L'arca di Noè

¤ Recensione L’arca di Noè

L’arca di Noè è un film d’animazione uscito nelle sale il 3 ottobre 2008 e diretto da Juan Pablo Buscarini e sceneggiato da Enrique Cortés, Barbara Di Girolamo, Axel Nacher, Fernando Schmidt.


Il cast vocale originale è composto da: Juan Carlos Mesa, Jorge Guinzburg, Enrique Porcellana, Mariana Fabbiani, Alejandro Fantino.

Il cast vocale italiano è composto da: Omero Antonutti, Tonino Accolla, Domitilla D’Amico, Toni Bertorelli, Franco Mannella, Rodolfo Bianchi, Roberta Greganti, Stefano Mondini, Enzo Avolio, Alina Moradei, Davide Lepore, Loris Loddi, Ilaria Latini, Perla Liberatori, Monica Migliori, Oreste Baldini, Edoardo Stoppacciaro, Vittorio Guerrieri, Luigi Ferraro, Monica Ward, Pasquale Anselmo, Alessandro Rossi, Roberto Draghetti.

Dio, deluso dagli uomini, dà loro un’ultima possibilità di rifarsi incaricando Noè, onesto e integro, di costruire un’arca in grado di ospitare la sua famiglia e una coppia di ogni specie animale, maschio e femmina. A bordo dell’arca i prescelti potranno sopravvivere al diluvio universale che il Creatore sta per scatenare e potranno ripopolare un nuovo mondo, quando le terre saranno infine riemerse dalle acque. Uomo di fede, Noè obbedisce al suo Signore e s’imbarca con la moglie, i tre figli e le tre nuore, le quali naturalmente non si possono vedere fra loro. Intanto, ai piani inferiori dell’arca, gli animali vivono giorni difficili, sotto la guida senza nerbo del principe leone Katanga, interessato solo a farsi bello e a divertirsi, e minacciati dal pretendente al trono Tartaro, la tigre che capeggia una gang di predatori che non ha alcuna intenzione di attenersi alla prescritta dieta vegetariana.

   

In tempi di catastrofiche previsioni meteorologiche, l’argentino Juan Pablo Buscarini sceglie di non raccontare la fine del mondo ma il suo inizio, anche se, in questo caso, gli estremi sono a un passo dal toccarsi.

L’Arca di Noè, avanguardia dell’animazione sudamericana, s’ispira nella costruzione drammaturgica alla moderna prassi d’incunearsi, con i mezzi della letteratura o del cinema, nel fiume della Storia o della letteratura stessa per ingrandirne un tratto, illuminarlo con l’occhio di bue e navigare di fantasia al suo interno, rispettando il plausibile e stiracchiando il romanzabile. Così, qui si narra di ciò che la Bibbia non dice e anzi omette, ovvero dei giorni di convivenza forzata fra animali, parenti e serpenti; dei complotti, dei sotterfugi e delle bische clandestine nella stiva.

L’operazione riesce, la pellicola è godibile, abbottonata come prevedibile, non particolarmente inventiva, ma completa in ogni sua parte, dal numero musicale (“I will survive”, giustamente) a quello politically correct della coppia gay. Se l’idea di smascherare gli “effetti speciali” del boss del Paradiso non è nuova, spicca, d’altra parte, quella di vederlo alle prese con la prima stesura del suo testo sacro, preoccupato di trovare frasi brevi e incisive e aperto ai suggerimenti dello scriba.

Dedicato a un pubblico di ultraminorenni, L’Arca di Noè è fiaba, storia (il diluvio), un’ora di educazione civica (l’immenso tema della convivenza tra diversi) e un quarto d’ora di religione.

Il cinema che esige il dibattito e quello che si fa bastare l’intrattenimento si “alleano” in questa pellicola sotto il segno dell’arcobaleno, simbolo del ponte possibile tra vedute lontane fra loro.

Il film è giocato quasi esclusivamente sulla calata dei numerosi personaggi, tradotti in italiano con parlate regionali che danno garanzia di divertimento; ma è tutto qui, e rischia di affidare troppo della sua riuscita in sala alla bravura dei doppiatori o alla capacità degli spettatori di intendere le sfumature e gli accenti di una lingua che non conoscono. Poche le scene degne di nota, dal primo dialogo tra Dio e Noè che richiama i dialoghi di “Parola di Giobbe”, di Giobbe Covatta, alla versione ispanica di “I will survive” (che in Italia

possiamo apprezzare soltanto nei titoli di coda) o allo scontro-incontro stile rugby con tanto di Haka tra animali buoni e animali cattivi. Il tema di fondo, il messaggio che vuole passare a dispetto di un originale che modella sulla torre di Babele i rapporti tra specie diverse, è appunto quello della convivenza tra gente di tutti i tipi, con un risvolto sulla coscienza del potere e sul corretto uso di questo. Fa sorridere, ma nemmeno i bambini più piccoli si divertiranno del tutto.

Scheda Film

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