Mune – Il guardiano della luna è un film d’animazione del 2015, diretto da Benoît Philippon e Alexandre Heboyan. Il cast vocale della pellicola è costituito da Michael Gregorio, Izia Higelin, Féodor Atkine, Omar Sy per la versione in lingua originale e da Davide Perino, Valentina Favazza, Simone Mori, Massimo Lodolo per la versione in lingua italiana.
Cosa succederebbe se il Sole non tornasse a splendere ogni mattina? O se la Luna dimenticasse di fare il suo giro e di illuminare le stelle e il cielo della notte? Mune, il custode della Luna, combatterà per proteggere il mondo dalle forze del male che hanno oscurato il Sole e la Luna. Il suo amore per la Luna e per la donna dei suoi sogni lo farà diventare l’eroe più grande dell’Universo!
Si rimane a bocca aperta di fronte a Mune, man mano che si fa sempre più chiaro che non è la trama a contare in questo caso, e che la vera avventura cui siamo chiamati a partecipare è un’avventura estetica, l’immersione in un poema visivo.
Nella cosmogonia immaginata da Benoit Philippon e Alexandre Heboyan, l’alternarsi del giorno e della notte è assicurato dall’incedere di due “templi”, due creature mitologiche di fattezze animalesche e proporzioni colossali, a loro volta affidate alla guida dei due rispettivi guardiani. Il tempio del giorno trascina il sole lungo il pianeta, mentre la luna è legata al tempio della notte. Miyazaki e il suo castello errante sono certamente tra le ispirazioni, ma il disegno di Mune è una creazione originale, che non ha debiti palesi con nessuno. L’architettura del mito e la variopinta e fantasiosa resa grafica, anziché creare un senso di artificio, riescono nell’impresa di suscitare nello spettatore la riscoperta della meraviglia della natura e del suo essere spettacolo in sé e per sé. Oriente e Occidente si fondono nel racconto e nell’abito di questa parabola sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dell’organismo che ci ospita e sull’equilibrio come bene prezioso, da garantire ad ogni costo. Heboyan, che ha fatto esperienza di animazione presso la Dreamworks, in particolare su Kung Fu Panda, riprende da lì l’idea di un protagonista all’apparenza deficitario rispetto alle richieste del ruolo per cui è stato scelto, che stupirà se stesso e gli altri mostrando di possederne, invece, l’essenza più pura. Allo spettacolo della natura si aggiunge così lo spettacolo che può dare l’individuo spronata dalla causa più nobile.
Lunare come una fiaba esotica, capace di avvicinare il mondo del sogno e del mito, Mune è una fantasia visiva ammaliante, che cattura nelle sue spire e restituisce incantati. E poco importa se la sceneggiatura ha dei buchi o fa dei salti: sono tutte figure retoriche di un discorso in cui l’umano e il razionale non hanno spazio di parola, ma solo dovere di ascolto.
Una storia delicatissima che incanta il pubblico di piccoli spettatori, ma anche i grandi. La delicatezza dei disegni alterna scenari degni di “Avatar” ad un mondo fatto di sogni più stilizzato, ma ugualmente gradevole. Mentre il carattere dei personaggi rappresenta l’uomo con le sue debolezze, ma anche le virtù. L’incedere del racconto è costellato da piccole storie e colpi di scena che rendono il ritmo sostenuto senza annoiare mai. I bambini scatenati nell’intervallo tornano immediatamente immobili alla ripresa della proiezione rapiti dal sogno di Mune.
Anche gli scontri con il cattivo non sono mai violenti per non impressionare i bambini, mentre i contenuti sono fortemente educativi distinguendo la spontaneità dall’ipocrisia delle malelingue, il tutto con una delicatezza da fiaba che incanta e affascina.
Insomma al di là della moralina sul “credere in se stessi”, Mune – Il guardiano della Luna è un interessante esperimento visivo, specie per un film europeo che prova a coniugare l’estetica del “grande incasso” a una più d’essai strizzando l’occhio ai prodotti educativi rivolti ai più piccoli che però non annoiano i grandi.
