Megamind

¤ Recensione Megamind

Megamind è un film d’animazione del 2010, diretto da Tom McGrath e doppiato in originale da: Will Ferrell, David Cross, Tina Fey, Jonah Hill, Brad Pitt, Ben Stiller.


Il cast di doppiatori italiani è composto da: Roberto Pedicini, Nanni Baldini, Stella Musy, Stefano Crescentini, Adriano Giannini, Vittorio Guerrieri.

Megamind sta precipitando al centro della città di Metro City, e con un’analessi inizia a raccontare la sua storia: egli è nato su un lontano pianeta e dopo otto giorni di vita è stato inviato dai suoi genitori sulla Terra perché il suo pianeta stava per essere distrutto da un buco nero. Dal pianeta vicino arrivò un altro bambino, che seguì Megamind. Negli anni che seguirono, Megamind e l’altro bambino furono cresciuti rispettivamente in un carcere e da una ricca famiglia; si rincontrarono a scuola, Megamind decise che ciò che gli riusciva meglio dopo essere emarginato e deriso da tutti era essere cattivo ed i due divennero rivali.

Anni dopo, ormai adulti, Megamind è diventato il supercriminale numero uno della città, mentre Metro Man, il supereroe più forte. Un giorno, dopo aver rapito per l’ennesima volta Roxanne Ritchi, grande ammiratrice e amica di Metro Man, Megamind intrappola quest’ultimo in un enorme fortezza di rame. Una volta bloccato Metro Man, Megamind e Minion, il suo buffo braccio destro, lanciano un enorme raggio, alimentato dall’energia del sole, contro l’eroe: all’inizio sembra che il raggio impieghi troppo tempo a caricarsi, causando a Megamind una figuraccia; Metro Man, rinchiuso, rivela che il suo punto debole è sempre stato il rame, sbalordendo il supercriminale; un attimo dopo, il raggio lo colpisce provocando una esplosione e la morte dell’eroe (di cui restano solo lo scheletro e il mantello). Così Megamind ottiene il controllo della città.

     

Dopo diverse settimane, però, Megamind comincia ad annoiarsi e a sentire la mancanza del vecchio nemico. Una sera l’alieno, non sopportando più la nostalgia, decide di far esplodere la statua di Metro Man nell’atrio del museo dedicato a quest’ultimo. Ma si accorge di Roxanne, anche lei al museo e per non farsi vedere in pigiama, il criminale con il suo orologio mutaforma scannerizza il custode Bernard, si tramuta in questo e disidrata l’uomo per nasconderlo. Lui e Roxy lasciano il museo assieme, prima che il posto esploda, ma un dialogo con la ragazza fa capire a Bernard (cioè Megamind) di poter creare un nuovo eroe da combattere. Il giorno dopo, l’alieno e uno scettico Minion riescono a ricreare poteri di Metro Man, estraendoli da un frammento di forfora preso dal mantello dell’eroe, mettendoli in una speciale pistola da usare per dare i poteri a qualcuno. Megamind riceve una telefonata di Roxy in cerca di Bernard e scopre che questa è fuori dal suo nascondiglio: ritrasformatosi nel custode l’alieno esce e senza farsi vedere la raggiunge, nel tentativo di farla uscire ottiene l’effetto contrario. Nel laboratorio dopo una serie di eventi buffi e sfortunati, e scambi Megamind/Bernard la pistola per sbaglio colpisce Hal, collega di Roxanne rimasto fuori dal covo ad aspettarla, dando così a lui i poteri.

Un volta fuori, Roxanne e Hal se ne tornano a casa dopo aver salutato Bernard, che tornato Megamind li segue con Minion sulla loro auto invisibile fino a casa del ragazzo, che nel frattempo manifesta i poteri ottenuti, divenendo muscoloso e forte. Megamind, trasformandosi in una specie di strano uomo spaziale, rivela ad Hal di essere il suo “Padrino Spaziale” e così inizia ad allenarlo. Nel frattempo, sotto le mentite spoglie di Bernard, inizia a frequentare la reporter, finendo per innamorarsi di lei, e viceversa. Purtroppo, la sera prima del primo duello con Hal, e in procinto di andare ad un appuntamento con Roxy, Megamind litiga con Minion, rivelando di non voler più essere cattivo e lasciando trapelare il suo amore per la reporter: Minion, scioccato dalle due notizie, abbandona Megamind e sparisce dalla circolazione.

