Nut Job - Operazione noccioline

¤ Recensione Nut Job – Operazione noccioline

Nut Job – Operazione noccioline (The Nut Job) è un film d’animazione del 2014 diretto da Peter Lepeniotis e realizzato in CGI. Il film si basa sul cortometraggio Spocchia lo scoiattolo del 2005.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Will Arnett, Brendan Fraser, Gabriel Iglesias, Jeff Dunham, Liam Neeson, Katherine Heigl, Stephen Lang, Maya Rudolph, Sarah Gadon.

Il cast vocale italiano della pellicola è composto da: Fabrizio Vidale, Alessandro Quarta, Nanni Baldini, Stefano Mondini, Barbara De Bortoli, Pino Insegno, Laura Romano, Giuppy Izzo, Letizia Ciampa, Roberto Draghetti, Franco Mannella, Luca Graziani, Monica Ward, Francesco Venditti, Davide Lepore.

La storia è ambientata nella cittadina di New York negli anni 60. Un incorreggibile ed egoista Scoiattolo di nome Spocchia viene bandito dal parco della città, dopo una rapina ad un chiosco di banane andata male. Dopo essere stato bandito dal Boss, un Procione a capo dagli altri animali, in quanto ha causato la distruzione di tutte le provviste per l’inverno, Spocchia progetta una rapina di proporzioni esagerate ad un negozio di banane che salverebbe così le sorti del parco. Lo scoiattolo, accompagnato da alcuni elementi del parco mandati dal capo di esso ad aiutare Spocchia, si ritrova inconsapevolmente coinvolto in un’avventura complicata. Tra l’altro si incroceranno con un gruppo di uomini che progetta di usare il negozio di banane come copertura per effettuare una rapina ben congegnata. Spocchia grazie ad Sally, una gentile ma assennata femmina di procione, col susseguirsi degli eventi imparerà ad essere più muscoloso e a mangiare un gelato.

Ci vuole un discreto lasso di tempo perché Nut Job sistemi come si deve le carte in tavola e si lanci nel vivo dell’avventura. Prima di quel momento non è facilissimo “entrare” nel film, ma se i piccoli spettatori a cui si rivolge non mancheranno di fiducia e pazienza, la soddisfazione promessa arrverà.

   

Espansione e sviluppo del cortometraggio Surly Squirrel, il film contiene anche un’altra crescita, quella del protagonista Spocchia da birbante egoista a salvatore del branco. La sua maturazione prevede un vero e proprio percorso, anche interiore, punteggiato di disavventure e capitomboli in salsa slapstick, e scandito dal mutare dei suoi rapporti con i compagni di turno, dall’amico fedele ma dato per scontato, al cane Sottiletta, soggiogato dapprima con la forza e poi con un potere ben più forte, quello dell’amicizia. All’eroe “in viaggio” non può mancare un oggetto magico – in questo caso un fischietto ad ultrasuoni – e una ricompensa inaspettata, ma più che meritata.

Non siamo nel quadro delle grandi produzioni del cinema contemporaneo d’animazione; inutili dunque i paragoni qualitativi con Disney o Dreamworks, perché di fatto sproporzionati. Eppure è il film stesso a chiamare in causa tutta una memoria cinematografica esterna alle sue coordinate, citandola, al limite dell’imitazione, nel disegno dei personaggi. Se Spocchia non ha la minima chance di poter competere con Scrat (de L’Era Glaciale) o con la metamorfosi di Semola nella Spada nella Roccia (per citare un antenato illustre), i suoi compagni non si fanno scrupolo di assomigliare agli animali di Ratatouille, La Gang del Bosco o, sconfinando su altri schermi, persino Angry Birds. La sensazione rischierebbe di farsi spiacevole se non fosse per la trovata migliore del film: quell’ambientazione newyorkese anni ’50, con tanto di Lana (Turner) pupa del boss, che si fa perdonare altre mancanze di fantasia.

Scheda Film

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