L’Attacco Dei Giganti – Il Film – Parte 1 – L’Arco E La Freccia Cremisi è un film del 2014, diretto da Tetsuro Araki.
Per oltre cento anni le alte mura che circondano Shiganshina hanno difeso la cittadina da un pericolo che gli abitanti si rifiutano persino di nominare. Chi desidera esplorare il mondo esterno è visto come un pazzo e guardato con disprezzo. Il giovane Eren si sente però come un animale in cattività e, sebbene avvenga spesso che le squadre inviate ritornino decimate, sogna di unirsi al Corpo di Ricerca per scoprire la realtà che lo circonda. Un giorno Eren sogna l’attacco di esseri giganteschi e, anche se al risveglio ha rimosso ogni ricordo di quanto ha visto, gli resta addosso una stranissima sensazione. Poco più tardi accade l’imprevisto: un immenso Titano apre una breccia nelle mura di protezione. Per Eren sarà uno shock senza precedenti…
L’attacco dei giganti nasce come breve manga di 65 pagine ideato dal diciannovenne Haime Isawama che, dopo aver ricevuto un premio nel 2006, decide di espandere la sua storia. Il successo conseguito ha portato, come spesso accade, alla realizzazione di una serie televisiva che ora si trasferisce sul grande schermo con opportune integrazioni e revisioni. Non è sempre detto che il passaggio tra i due media favorisca questo tipo di opere. In questa occasione però sia la grafica che la struttura narrativa reggono la prova e forse addirittura se ne avvantaggiano. L’operazione dal punto di vista puramente visivo era già di per sé rischiosa. L’ambientazione infatti è medioevale (la città tedesca di Nordlingen è stata utilizzata quale modello, grazie alle sue mura, per ambientare la vicenda) ma, quando si passa all’azione, non mancano elementi futuribili come il Movimento Tridimensionale che, grazie a dei gas ad alta pressione e a dei cavi, permette ai protagonisti di librarsi nell’aria nelle fasi di combattimento.
Ci sono poi reminiscenze del cinema che fu (si veda a titolo di esempio L’ammazzagiganti) a complicare il quadro. Tutto però si tiene in una vicenda complessa che avrebbe fatto la gioia di Sigmund Freud con le sue complesse dinamiche psicologiche che fanno che sì che l’eroe Eren riveli progressivamente dei lati che si potrebbero definire ‘oscuri’ o quantomeno contorti. C’è poi la netta mozione a favore di una struttura militare tanto marziale quanto strenuo baluardo a difesa della libertà degli individui così come non manca, per esplicito desiderio di Isawama, l’idea di un Giappone che per sua stessa conformazione geografica si sente ‘isolato’ rispetto al resto del mondo e si divide tra chi vuole la sicurezza che solo l’arroccamento sembra potergli fornire e chi vuole spingersi ‘oltre le mura’. Già questi elementi mostrano quanto possa essere interessante, anche per chi non sia un cultore di ‘anime’, questo film quale specchio di una società dalle mille sfaccettature come quella nipponica.
La cosa più importante quando si fa un film riassuntivo è capire cosa tenere dentro e cosa eliminare dai vari episodi, perché altrimenti il film verrebbe fuori di quattro ore. Per fortuna, chi ha lavorato a questo film ha svolto bene il suo compito e il montaggio che ne è venuto fuori è davvero buono, al punto tale che anche chi non ha visto la serie può godersi tranquillamente la storia. Le cose più importanti sono state tenute tutte, e il film scorre davvero liscio. Certo, non è perfetto, ad esempio mancano tutte le parti in cui i personaggi si addestrano, importanti perché piene di spiegazioni sui nemici e su come affrontarli, e soprattutto manca l’importante flashback di Mikasa, importantissimo per delineare la sua personalità. Ne vengono mostrati solo brevissimi spezzoni. Oltre a questo, però, sul resto non si può recriminare nulla, anche perché riassumere tredici episodi in due ore non è affatto semplice.
Due ore che, tutto sommato, scorrono abbastanza veloci, alternando momenti di grande impatto emotivo ad altri di pura azione o sconforto assoluto (quello dei personaggi, non dello spettatore), che non fanno pesare minimamente la durata della pellicola. In conclusione possiamo dire d’essere in presenza di un’opera adulta e drammatica seppure ideata per un pubblico di ragazzi che vale il costo dell’acquisto.

