Il fumetto incontra l’arte, la storia delle sette bellezze del mondo raccontata attraverso il fumetto è questo ciò che si è portati a pensare quando si sente nominare Le 7 Meraviglie, il nuovo fumetto proposto dalla Star Comics per la neonata linea SCP, opinione che ci viene confermata sfogliando le pagine di questo fumetto.
Le sette meraviglie, maestose e straordinarie, sono ricordate come le opere più belle e impressionanti dell’umanità, ma celano dei segreti che non sono ancora stati svelati. Dall’ottantottesima edizione dei giochi Olimpici del 432 a.C. ai giardini pensili di Babilonia del 585 a.C., vengono raccontate le prime due meraviglie del mondo, e, insieme a esse, storie di uomini, donne, dal celebre maestro scultore Fidia, tra i più grandi artisti di sempre, fino ai semplici deportati giudei di Babilonia, dimenticati dalla storia. Grazie ad accurate ricerche storiche, realtà e finzione che si mescolano in una emozionante avventura.
Il primo racconto è quello relativo alla Statua di Zeus a, realizzata dallo scultore Fidia nel 436 a.c. e collocata nella navata centrale del Tempio di Zeus a Olimpia. La statua oggi non esiste più e sappiamo della sua esistenza solo grazie a diverse illustrazioni e racconti che ne parlano. La storia proposta nel primo volume dell’opera ci racconta un piano per mettere le mani su di un presunto tesoro nascosto.
Senza spoilerare troppo, possiamo dirvi che l’incipit della storia vede un ragazzino di appena 12 anni che non ha mai conosciuto i propri genitori, un atleta che giunge ad Olimpia in occasione della Ekecheirìa e la tregua olimpica durante la quale venivano cessati gli scontri pubblici e privati. Si tratta di una storia fatta di vicende personali e sotterfugi, coronata dai favolosi disegni di Stefano Andreucci.
La narrazione ha un discreto impatto visivo e narrativo, azzeccatissima l’idea di collocare la vicenda al momento della Ekecheirìa, grazie alla quale il lettore può assaporare le atmosfere di quei giorni e lo spirito che si presume potesse pervadere la città ed i suoi abitanti.
Nel secondo volume dell’opera, la vicenda è ambientata nei Giardini Pensili di Babilonia, la seconda delle sette meraviglie che ci viene mostrata. Situati nell’antica città di Babilonia (letteralmente, “Porta del dio”), vicino alla odierna Baghdad (Iraq), furono costruiti intorno al 590 a.C. dal re Nabucodonosor II, anche se la tradizione attribuisce la loro costruzione alla regina assira Semiramide. La leggenda vuole che una regina – raffigurata nel celebre quadro di Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia, e le cui gesta sono state descritte in numerose opere liriche – trovasse nei giardini rose fresche ogni giorno, pur nel clima arido che caratterizzava la città.
Ancora una volta la storia riesce a garantire ottimi livelli in termini di ambientazioni (disegni dell’esordiente Roberto Ali), ma non solo, è anche in grado, dopo poche pagine dall’inizio, di toccare quelle vette di empatia che coinvolgono il lettore, letteralmente conquistandolo, dimostrando una notevole crescita sia nella storia che nelle ambientazioni e fa ben sperare per il proseguimento dell’opera.
L’avventura del giudeo Hesediel, incaricato dal re di Babilonia Nabucodonosor di curare gli sterminati giardini della sua città, è ricca di pathos: eventi carichi di significato si alternano a pause integrate con caparbietà, dando luogo a una storia che scorre fluida dalla prima all’ultima pagina. Tutti i personaggi, da Hesediel a Khubaba, da Dan-El a Malachi, sono indiscutibilmente veri. Blengino raggiunge l’apice di questa caratterizzazione con la figura di Nabucodonosor, vero e proprio fulcro della narrazione: attorno a lui ruotano tutti gli eventi così come tutte le persone, pagina dopo pagina ci vengono mostrate le sue diverse sfaccettature, l’animo tormentato, l’influenza esercitata sui sudditi. Un racconto davvero ben strutturato e a tratti toccante, in grado di ricordarci quanto le catene che imprigionano lo schiavo al proprio ruolo sociale siano solide e non poi così diverse da quelle che tengono legati i polsi del re legandolo al suo regno.