Quella sera stessa, Titan, cioè Hal mascherato, va a far visita a Roxanne, sperando così di conquistarla, essendo anch’egli innamorato di lei: tuttavia Roxanne dice di non amarlo, e così lui si allontana deluso e furioso. All’appuntamento con Bernard, poi, durante un lungo e romantico bacio, Roxy premendo per sbaglio l’orologio di Bernard scopre che in realtà è Megamind e così lo lascia. Il giorno dopo, Megamind, con il cuore spezzato, decide di riprendere la sua vita da cattivo: va a trovare Titan per battersi con lui, scoprendo che questo in casa tiene numerosi oggetti di valore, e Hal stesso riferisce di averli rubati; Hal, infatti, rifiutato da Roxy, ha pensato che i poteri fossero inutili se non poteva avere lei e che a fare l’eroe non ci si guadagna niente, quindi ora vuol farsi valere dominando la città. Il supercriminale è deluso dal fallimento del piano, quindi per irritare Hal gli rivela che il Padrino Spaziale non è altri che l’alieno, che gli ha dato i poteri ed esce con Roxanne. Tanto basta a far infuriare Titan, con cui Megamind inizia a combattere tramite un enorme robot: durante la battaglia ha Hal la meglio, e Megamind si aspetta di tornare alla vecchia vita, fatta di scontri ed arresti, ma ha la brutta sorpresa che Hal vuole ucciderlo e non catturarlo. L’alieno, usando i suoi assistenti robot, intrappola il giovanotto in una grossa sfera di rame, ma stranamente non ha effetto, Megamind sorpreso però riesce a scappare e Titan comincia a distruggere la città.

Non capendo perché il rame non ha funzionato e non ricordando dove ha lasciato l’auto invisibile con dentro la speciale pistola che può anche togliere i poteri, Megamind persuade Roxy a portarlo nel covo di Metro Man. La ragazza lo porta alla loro vecchia scuola dove. in un nascondiglio sotterraneo, scoprono che Metro Man è vivo. Quest’ultimo racconta la verità: annoiato dalla monotonia delle sue giornate e sentendo di non aver mai potuto scegliere cosa fare della sua vita, ha inscenato la sua morte per scomparire dalle scene e ricominciare da zero, fingendo che il rame fosse la sua debolezza e lasciando uno scheletro finto col suo mantello. Inoltre l’eroe non è intenzionato a intervenire, ma dice a Megamind di cercare la sua vera strada. L’alieno una volta fuori deluso dal suo ennesimo fallimento, sapendo che l’unica cosa che sa fare è perdere e ha sempre pensato a se stesso come il cattivo di turno, torna in prigione. Roxy prova a far ragionare Hal, ma ottiene solo di essere legata alla cima della costruzione più alta della città, la Metro Tower.

Nella sua cella di isolamento Megamind riceve una sfida in TV da Titan dopo avergli mostrato Roxy legata alla Metro Tower: la ragazza lo incoraggia a non arrendersi, disperato Megamind chiede al direttore di uscire e si scusa di tutto davanti a lui, che si rivela Minion e lo aiuta a fuggire. Grazie ai mini robot e una moto volante Megamind salva Roxy. I due scappano, inseguiti da Titan, che scaraventa contro di loro la cima della Metro Tower, colpendo la moto. Sopravvissuti all’atterraggio d’emergenza, in loro soccorso arriva Metro Man, che mette subito in fuga Titan. Ma quando Roxanne si avvicina a Megamind per aiutarlo, quest’ultimo si trasforma in Minion, in quanto in realtà il vero è trasformato in Metro Man.

