Pom Poko (Heisei tanuki gassen Ponpoko?, lett. “Pom Poko, battaglie tanuki dell’era Heisei”) è un film giapponese di animazione diretto da Isao Takahata, tratto dal racconto Futago no hoshi di Kenji Miyazawa.
Il film, nel cast vocale originale, ha le voci di Kokondei Shinchou, Makoto Nonomura, Yuriko Ishida, Norihei Miki, Nijiko Kiyokawa, Shigeru Izumiya, Gannosuke Ashiya, Takehiro Murata, Beichou Katsura, Bunshi Katsura, Kosan Yanagiya, Akira Kamiya, Rei Sakuma, Tomokazu Seki, Minoru Yada.
Il grande successo di Omohide poro poro non lasciò Isao Takahata inoperoso, e infatti presto iniziò a lavorare su Pom Poko, il suo terzo film targato Studio Ghibli. Heisei tanuki gassen Ponpoko, titolo originale che possiamo tradurre letteralmente in italiano come “Pompoko, le battaglie tanuki dell’era Heisei”, fu premiato al Festival di Annecy nel 1994, dove gli fu conferito il premio per il miglior lungometraggio. Il film riscosse un enorme successo in Giappone dove fu il film più visto nel 1994.
Pom Poko è stato il film immediatamente successivo a Porco Rosso, diretto da Hayao Miyazaki; lo stesso Miyazaki decise il soggetto del film, ispirandosi, per associazione di idee, a qualcosa simile al maiale del film precedente. E la cosa più vicina al maiale fu il tanuki. A differenza dei precedenti film diretti da Takahata Isao, dove le sceneggiature erano state tratte da manga o libri preesistenti, la sceneggiatura di questo film è originale e scritta da Takahata stesso.
Il comparto tecnico del film è lodevole, sia per quanto riguarda animazioni e colori, sia per le musiche. Pom Poko è una festa di colori sgargianti, di trasformazioni veloci, animate e sorprendenti, di musiche tradizionali e di allegre “ondo” che i tanuki si divertono a intonare e ballare battendosi il pancione come fosse un tamburo e sbevazzando sakè.
Ammirevole è la versione italiana, in cui sono stati mantenuti tutti i nomi giapponesi, non solo quelli propri dei personaggi e delle città, ma anche quelli comuni di luoghi, oggetti, creature e culti. Ottimo è il doppiaggio, che schiera il simpatico Carlo Valli come voce narrante, in modo da dare un tono documentaristico un po’ ironico e scanzonato alla vicenda. Nel cast sono inoltre coinvolti numerosi grandi nomi del doppiaggio romano come Dante Biagioni, Gabriele Patriarca o Paolo Lombardi.
Alcune delle trasformazioni effettuate dai tanuki durante il film richiamano direttamente delle famose leggende giapponesi. In una sequenza del film ad esempio i tanuki si esercitano nelle trasformazioni cambiando la loro forma in quella di una teiera di ferro. Questa teiera richiama la leggenda Bunbuku Chagama, in cui un tanuki si trasforma in una teiera (chagama), e naturalmente viene messo sul fuoco.
Verso la fine del film l’anziano Yashimano Hage costruisce una barca che richiama nell’immaginario giapponese la barca fatta di fango con cui i tanuki vanno verso la morte. Questo episodio è basato sulla credenza di Fudaraku, un antico culto buddista. Il culto di Fudaraku credeva in un’isola nei mari occidentali, chiamata appunto Fudaraku, dove ci si poteva liberare delle sofferenze e dolori e raggiungere il nirvana.
Tanuki con il tipico scroto ingigantito, in una stampa di Tsukioka Yoshitoshi.
Alcuni tanuki, come quelli che nel film vivono nel tempio di Awa, sono inoltre considerati divinità nell’olimpo giapponese, sono considerati forti e potenti e vengono per questo venerati. Oltre ai tanuki anche le volpi vengono venerate e sono considerate i messaggeri terrestri del dio Inari, divinità legata allo shintoismo. Alcune scene del film sono ambientate proprio davanti ad un tempio scintoista dove viene venerata la volpe; l’apparizione del tanuki trasformato da volpe bianca provoca quindi un forte spavento poiché equivale all’apparizione del dio Inari.
Il disegno di questo lungometraggio presenta diverse scelte grafiche nella rappresentazione dei tanuki. Questo animale ci viene presentato innanzitutto con un aspetto realistico, e lo vediamo in questa forma ogni volta che deve interagire con esseri umani, o con il loro mondo.
La seconda forma in cui vediamo il tanuki è la forma antropomorfa. Il narratore ci spiega che i tanuki sono soliti assumere questa forma quando si trovano lontano da occhi umani.
La terza rappresentazione del tanuki è molto stilizzata, e fortemente voluta da Miyazaki Hayao[senza fonte] per rendere un omaggio a Sugiura Shigeru, anziano mangaka molto amato da Miyazaki, che era solito rappresentare i tanuki in modo stilizzato. Takahata, sebbene volesse anch’esso usare i disegni di Sugiura, immaginava il film disegnato in altri modi, e quindi usò questi disegni per rappresentare i momenti i cui i tanuki erano abbattuti o distratti, ad esempio durante un combattimento o una festa, e quindi incapaci di mantenere una forma completa e precisa.
Si può notare una piccola curiosità durante la strategia degli Spettri: vi compaiono infatti altri personaggi dello studio Ghibli come Kiki, la protagonista di Kiki consegne a domicilio, Taeko di Omohide poro poro, Totoro da Il mio vicino Totoro e l’aereo presente nel lungometraggio Porco Rosso (Kurenai no buta).
Pom Poko è film che non lascia indifferenti, ma che colpisce lo spettatore nel profondo e anzi lo spinge alla riflessione, portandolo ad interrogarsi sul rapporto fra l’uomo e la natura e sulle conseguenze che l’espansione urbanistica ha sull’ambiente e sulla fauna terrestre. La tematica ecologista si mescola con una numerosa serie di rimandi a svariati elementi della cultura giapponese.
È in un certo senso un film “giapponese per giapponesi” e, sia pure nell’ottimamente riuscita traduzione in lingua italiana, non riuscirà ad essere pienamente compreso da un pubblico straniero non avvezzo a determinati elementi culturali nipponici di cui la vicenda dei tanuki dell’era Heisei è costellata. Per lo spettatore che riesce a coglierli, tuttavia, si prospetta un viaggio dolceamaro in quello che, mascherato da allegro film per bambini, nasconderà invece tematiche e risvolti molto profondi. Rimane, nonostante questo, una storia capace di divertire, appassionare, far riflettere e commuovere, un film splendidamente realizzato che si fa specchio di una cultura aliena all’occidente, la cui visione è dunque consigliata per chi volesse avvicinarsi maggiormente al Giappone e alle sue credenze, sia pure in maniera spiritosa. In fondo, il forte messaggio ecologista che il film vuole lanciare è universale, poiché il problema non riguarda soltanto i tanuki del Giappone ma la natura dell’intero pianeta.
Proprio in questi giorni la Warner Bros. ha riproposto, per il mercato Home Video italiano, una duplice edizione della pellicola. La prima di queste edizioni è costituita dall’ormai scontata edizione DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital. La seconda proposta è sempre in formato Blu Ray, con traccia video con risoluzione a 1080P e traccia audio pienamente in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. Purtroppo entrambe le edizioni risultano essere prive di contenuti extra ed inserti speciali di particolare e rilevante importanza.
