¤ Recensione Paprika – Sognando un sogno

Paprika – Sognando un sogno è un lungometraggio d’animazione giapponese del 2006 scritto, disegnato e diretto dal maestro Satoshi Kon, tratto dall’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, presentato in anteprima mondiale alla 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2006.


Il cast Vocale originale della pellicola è così composto: Megumi Hayashibara, Tōru Furuya, Kōichi Yamadera, Katsunosuke Hori, Toru Emori, Daisuke Sakaguchi, Mitsuo Iwata, Rikako Aikawa, Satoshi Kon, Yasutaka Tsutsui, Akio Ôtsuka.

Il cast Vocale Italiano è così composto: Perla Liberatori, Federica De Bortoli, Simone Mori, Giorgio Lopez, Michele Gammino, Renato Mori, Fabrizio Manfredi, Matteo Liofredi.

In un futuro non troppo lontano, un’invenzione nota come DC Mini permette agli psicoanalisti di immergersi nei sogni, e quindi nel subconscio dei propri pazienti in modo da conoscere e curare stati alterati e problematiche nascoste dell’io. La dottoressa Atsuko Chiba, sotto lo pseudonimo di Paprika, comincia ad utilizzare questa procedura anche al di fuori della struttura ospedaliera in cui è capo della ricerca, sempre con il fine di aiutare le persone traumatizzate da eventi passati.

   

Essendo la procedura ad alto rischio e ancora in via sperimentale, le DC Mini vengono custodite con la massima attenzione. Eppure alcune di queste vengono rubate, e subito l’équipe sospetta di uno dei dottori, scomparso misteriosamente. Il ladro si mette subito al lavoro e, grazie alla tecnologia trafugata, riesce a far vivere alle persone sogni ad occhi aperti, trasformando le sue vittime in pupazzi impazziti. La creazione di un “sogno collettivo” che minaccia la distruzione dell’intera umanità spinge quindi Paprika ad entrare in azione per scongiurare l’imminente catastrofe.

Trasposto assai liberamente da un romanzo di Yasutaka Tsutsui (maestro della letteratura fantascientifica giapponese), Paprika è un’opera metacinematografica, un’apocalisse onirica che confonde magnificamente i piani del reale, del sogno, del fantastico e del cinematografico. Satoshi Kon replica la magia di Perfect Blue, disegnando un nuovo psyco-thriller animato che unisce al realismo del disegno la libertà immaginativa delle trame, senza temere di deludere le aspettative di estimatori e spettatori. Dopo l’incalzante opera prima, piena di false piste, il geniale animatore nipponico inventa una macchina fantastica capace di penetrare i sogni e di trasformarli in film. Il villain è un ladro che ruba l’anima e la psiche di chi dorme. L’eroina è una dottoressa che recupera i sogni dei sognatori. Il giustiziere è un detective con fobie cinematografiche. Il luogo è un futuro prossimo. Il motore è una macchina, il DC-Mini, che come il cinema svolge, rallenta, scompone e analizza la “materia onirica”. Così la realtà, come la trama, diventerà presto inafferrabile per i protagonisti animati e per gli spettatori.

Realizzare un film è un po’ come realizzare un sogno, e se Michel Gondry ritaglia cartoncini e arriccia carta crespa per narrarne “l’arte”, Satoshi Kon si confronta con la scienza di Freud e col cinema dal vero usando l’animazione come elaborazione artistica e non come una semplice registrazione del reale. Personaggi, città e luoghi fantastici sono restituiti in modo da non assecondare i luoghi comuni che ne trascurano la realtà complessa e stratificata. L’originalità del regista giapponese consiste nell’uso di una grammatica che fa riferimento al mondo “reale” dell’immaginazione e che sfida a colpi di “spezia” i pregiudizi nei confronti delle immagini animate. Paprika porta all’estremo le tematiche del “perfetto blu”, continuando a esplorare le relazioni sogno/realtà, immaginazione e realtà, fino a confonderle e a sovrapporle, fino a produrre uno stordimento nel quale perdere trama e spettatore.

Concludiamo questa nostra recensione con una curiosità che, gli spettatori più attenti avranno certamente notato. Verso la fine del film, quando il detective Kogawa va al cinema, si possono vedere le locandine delle opere precedenti di Satoshi Kon: Perfect Blue, Millennium Actress e Tokyo Godfathers, e il riferimento all’opera Domu – Sogni di bambini di Katsuhiro Ōtomo.


Lascia un commento