La strada per El Dorado

Recensione La strada per El Dorado

La strada per El Dorado (The Road to El Dorado) è un film d’animazione del 2000 prodotto dalla DreamWorks.


Il cast vocale originale è composto da: Kevin Kline, Kenneth Branagh, Rosie Perez, Armand Assante, Edward James Olmos, Jim Cummings, Jeff Bennett, Jennifer Seguin, Jerry Orbach, Frank Welker, Tobin Bell, Duncan Marjoribanks.

Il cast vocale italiano è composto da: Gianmarco Tognazzi, Alessandro Gassmann, Ilaria Stagni, Eros Pagni, Bruno Alessandro, Glauco Onorato, Paolo Buglioni.

Siamo nel 1519 a Siviglia, nel sud della Spagna. Due simpatici imbroglioni di nome Tullio e Miguel vincono grosse somme di denaro scommettendo con dei dadi truccati. Giocando, ed ovviamente battendo, un uomo di nome Zaragoza, entrano in possesso di una mappa che indicherebbe il luogo in cui sorge la leggendaria città d’oro del Nuovo Mondo, El Dorado. Subito dopo aver ottenuto la mappa però, il loro inganno viene scoperto ed i due sono costretti alla fuga, finendo imbarcati clandestinamente proprio su di una delle navi appartenente alla flotta dello spietato Hernán Cortés diretta verso il Messico. I due vengono quindi scoperti ed imprigionati. Qualche giorno dopo, i due amici, stanchi di rimanere prigionieri, tentano di architettare un piano di fuga, riuscendoci grazie all’intelligente cavallo di Cortés, Altivo. Infatti, a notte fonda, mentre Cortés e i suoi soldati dormono, Tulio, Miguel e Altivo scappano a bordo di una scialuppa di salvataggio. Quando l’animale, per inseguire una mela, finisce fuoribordo i due uomini lo accolgono a bordo perdendo però nell’operazione tutti i propri viveri.

     

Grazie ad una tempesta, il gruppo si ritrova sulle coste del nuovo Mondo e, seguendo le indicazioni della mappa, riesce a raggiungere la leggendaria città di El Dorado, dove Tullio e Miguel vengono scambiati per gli dei fondatori della città e quindi benevolmente accolti e venerati. I due però dovranno provare i loro poteri divini al sanguinario sacerdote Tzekel-Kan che spera di servirsi del loro arrivo per ottenere il totale controllo sulla popolazione locale. Inoltre, per mettere le mani sull’oro, Tullio e Miguel devono servirsi della bella ladra Chel che, avendo capito la loro reale natura ma condividendone gli scopi, farà da tramite tra loro ed i potenti del luogo.

Il sacerdote intanto decide di dare il via all’era del Giaguaro nella quale tutti sono obbligati a rispettare dure imposizioni e a praticare sacrifici umani. Dopo l’ennesima prova della loro divinità in una partita al gioco della palla, Miguel e Tullio impediscono a Tzekel-Kan di sacrificar loro la squadra perdente ristabilendo la pace nella città con la cacciata del sacerdote. Egli però, notando che Miguel è lievemente ferito sul capo, comprende la loro natura umana e prepara la propria vendetta.

Intanto tra Tullio e Chel sboccia l’amore e Miguel, messo da parte, ascolta una conversazione tra i due in cui essi progettano di tenere quasi tutto l’oro per loro. Deluso dal comportamento dell’amico di una vita e sempre più affascinato da El Dorado e dalle sue tradizioni Miguel decide che non tornerà in Spagna con l’amico ma resterà lì. Le sue riflessioni sono interrotte da Tzekel-Kan che, tramite una potente magia, scatena per la città un gigantesco giaguaro di pietra incaricato di trovare ed uccidere i due falsi dei.