Entrambe le storie che possiamo leggere nei due volumi già editi dalla Star Comics, nonostante siano diverse sotto vari aspetti, ci mostrano dei temi ricorrenti che, è facile ipotizzare, rimarranno costanti anche nei futuri capitoli dell’opera.
Le “Meraviglie” che ci vengono mostrate fanno da cornice, da sottofondo o da pretesto per la storia vera e propria, infatti, le vicende che ci vengono narrate sono incentrate sui protagonisti i cui destini personali si incontrano prima per intrecciarsi indissolubilmente poi, con quelli del monumento, facendo sì che le Meraviglie non siano un solo e semplice elemento decorativo o pretesto per far vendere l’opera.
Un plauso va agli autori che ci raccontano due storie che contengono una forte e ben documentata componente storica, non possiamo non citare i vari riferimenti alle vicende storiche reali presenti e le accuratissime tavole usate per proporcele, al punto che in certi casi viene spontaneo soffermarsi nella lettura e volgere il proprio pensiero ai racconti che ruotano attorno alle Meraviglie che, non solo sono perfettamente integrabili nel contesto storico antico che qui ci viene proposto, ma fanno anche nascere nel lettore la curiosità e la voglia di saperne di più in proposito.
Una cosa analoga la possiamo dire anche per ciò che riguarda le atmosfere e i dialoghi proposti dalla narrazione, le atmosfere e i dialoghi che riecheggiano come quelli presenti nelle tragedie classiche e chiunque abbia fatto studi classici avrà capito esattamente a cosa ci riferiamo.
Graficamente, il tratto dei due disegnatori coinvolti nella realizzazione di questa originale ed intrigante opera, pur distinguendosi debitamente nel descrivere scenari e culture assai diversi tra loro come quelli greci e quelli babilonesi, ha la non comune abilità di mantenere una continuità che accomuna entrambe le storie, cosa questa non facile in virtù delle tematiche stesse che ci vengono proposte.
Le illustrazioni sono indiscutibilmente perfette e di stampo classico, tanto da ricordare sia i dipinti che le sculture tipiche del periodo, il tratto è molto ben dettagliato e realistico, i colori soffusi e gli scenari imponenti si rivelano azzeccatissimi tanto da poterli definire suggestivi ed adatti al taglio e al tema dell’opera.
Accennavamo alla colorazione e qui ci viene spontaneo fare un inciso sull’effetto che si voleva ottenere, infatti, analizzando attentamente le tavole, viene lecito pensare (e sicuramente non ci sbagliamo) che la scelta dei colori non sia stata fatta a caso, ma dietro vi risiede un accurato studio volto a far risaltare lo spirito dei personaggi e le atmosfere in cui sono calati, esattamente come farebbe una colonna sonora all’interno di un film che, spesso e volentieri, può fare la differenza tra un’opera cult ed un prodotto di serie B.
Per ovvi motivi non siamo ancora in grado di valutare l’opera nella sua interezza, ma se il trend di crescita dell’opera sarà mantenuto e se la stessa cosa varrà anche per le ricostruzioni storiche che si intrecciano con la trama, allora è facile presumere che il giudizio complessivo dell’opera sarà più che positivo. In conclusione, per un giudizio finale sulle 7 Meraviglie sarà necessario attendere di conoscere l’opera completa, ma in questi primi due volumi è innegabile un esordio potente, intenso e affascinante che, ancora una volta, denota l’intuito ed il buon gusto che da sempre contraddistinguono le pubblicazioni della Star Comics.