Purtroppo Titan lo scopre, e dopo aver distrutto l’armatura che Megamind usava per volare ed avere forza, lo scaraventa in aria, proprio quando aveva recuperato la pistola per togliere i poteri ad Hal. Per Megamind sembra finita (è la scena iniziale del film), ma vede sotto di sé una fontana: l’alieno si spara con la pistola disidratante, e cade in acqua, evitando quindi di sfracellarsi, appena reidratato recupera la pistola e con essa neutralizza Titan. Velocemente salva la vita a Minion, la cui boccia si era rotta nello scontro, buttandolo nella fontana. Megamind conquista quindi il cuore di Roxanne, cominciando a riparare i danni della battaglia e infine divenendo il nuovo eroe di Metrocity: tutti i protagonisti festeggiano l’avvenimento lanciandosi in un ballo collettivo, mentre Metro Man nascosto tra la folla osserva felice il suo vecchio nemico.

La Dreamworks ha sempre giocato sugli stereotipi, le maschere e i ruoli dei personaggi all’interno dei generi. Fin da Shrek, uno dei suoi più grandi successi e per questo lo stampino di molti altri film a venire, lo studio di animazione ha cercato di realizzare delle parodie citazioniste in forma di cartone animato, non riuscendo sempre a centrare l’obiettivo di un film divertente e gradevole. Per questo la riuscita in pieno di Megamind suona come una vera vittoria, perchè senza cambiare strada e senza imitare nessun altro, questa volta la formula ha pagato. Ne sia dimostrazione la divertente citazione di Marlon Brando papà di Superman (come accade nel film di Richard Donner), un espediente che invece che deludere come al solito si rivela uno dei momenti migliori del film.

La storia di Megamind e Metro Man, le personificazioni di bene e male presi nella routine della lotta da fumetto, è rotta dall’evento, possibile solo in una parodia, della morte del bene. Questa rottura consente l’inizio della tipica parabola Dreamworks, quella della figura apparentemente cattiva che in un contesto diverso dal normale si rivela anche più buona di quella solitamente etichettata come “bene”.

Ma al di là di una morale che non presenta nessuna novità rispetto al passato, è il modo con il quale finalmente anche i cartoni Dreamworks riescono a parlare di sentimenti autentici e universali a rendere Megamind un film fuori dall’ordinario. Merito di un racconto più attento del solito alle nuances narrative, in cui la frenesia per l’azione (che comunque è presente) lascia il posto in più di un caso a ottimi dialoghi e merito probabilmente di alcuni nomi che nei titoli di coda vengono accreditati come “creative consultant” o produttori esecutivi come Ben Stiller, Guillermo Del Toro e Justin Theroux.

L’idea molto moderna e poco classica del male come indispensabile controparte del bene e come sua filiazione diretta sembra essere la stessa alla base di opere fortemente imparentate con il fumetto come Il cavaliere oscuro. Non contrasto ma compenetrazione delle due forze che prendono i propri ruoli unicamente in base al contesto in cui agiscono, senza presupporre una naturale propensione per una delle due parti. Inoltre, come già accadeva nel molto simile Gli Incredibili, l’unica figura realmente negativa e condannabile di tutto il film non è il malvagio animato dalla sete di conquista, quanto il pigro che cerca la scorciatoia, colui che vuole arrivare a livello degli eroi senza averne le vere caratteristiche morali ed etiche.

In aggiunta a queste componenti Megamind si distingue anche per un passo in avanti tecnologico che diventa espressivo. Contrariamente a quanto accade solitamente, gran parte della messa in scena dei momenti sentimentalmente topici del film punta infatti sulla recitazione. Strano a dirsi per un cartone animato, eppure l’evidente miglioramento dell’espressività dei personaggi disegnati in computer grafica si traduce nella capacità di trasmettere sensazioni in maniera più sottile e raffinata. È qualcosa che avevamo visto accadere già nel cartone animato della concorrenza Toy Story 3 e che ritroviamo anche qui in più di un’occasione. A fronte delle solite smorfie e mossette, finalizzate alle gag fisiche e verbali, in Megamind sono presenti anche alcuni momenti seri, tanto brevi e circostanziati, quanto intensi proprio grazie all’espressività visuale.

Accade così che il racconto in forma animata di supereroi e supercattivi da un altro mondo, riesca a parlare di umanità e sentimenti meglio di tanto altro cinema apparentemente più legato alla realtà.

Scheda Film


YouTube Direkt

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>