Lone Wolf and Cub: Baby Cart in Peril

¤ Recensione Lone Wolf and Cub: Baby Cart in Peril

Questa settimana, per il nostro consueto appuntamento dedicato ai live action tratti da fumetti ed animazione, vi parleremo di una trasposizione in live action. Si tratta di una produzione Giapponese realizzata nel 1972 ed il cui titolo è Lone Wolf and Cub: Baby Cart in Peril o Shogun Assassin 3: Slashing Blades of Carnage.


Come dicevamo pocanzi, Lone Wolf and Cub: Baby Cart in Peril o Shogun Assassin 3: Slashing Blades of Carnage è il quarto di una serie di sette film giapponesi di arti marziali basati sulla lunga serie di manga di Lone Wolf e Cub su Ogami Ittō, un assassino errante a noleggio che è accompagnato dal suo giovane figlio, Daigoro.

Il cast è composto da Tomisaburô Wakayama, Yoichi Hayashi, Michi Azuma, Akihiro Tomikawa, Asao Koike, Hiroshi Tanaka, Tatsuo Endô, Shin Kishida, Kôji Sekiyama, Gakuya Morita, Hiroshi Hasegawa, Riki Harada, Michima Otabe, Seishirô Hara, Yûsaku Terashima.

Questa pellicola, come accennavamo pocanzi, rappresenta il quarto (bel) capitolo della saga che presenta più o meno le stesse caratteristiche delle altre pellicole della serie: la trama è abbastanza ridotta all’osso, anche se qui si mescolano due filoni con denominatore comune la vendetta. I combattimenti sono sbrigativi ed essenziali ma ottimamente scenografati e coreografati con abbondanti scoppi di violenza e di gore. Ci si appassiona abbastanza e ci si diverte soprattutto se si ama il genere e se si è affezionati alla serie.

     

Nel film Ogami Itto è l’ex carnefice dello shogun che è caduto in disgrazia su istigazione del clan Yagyu e divenne un rōnin. Viaggia in campagna con suo figlio Daigoro, di tre anni, in un passeggino. La pellicola racconta solo una minima parte di ciò che viene raccontato nell’opera da cui si ispira, un manga raccolto in 28 volumi, ciascuno con oltre 300 pagine, per un totale di circa 8700 pagine.

Quando Il Lupo solitario e il Cucciolo uscì per la prima volta in Giappone nel 1970, ebbe subito un enorme successo (circa 8 milioni di copie vendute solo in Giappone) grazie all’epica storia di samurai narratavi, e alla cruda e scioccante descrizione della violenza implicita esistente al tempo dello shogunato Tokugawa.

Lone Wolf and Cub fu inizialmente lanciato in Nordamerica nel 1987, dalla First comics come una serie mensile di 64-128 pagine, con copertine firmate Frank Miller, e dopo realizzate da Bill Sienkiewicz e Matt Wagner. Le vendite furono inizialmente positive, però crollarono assieme alla compagnia. First comics chiuse i battenti nel 1991, senza completare la serie, pubblicando meno di un terzo di quello che doveva esserne il totale.

Tuttavia, nel 2000, la Dark Horse Comics iniziò a lanciare nuovamente la serie, completa, in formato più piccolo; completandola con il volume Nº28, nel 2002. La Dark Horse riutilizzò tutte le copertine di Miller della precedente edizione della First Comics, e anche altre realizzate da Sienkiewicz, e dette il compito a Wagner e Guy Davis affinché ne realizzassero di nuove. Mike Ploog, Ray Lago e Vince Locke, contribuirono anche loro alla creazione di nuove copertine, per le traduzioni inglesi della serie.

Nel 2002 una versione “reimmaginata” della saga, Lone Wolf 2100, è stata creata dallo scrittore Mike Kennedy e l’artista Francisco Ruiz Velasco, con la partecipazione indiretta di Kazuo Koike. Si tratta di una revisione post-apocalittica, con poche differenze l’originale. Per esempio, il figlioletto è femmina e gli scenari sono ambientati in tutto il mondo. La storia di Daisy Ogami, figlia di uno scienziato famoso, e Ittō, la guardia del corpo di suo padre e conseguente protettore, mentre cercano di fuggire dai loschi piani della corporazione Cygnat Owari, non è stata accolta tanto bene come invece il racconto originale.

Dark Horse annunciò alla New York Comic Con di aver acquistato i diritti di Shin Lone Wolf and Cub, il sequel di Lone Wolf and Cub realizzato da Kazuo Koike e Hideki Mori, nel quale il protagonista risulta essere il figlio di Itto, Daigoro.

Come il manga ha avuto una vita editoriale piuttosto travagliata, la stessa cosa è avvenuta per le trasposizioni in live action, infatti, in Italia sono pervenute soltanto le tre stagioni che compongono la serie tv e il settimo film che ha beneficiato di un’uscita cinematografica (anche se a macchia di leopardo) di alcuni rari passaggi televisivi (principalmente a notte fonda) ed un’ancora più rara edizione home video divenuta, quasi immediatamente, introvabile quindi, chi volesse (ri)scoprire quest’opera vedendo proprio la pellicola che ha lanciato tutto il franchise live action, dovrà necessariamente ripiegare al mercato estereo sperando in una qualche edizione sottotitolata in inglese.

Anche per questa settimana abbiamo esaurito lo spazio a nostra disposizione ma, come di consueto, la nostra rubrica sui live action tratti dai fumetti o dall’animazione, tornerà puntualmente la settimana prossima con un’altra interessante puntata quindi, se volete rimanere aggiornati, continuate a seguirci.

Stay Tuned!!!

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