Maison Ikkoku è un seinen manga dell’autrice Rumiko Takahashi pubblicato in Giappone a partire dal 1980. È stato raccolto in 15 tankōbon, trasposto nel 1986 in un anime di 96 episodi, poi in un film (Maison Ikkoku Last Movie), tre OAV e un live action.
Nel maggio del 2007 è stato trasmesso in Giappone un live drama dell’opera, che ripercorre i primi episodi dell’anime. All’epoca della sua prima pubblicazione i 15 tankōbon del manga hanno venduto in Giappone un totale di 10 milioni di copie.
La storia si svolge nella città di Tokyo nel pieno degli anni ’80, precisamente tra l’inverno del 1980 e la primavera del 1988. I protagonisti sono Yusaku Godai, rōnin squattrinato, e la giovane e affascinante Kyoko Chigusa, vedova Otonashi.
Il marito di Kyoko, Soichiro Otonashi, è morto per un male sconosciuto. A Kyoko è stato affidato l’incarico di amministratrice della “Maison Ikkoku” (una pensione edificata prima della Seconda guerra mondiale) dal padre di Soichiro, proprietario dello stabile, per tentare di farla uscire dallo stato di depressione nel quale era finita dopo la morte del marito (quando inizia la storia Kyoko è vedova da circa sei mesi).
Molta gente ha insistito perché non accettasse quel lavoro, poiché nella pensione abitano delle persone “poco raccomandabili”, ma Kyoko non si lascia convincere dalle pressanti raccomandazioni e avendo ormai preso la sua decisione si lancia nel lavoro. Nella Maison Ikkoku incontrerà subito tutti gli inquilini: Hanae Ichinose, una donna di mezza età e sovrappeso con un figlio di 10 anni, di nome Kentaro, e un marito poco presente a causa degli orari di lavoro (le piace organizzare festicciole notturne a tema di birra e sake e spettegolare a destra e a manca); Akemi Roppongi, una ragazza di “dubbia moralità” a cui piace andare in giro per casa mezza nuda (si aggrega volentieri alle feste dove si beve alcool a volontà); Yotsuya, un uomo decisamente misterioso e approfittatore, che se ne sta tutto il giorno rinchiuso nella sua stanza (è raro vederlo uscire e del suo passato non si sa praticamente nulla); Yusaku Godai, che avrà un rapporto speciale con Kyoko. Godai è un Rōnin, cioè uno studente che ha fallito l’esame d’ammissione all’Università, impegnato a studiare per il secondo tentativo proprio nei giorni in cui arriva Kyoko. Un ultimo inquilino (presente solamente nel manga) è Nozomu Nikaido, rampollo di buona famiglia che finisce alla Maison Ikkoku per errore (era destinato ad un più lussuoso stabile, confuso con essa a causa del nome abbastanza simile), ma decide di rimanere dopo aver conosciuto la bella amministratrice. Infine è presente anche il cane del marito di Kyoko, suo omonimo: inizialmente il suo nome era Shiro, ma stranamente, dalla morte del marito di Kyoko, risponde solo al nome di Soichiro.
Godai è spesso vittima degli scherzi infami degli altri inquilini e deve sopportare le loro festicciole notturne, organizzate perennemente in camera sua. Si innamora perdutamente di Kyoko dal primo momento ed il fatto di essere più giovane di lei di due anni non gli causa alcun problema. Da questo momento Kyoko dovrà affrontare gli alti e bassi della vita che trascorrerà all’interno della Maison Ikkoku e gestire tutte le avventure amorose che si creeranno intorno a lei e alle persone che conoscerà.
Dopo pochi mesi dal suo arrivo alla pensione entrerà nella vita di Kyoko anche l’affascinante e benestante allenatore di tennis, di nome Shun Mitaka, che si farà sempre più insistente con lei e rivaleggerà spesso con Godai. Unico suo punto debole: il terrore dei cani; lo zio cercherà di combinargli un matrimonio di convenienza con Asuna Kujo, timidissima ragazza di buona famiglia che diventerà poi la sua sposa. Di contro Godai sarà corteggiato più o meno regolarmente da una sua ex collega, Kozue Nanao, e, nella seconda parte della storia, dalla liceale Ibuki Yagami. Un altro ostacolo a far fronte al complicato rapporto tra Kyoko e Godai è la cronica indecisione di quest’ultimo che sarà spesso causa di malintesi ed equivoci scatenando in tal modo la gelosia della ragazza; a questo va inoltre aggiunto il fatto che Godai, laureatosi in un istituto universitario di scarso prestigio, avrà non poche difficoltà a trovare lavoro, creando in lui un forte complesso d’inferiorità nei confronti della ragazza di cui è innamorato.
La storia tuttavia ha un lieto fine, e dopo numerose incomprensioni e disavventure Godai riuscirà a dichiarare il suo amore a Kyoko, mentre lei da parte sua, ormai conquistata dalla sincerità e dalla determinazione del ragazzo, supererà il dolore provocato dalla scomparsa del marito e aprirà il suo cuore a Godai. I due riusciranno a fidanzarsi, a ottenere la benedizione delle rispettive famiglie e a convolare a giuste nozze. Alla fine del 96º e ultimo episodio avranno una figlia, a cui verrà dato il nome Haruka, il cui significato è “profumo di primavera”.
Di sicuro l’opera migliore di Rumiko Takashi, affronta una splendida storia d’amore che cresce lentamente con gli anni, è considerato un seinen ed infatti ha un taglio diverso, più maturo rispetto alle classiche vicende amorose.
Analizzando l’opera, c’è da dire che in Maison Ikkoku troviamo tutti gli elementi che hanno reso grande Rumiko Takahashi: l’intero manga è infatti pensato come una gigantesca commedia degli equivoci. Ma non solo. Perché innanzitutto, è anche una “slice of life”: è sconvolgente pensare come, specie in questo periodo di crisi, i problemi di Godai siano in fondo gli stessi di un giovane di qualsiasi Paese occidentale: entrare in una buona università (specie in Giappone, dove il sistema di selezione inizia fin da bambini ed è spietato), trovare un buon impiego, assicurarsi uno stipendio decente, riuscire a pagare l’affitto, farsi finalmente una famiglia ecc…E perché, in secondo luogo, Maison Ikkoku è una storia romantica. Attenzione, romantica senza essere sdolcinata. Perché anche chi gli shoujo strappalacrime non li può soffrire, non potrà fare a meno di adorare il modo in cui la componente sentimentale, pur essendo preponderante, resti sempre sullo sfondo e quando emerge non lo fa mai in maniera eccessiva, né scontata, né banale. Ovviamente, grande pregio dell’autrice, è l’essere riuscita a dosare in maniera assolutamente perfetta i tre generi: commedia, slice of life, romanzo romantico.
Altro punto forte della mangaka sono certamente i personaggi. Vero punto di forza dei manga takahashiani, che sono fondamentalmente tutti dei romanzi corali, presentano un ottima caratterizzazione che li rende interessanti, credibili e inconfondibili. La parola chiave, tra quelle utilizzate, è la seconda: credibili. È questo, a nostro avviso, il miglior pregio per chi scrive: creare dei protagonisti verosimili, che per quanto assurdi non sono né delle macchiette, né degli stereotipi, ma “persone” con una loro psicologia, che anche in fumetto comico e scanzonato come questo si rivela molto più complessa di quanto sembri.
Il disegno è quello classico della Takashi, molto semplice ma che si adatta bene all’atmosfera della storia. Insomma siamo di fronte ad un capolavoro che saprà toccare le emozioni più profonde del lettore.
