Mary e il fiore della strega

¤ Recensione Mary e il fiore della strega

Mary e il fiore della strega, è un film d’animazione giapponese del 2017 diretto da Hiromasa Yonebayashi. Si tratta del primo film prodotto dallo Studio Ponoc, studio di animazione nel quale sono confluiti molti animatori dello Studio Ghibli, ed è la trasposizione animata del romanzo per ragazzi La piccola scopa della scrittrice britannica Mary Stewart.


Il cast vocale originale è composto da: Hana Sugisaki, Ryūnosuke Kamiki, Yūki Amami, Fumiyo Kohinata, Hikari Mitsushima, Jirō Satō, Kenichi Endō, Eriko Watanabe, Shinobu Otake.

Il cast vocale italiano è composto da: Sara Labidi, Lorenzo D’Agata, Antonella Giannini, Mario Cordova, Ludovica Bebi, Luigi Ferraro, Carlo Valli, Ludovica Modugno, Roberta Paladini, Francesca Zavaglia.

Mary Smith è una ragazzina di dieci anni, un po’ goffa e dai folti e ribelli capelli rossi, che lei detesta. In estate va a trascorrere le vacanze, che si rivelano molto noiose, presso la casa di campagna della prozia. Un giorno però, seguendo i gattini Tib e Gib nel bosco, trova tra l’erba folta uno strano fiore azzurro e luminoso. Quando il giorno dopo uno dei due gatti scompare e Mary ritorna nel bosco per cercarlo, trova una scopa incantata, sulla quale riesce a volare. La scopa è però ingovernabile e dopo un volo molto tormentato Mary arriva davanti all’Endors College, la scuola di magia diretta da Madama Mumblechook, la rettrice, e dal Dottor Dee, un docente che si interessa di magia metamorfica.

Mary viene scambiata per una ragazza col sangue della strega, che desidera immatricolarsi all’università dei maghi e viene quindi portata dalla rettrice in visita all’istituto. Ben presto però la verità viene a galla: tutto il potere di Mary, come la capacità di volare sulla scopa, proviene solamente dallo strano fiore azzurro che aveva trovato nella foresta.

     

A quel punto Madama Mumblechook e il Dottor Dee capiscono che il potente fiore azzurro, che ritenevano perduto e che era indispensabile per i loro terribili esperimenti di metamorfosi, era stato ritrovato e impongono a Mary di consegnarglielo. Mary dovrà quindi lottare per bloccare il piano dei due e per salvare una persona a cui ha iniziato a voler bene, scoprendo inoltre lo straordinario passato della sua vecchia prozia.

La storia di Mary e il fiore della strega debutta con una caduta per raccontare meglio di un volo.

Per raccontarci l’esordio alla vita di una ragazzina, la difficoltà di conquistare la propria indipendenza e l’indispensabile sforzo di integrazione in un universo sconosciuto. Tutto è riferito con sensibilità e tenerezza, mescolando in un calderone stregato quotidiano e meraviglioso. Dopo un prologo burrascoso, la fuga rocambolesca di una strega dalle mura di Endor, il racconto ritorna su un territorio più battuto, da qualche parte tra l’eredità dello Studio Ghibli e l’universo celebre dell’accademia di magia. Adattamento del romanzo fantastico di Mary Stewart (“The Little Broomstick”), Mary e il fiore della strega è il primo film dello studio di animazione Ponoc.

Hiromasa Yonebayashi, discepolo ambizioso e dotato di Hayao Miyazaki, prova a emanciparsi dal Giappone e dal suo folklore, avvicinando gioiosamente l’immaginario occidentale di Lewis Carroll e di J. K. Rowling. La scuola di magia di Endor contiene di fatto creature e chimere fantastiche lontane dall’animismo e il bestiario popolare di Miyazaki (La città incantata). Senza rinnegare lo spirito Ghibli, Yonebayashi elude la maniera arcaica che faceva la bellezza del cinema di Miyazaki: quel carattere nipponico espresso attraverso la prossimità del quotidiano, l’effluvio di nostalgia, il senso dei luoghi e del tempo che passa e la costante ricerca di purezza attraverso l’infanzia e la natura.

Lo Studio Ponoc debutta con l’evidente intenzione di raccogliere il testimone dello Studio Ghibli, per l’estetica generale, per il tono fiabesco e per il classico tema dello scontro tra natura e superbia umana. Hiromasa Yonebayashi, dopo Arrietty e Quando c’era Marnie, è il regista ideale per garantire al film la cura artistica e tecnica che ci si aspetta da un folto gruppo di talenti provenienti dalla storica azienda. Quello che magari manca, in un’opera che miscela Alice nel paese delle meraviglie, Kiki, La città incantata e un pizzico di Harry Potter, è la capacità di Miyazaki di andare oltre l’intrattenimento e di sospendere l’anima dello spettatore in un respiro contemplativo, da abitare. Ma ci si diverte.

Scheda Film

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