Penguin Highway

¤ Recensione Penguin Highway

Penguin Highway è un film d’animazione giapponese, diretto da Hiroyasu Ishida. La storia è tratta dall’omonimo romanzo per ragazzi scritto da Tomihiko Morimi, vincitore nel 2010 del Nihon SF Taisho Award.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Kana Kita, Yuu Aoi, Megumi Han, Rie Kugimiya, Mika Fukui, Naoto Takenaka, Hidetoshi Nishijima, Mamiko Noto, Misaki Kuno.

Il cast vocale italiano è composto da: Antonella Baldini, Emanuela Ionica, Monica Volpe, Leonardo della Bianca, Gabriele Patriarca, Massimo De Ambrosis, Francesco Pezzulli, Emanuela Damasio, Ilaria Pellicone, Tatiana Dessi, Gabriele Meoni, Gaia Bolognesi, Marco Giansante.

Aoyama, un bambino di tredici anni, con doti intellettuali prodigiose, ha un modo tutto suo di vedere e conoscere il mondo, tiene dei quaderni su cui annota quotidianamente le sue osservazioni, i suoi esperimenti e le sue esplorazioni. Un giorno alcuni pinguini compaiono improvvisamente nella città in cui vive, Il ragazzino decide di indagare e cercare di risolvere l’enigma sul perché dei pinguini si trovassero nella sua città. Poco tempo dopo aver trovato degli indizi su essi Aoyama si trova vicino ad una fermata dell’autobus, insieme ad una ragazza da lui chiamata “sorellona”,la ragazza lavora in uno studio dentistico. In questo luogo i due scoprono un fenomeno straordinario dopo che la ragazza lancia una bibita in aria quest’ultima si trasforma inspiegabilmente in un pinguino. Dopo essere riuscito a capire il motivo delle trasformazioni degli oggetti in pinguini il ragazzo viene portato da una sua compagna di classe di nome Hamamoto insieme al suo compagno di esplorazioni Uchida, nei meandri di una foresta spuntando su una prateria, mostrandogli un oggetto tondo sospeso in aria, i tre Aoyama, Hamamoto e Uchida passano l’estate in quella prateria controllando la sfera e annotandone ogni cambiamento. In seguito, si scoprirà che i pinguini, la sfera e la ragazza soprannominata “sorellona” sono collegati.

     

In Giappone Penguin Highway è stato un notevole successo letterario, tanto da aggiudicarsi il Nihon SF Taisho Award, dedicato alla letteratura sci-fi: un testo che attendeva solo il – difficile – adattamento su grande schermo.

Un onore toccato allo studio Colorido, nato da una costola dello studio Ghibli e naturalmente destinato a grandi cose, che debutta nel lungometraggio proprio con Penguin Highway. Un soggetto complicato, reso sceneggiatura da Makoto Ueda e diretto da Hiroyasu Ishida, concentrandosi sul punto di vista del suo singolare protagonista, una sorta di versione in miniatura di Spock di Star Trek, dominato dalla razionalità e dalla fretta di crescere.

Un ragazzino talmente freddo e logico da cercare una spiegazione scientifica anche della sua ossessione per il seno prosperoso di “sorellona” (un termine che non sottende alcun legame di parentela, ma è traduzione di onesan, con cui in Giappone sono chiamate le ragazze tra i venti e i trent’anni). In breve tempo Aoyama individuerà un legame tra le moltitudini di pinguini e “sorellona”, accettando una componente di irrazionale e di magico nel rigido schema attraverso cui osserva il mondo.

Sotto le apparenze di un classico coming of age si cela la peculiarità di un racconto allegorico ed ellittico su un ragazzino sui generis e su una società che vive nella negazione. Aoyama cancella l’emotività almeno quanto la società nipponica soffoca ogni forma di infantilismo: sono così i pinguini e le altre creature generate apparentemente dal nulla a rompere la barriera invisibile della razionalità, obbligando gli adulti a confrontarsi con l’ignoto, abbattere schemi precostituiti e osservare la realtà con gli occhi di un bambino.

Ma questa non è che una delle possibili interpretazioni dell’anime di Ishida, che si cela in un racconto simbolico, rifuggendo ogni forma di semplificazione e spiegazione. Anche la consueta suddivisione in tre atti lascia il posto a una progressione non lineare, che rischia di disorientare molti spettatori. Alice nel Paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio sono una traccia presente come sottotesto, ma lo sviluppo del soggetto ha nell’originalità eccentrica uno dei suoi punti di forza. Sono la coesione dei diversi segmenti e il legame tra le svolte narrative introdotte e la risoluzione a convincere solo parzialmente, forse anche in virtù della scarsa empatia con il percorso formativo di un protagonista che sembra apprendere molto poco dai propri errori. E di un epilogo dilatato al di là di ogni plausibile motivo. In originale la voce di “sorellona” è affidata alla popolare Yu Aoi, “fidanzatina” del Giappone, ormai onnipresente nei film di Kiyoshi Kurosawa, Yamashita o Yamada.

Scheda Film

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