¤ Recensione Plastic Little

Plastic Little è un manga Kinji Yoshimoto con i disegni di Satoshi Urushihara nel 1994 e pubblicato dalla Gakken, ed adattato nello stesso anno in un OAV prodotto dalla KSS avvalendosi ancora una volta degli eccelsi disegni di Satoshi Urushihara.


In un futuro prossimo la gente vive in isole-colonie artificiali che, grazie a un controllo gravitazionale, fluttuano nell’aria sul cosidetto “Oceano di nuvole”. La nostra attenzione si concentra su una squadra di Pet-shop Hunter, coraggiosi cacciatori dei tanti animali che popolano l’Oceano di nuvole. Con un tono a volte drammatico e a volte spudoratamente comico (ma spesso maliziosamente sexy) Urushihama narra le loro gesta, con la speranza di entusiasmarvi grazie a storie colme di emozioni. A partire dal capitano Tita, una vivace fanciulla predestinata a diventare una Pet-Shop Hunter.

Questo manga descrive di un futuro dove le persone vivono su isole artificiali che fluttuano nell’aria grazie a un dispositivo che serve a controllare la forza gravitazionale. L’oceano di nuvole che circonda queste isole è popolato da strani ed esotici animali che i pet shop hunter catturano per poterli vendere ai collezionisti e ai giardini zoologici ed è in questo contesto che prende inizio e si svolge la storia di Plastic Little.

Urushihara non è uno dei mangaka (letteralmente “disegnatore di fumetti”, cioè fumettista) più prolifici, questo perché non fa solo manga, ma è anche un illustratore affermato e character designer. Dopo il diploma ha lavorato presso la Toei Animation dove, in tempi brevi, diventa animatore chiave nella serie televisiva Transformer. Nel 1985 diventa freelancer e realizza manga (Legend of Lemnear), anime (Record of Lodoss War) e anche videogiochi (Cybernator). Nel 1990, insieme agli illustratori Kinji Yoshimoto (con cui ha collaborato per realizzare l’OAV di Plastic Little) e Yoshihiro Kimura, ha creato la casa di produzione Earthwork.

La componente fantascientifica della storia, come avviene in altre opere di Urushihara, fa solo da sfondo agli eventi narrati in questo volumetto autoconclusivo.
Come al solito, i disegni di Satoshi Urushihara sono molto ben realizzati e quando si tratta di ragazze con volti graziosi e fisico sexy, l’autore non lesina di mostrare grazie agli stravaganti abbigliamenti tipici delle sue storie, riuscendo a dare il massimo proprio nel dettagliare i corpi (ed i seni) delle sue protagoniste. La cosa è diversa per i personaggi maschili che compaiono nella storia, quei pochi che ci sono, paragonati a quelli femminili, risultano decisamente molto più anonimi e, questo contrasto, fa spiccare maggiormente la bellezza di Tita e di tutte le altre esponenti del gentil sesso.

Come accennavamo ad inizio recensione, ci troviamo ad un’opera che gioca con i generi, mescolando tra loro fantascienza, avventura, e commedie sexy, ma attenzione, con la definizione di commedia sexy non intendiamo nulla di erotico o, peggio ancora di volgare. Satoshi Urushihara, involontariamente, è riuscito a reinventare delle tematiche classiche col solo scopo di ostentare e celebrare la bellezza dei corpi femminili. Qualcosa di simile, anche se con toni minori, è stato fatto nel cinema italiano degli anni 70/80 con i film di Edwige Fenech, all’epoca tanto bistrattati ed oggi considerati di culto ed introvabili in edizione Home Video.

Il manga di Plastic Little era già stato pubblicato in Italia diversi anni fa dalla Planet Manga che, nei mesi scorsi, ha deciso di ristamparlo e riproporlo in un’edizione completamente nuova, con una maggiore cura per le tavole, l’impaginazione ed i materiali utilizzati.

Ricordiamo ai nostri lettori che, questo bellissimo manga in volume unico lo possiamo anche ammirare nella sua trasposizione animata, grazie all’OAV che la Yamato Video ha diffuso prima in VHS e, in tempi più recenti, anche in DVD. Il doppiaggio italiano è stato eseguito ottimamente presso DDE Divisione Doppiaggio Edizioni di Milano sotto la direzione di Sergio Masieri.

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