Alla fine Tullio e Miguel, mettendo da parte i propri contrasti, riescono ad aver ragione della bestia facendola precipitare, assieme al sacerdote, in un mulinello collegato al fiume che attraversa la città e ritenuto l’ingresso per Scibalba (il mondo sovrannaturale dove risiedono dei e spiriti). I due poi si affrontano a viso aperto decidendo di imboccare strade separate. Ma il pericolo rappresentato dal sacerdote è tutt’altro che terminato dato che questi, trasportato dalla corrente, viene ritrovato da Cortés, impegnato a seguire le tracce che Miguel, Tullio e Altivo si erano lasciati alle spalle. Riconoscendo nell’uomo il dio delle sue profezie Tzekel-Kan accetta di condurlo ad El Dorado.

Le vedette della città annunciano l’arrivo dell’esercito di Cortés ed i protagonisti si rendono conto che l’unico modo per impedire loro l’accesso alla città è bloccarne l’unico collegamento con il mondo esterno: una lunga grotta attraversata da un fiume la cui estremità esterna è celata da una piccola cascata. Per chiudere il passaggio Tullio e Chel decidono di schiantarsi a tutta velocità con la loro imbarcazione (con la quale si apprestavano a lasciare El Dorado con tutto l’oro accumulato) contro l’uscita del tunnel facendolo così franare. Per una serie di inconvenienti, Miguel è costretto ad intervenire salvando i due amanti dal pericolo e consentendo la buona riuscita del piano, ma perdendo la possibilità di restare per sempre ad El Dorado. Il passaggio viene quindi sigillato con successo. I due soci si riappacificano ed assistono alla fine di Tzekel-Kan che, ritenuto un bugiardo da Cortés per averlo condotto in un punto in cui non esiste alcun passaggio, viene fatto prigioniero e portato via insieme a loro. Tullio e Miguel anche se sono delusi visto che hanno perso il loro tesoro, partono in una direzione diversa per una nuova avventura con Chel visto che Altivo indossa di nascosto ancora i ferri di cavallo d’oro.

Il lungometraggio scorre per la sua oretta e mezza con tantissime battute e situazioni comiche, vero fulcro di tutta la storia. Certo non siamo difronte alla serietà imposta da “Il Principe d’Egitto” e dunque anche ad un modo molto più rilassato di godersi questa bella storia. Katzengerg riporta tutti gli elementi di un lungometraggio animato del classico stile (cosa che ricorda, insieme ai lineamenti dei personaggi, molto gli stili Disney da cui proviene oltre metà della troupe degli animatori). Le animazioni sono molto fluide e colori molto brillanti con un inno alla luce viste le numerosissime location esterne su cui svettano tutti i colori dell’arcobaleno e oltre. Particolare attenzione, parlando di colori e riempimenti, è stata dedicata all’oro e a tutti gli oggetti brillanti cui il metallo prezioso riveste. Mai in una pellicola animata questo colore è risultato così verosimile, dagli elementi 3D a quelli piatti l’oro risulta sempre molto brillante e con una miriade di riflessi. Per la presenza di inserti in CGI la Dreamworks, grazie alle esperienze dei primi lungometraggi, adesso si trova molto a suo agio con quest’ambiente tanto da rilegare alle modellazioni 3D la grande maggioranza degli ambienti, dalla piccola cittadina portuale spagnola, alle grandi navi, all’oceano, alla giungla fino alle costruzioni degli abitanti della città dell’oro (Katzemberg ha regaltato una bella gita in centro america ai suoi tecnici per meglio studiare le favolose piramidi atzeche, come in precedenza aveva fatto con l’architettura egizia). Ogni elemento risulta cromaticamente integrato con le animazioni tradizionali e l’utilizzo di fondali 3D (a dispetto di quelli in matte painting) permette una regia più movimentata, ottimo per un lungometraggio d’avventura quale questo “La Strada per El Dorado”. Particolare attenzione nel film è stata relegata per il personaggio di Altivo, il cavallo più spassoso che si ricordi in un lungometraggio.

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