¤ Recensione: Ponyo sulla scogliera

Ponyo sulla scogliera, anche conosciuto con il titolo internazionale Ponyo on the Cliff by the Sea (“Ponyo sulla scogliera vicino al mare”), è un film d’animazione giapponese del 2008 prodotto dallo Studio Ghibli, scritto e diretto da Hayao Miyazaki basandosi sul racconto Iya Iya En della scrittrice giapponese Rieko Nakagawa, illustrato da Yuriko Yamawaki.


Il cast vocale originale è così composto: Yuria Nana, Hiroki Doi, Jôji Tokoro, Tomoko Yamaguchi, Yuki Amami, Kazushige Nagashima, Akiko Yano, Kazuko Yoshiyuki, Tomoko Naraoka, Agnese Marteddu, Ruggero Valli, Massimo Corvo, Sabrina Duranti, Laura Romano, Carlo Scipioni, Franca Lumachi, Ludovica Modugno, Gianfranco Miranda, Valeria Vidali, Edoardo Nordio.

Il cast vocale italiano è così composto: Agnese Marteddu, Ruggero Valli, Massimo Corvo, Laura Romano, Sabrina Duranti, Carlo Scipioni, Franca Lumachi, Ludovica Modugno.

Una sorta di bambina-pesce fugge dalla sua casa in fondo al mare a bordo di una medusa e finisce su una spiaggia dove viene salvata da un bambino di nome Sōsuke, che la battezza Ponyo, senza sapere che il suo vero nome è, invece, Brunilde. Fujimoto, il padre di Ponyo, la costringe a ritornare a casa, ma lei gli confessa che vuole diventare umana perché si è innamorata di Sōsuke.

   

In assenza del padre, Ponyo riesce a rubargli la magia, così da diventare umana e ad usare molti altri poteri, ma in questo modo rompe l’equilibrio del mondo e causa un terribile tsunami che si abbatte sul luogo dove vive Sōsuke. Ponyo e Sōsuke si ricongiungono, mentre Risa, la madre di Sōsuke, incontra Gran Mammare, la madre di Ponyo. Dopo altri sconvolgimenti, causati sempre dalla magia di Ponyo, Gran Mammare rivela a Risa che se i due bambini riusciranno a superare una prova, Ponyo, rinunciando ai suoi poteri, potrà restare umana e l’equilibrio del mondo verrà ristabilito.

Contro il riduzionismo che colpisce tutto il cinema di animazione, definito sbrigativamente dai senza anima “cartoni animati”, si leva in alto e sopra e sotto la superficie del mare Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki. Mai rassegnato all’impiego della tecnologia digitale, il regista nipponico “sospende” la computer graphic e restituisce la complessità salata del mare con la matita e settanta artisti che hanno disegnato a mano centosettantamila disegni. Sotto i flutti marini nasce l’avventura di Ponyo, pesciolino dal volto umano e poi bambina dai capelli rossi e indisciplinati, che adora il prosciutto e ama Sosuke di un amore infantile e assoluto. Minuta e maldestra, allegra e fiduciosa verso il mondo, Ponyo è uno spirito spensierato e curioso che, muovendosi all’aria aperta e in mancanza di ossigeno, congiunge il mondo del fantastico occidentale (“La Sirenetta” di H. C. Andersen) a quello giapponese del divino.

   

Il suo graduale uscire dalla magia e dalla protezione dell’infanzia coincide con la scoperta di un nuovo mondo in cui diventare grande e di un nuovo affetto con cui diventare grande. Come accade spesso nei film di Miyazaki, i personaggi maschili sono eccellenti compagni d’avventura e ammiratori entusiasti che occupano la scena allo stesso livello dei personaggi femminili. Se il corpulento aviatore di Porco Rosso sceglie di ritirarsi su un’isola dell’Adriatico e di smettere di appartenere al mondo degli uomini, trasformandosi in un maiale, è in quello stesso mondo che si tuffa letteralmente la pesciolina Ponyo, disponibile a credere all’impossibile fino al punto di diventare bambina.

L’età di Ponyo permette a Miyazaki di mantenere tratti spensierati e radiosi accanto al senso di minaccia causato dallo tsunami che ha annegato lo scintillare quieto del mare. Meno addolorato e oppresso di Porco Rosso, Ponyo sulla scogliera è una favola sulla potenza della parola data e della promessa mantenuta, sull’amore, sul rapporto tra giovani e anziani, sul confronto e il rispetto degli altri. Combinando la propria identità culturale con le culture altrui, Miyazaki confeziona un film deliziosamente infantile che ha il dono di essere comprensibile senza smettere di parlare la propria lingua. Un film disegnato a matita per entrare in contatto con i personaggi e le loro emozioni, una fiaba incantevole capace di finire bene senza essere ammaestrata. Al di là delle riflessioni e del principio ecologico sotteso, di Ponyo sulla scogliera resta sopra ogni cosa il piacere che produce guardarlo.


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