecnico. I colori e i giochi di luci e ombre in Quando c’era Marnie raggiungono vette stupefacenti, come esige una ghost story britannica, scritta da Joan G. Robinson nel 1967 e trapiantata da Yonebayashi Hiromasa (Arrietty – Il mondo segreto sotto i pavimento) nel paesaggio naturale dell’Hokkaido.

Come già negli ultimi capolavori dello studio, Si alza il vento e La storia della principessa splendente, i personaggi sono scossi da emozioni profonde e brutali, quando non autodistruttive. Il primo segmento di Marnie è scioccante per il verismo con cui racconta di uno stato di depressione e di incapacità di interagire con l’altro da sé; ma il secondo non è da meno, mettendo in scena un’amicizia tra le due ragazze che ha tutte le caratterisitiche della storia d’amore e che sembra indirizzare la vicenda verso un epilogo imprevedibile e spiazzante. Il prosieguo spiegherà le ragioni di un legame così profondo, ma l’impressione di un’analisi psicologica audace e senza precedenti, specie per un film di animazione, resta.

Anna e Marnie, un tomboy e una bambina bionda di un’altra epoca, sono apparentemente opposte per aspetto e ambiente di appartenenza ma complementari come lo yin e lo yang e si attraggono inesorabilmente in un mondo che non accetta l’una per la sua singolarità e l’altra perché non appartiene al piano convenzionalmente inteso come realtà. In Marnie vivono un po’ di Cenerentola e un po’ della sua omonima hitchcockiana, nella sua famiglia la Belle Époque spettrale di Shining e il gotico delle sorelle Brontë; ma per quanti riferimenti cinematografici o letterari si possano cogliere Quando c’era Marnie è soprattutto Studio Ghibli, bildungsroman di una ragazzina più difficile di Chihiro e Kiki, più sola e malinconica di Kaguya. E, benché si avverta in qualche momento l’assenza della supervisione dei due maestri, segreto dell’imprescindibilità di ogni singolo frame delle opere Ghibli, il film di Yonebayashi lascia intuire che vuoto incolmabile sarebbe quello di un mondo senza più Ghibli.

Proprio in questi giorni la Lucky Red ha rilasciato, per il mercato Home Video italiano, una duplice edizione della pellicola. La prima di queste edizioni è costituita dall’ormai scontata edizione DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital. La seconda proposta è in formato Blu Ray, con traccia video con risoluzione a 1080P e traccia audio pienamente in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. L’edizione DVD possiede i seguenti contenuti extra, Storyboard, Trailer, Spot. L’edizione Blu Ray ha i medesimi contenuti extra dell’edizione DVD con in più il Dietro le quinte.

Entrambe le edizioni sono presentate in confezione Amaray. La traccia video, per entrambe le edizioni è in rapporto 1,85:1 Anamorfico. Le due edizioni si differenziano per le tracce audio, infatti, l’edizione DVD propone una traccia audio 5.0 Dolby Digital: Italiano Giapponese, mentre l’edizione Blu Ray propone una traccia audio 5.1 DTS HD: Italiano Giapponese.


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