La ricompensa del gatto

¤ Recensione La ricompensa del gatto

La ricompensa del gatto, conosciuto anche con il titolo internazionale The Cat Returns, è un film d’animazione giapponese del 2002, diretto da Hiroyuki Morita e prodotto dallo Studio Ghibli. Si può considerare uno spin-off del film I sospiri del mio cuore, in cui comparivano in ruoli minori due protagonisti della storia.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Chizuru Ikewaki, Yoshihiko Hakamada, Aki Maeda, Takayuki Yamada, Hitomi Satô, Kenta Satoi, Mari Hamada, Tetsu Watanabe, Yôsuke Saitô, Kumiko Okae, Tetsurô Tanba.

Il cast vocale italiano è composto da: Margherita De Risi, Andrea Lavagnino, Eva Padoan, Luca Ferrante, Ludovica Bebi, Sergio Lucchetti, Ilaria Stagni, Massimo Bitossi, Enrico Pallini, Eleonora De Angelis, Bruno Alessandro, Antonio Palumbo, Emanuela Ionica.

I guai per Haru, una ragazzina che frequenta le scuole superiori, iniziano quando per strada salva un gatto che sta per essere investito da un camion. Non è la prima volta che Haru salva la vita ad un gatto: ad esempio quando era piccola aveva diviso la sua colazione con una micina randagia che stava per morire di fame. Questa volta però la cosa è diversa, perché il gatto che la ragazza salva è nientemeno che il principe dei gatti e suo padre il re, immensamente grato del bel gesto, si mette in testa di ricompensarla facendole sposare il suo giovane figlio. Ovviamente la ragazza non ne vuole sapere di sposare un gatto, ma non c’è nulla da fare: viene rapita e portata nel Regno dei gatti per le nozze (dove, peraltro, viene in seguito trasformata in una gattina antropomorfa).

Fortunatamente il gatto Baron e il gattone Muta (che erano già stati tra i protagonisti del film I sospiri del mio cuore) riescono a salvare Haru dal matrimonio e a riportarla a casa, anche perché il giovane principe dei gatti si era già fidanzato all’insaputa del genitore proprio con la bella gattina che Haru aveva sfamato tanto tempo prima.

     

Scritto da Reiko Yoshida, La ricompensa del gatto è nato come cortometraggio di venti minuti per un parco a tema, commissione poi cancellata. Per non cestinare tutto, Miyazaki ha proposto a Morita, animatore qui al suo debutto alla regia, di supervisionarne l’espansione a 45 minuti, decidendo alla fine di portare in sala un vero lungometraggio di 75 minuti. Motivo della scelta sarebbe stata la buona tenuta di Aru come protagonista. Il romanzo di formazione, il pencolare di Aru tra il metaforico “abbandono” nella fantasia e la fuga/ritorno nel mondo reale, è tuttavia ai margini del racconto.

I più attenti e documentati tra gli amanti dello studio Ghibli hanno di certo riservato un luogo speciale nei loro ricordi per I sospiri del mio cuore e, forse, si ricorderanno di un curioso gatto abbigliato come un Lord. Il toccante capolavoro del prematuramente scomparso Kondo Yoshifumi riservava solo incursioni sporadiche nel mondo del mistero e del fantastico, ma in una di queste compariva Baron, scultura di elegante gatto bipede destinata, in determinate circostanze, a prendere vita. Il film che Morita Hiroyuki costruisce attorno al personaggio di Baron è una spensierata fiaba di 75 minuti, totalmente ascrivibile alla tradizione Ghibli per la cura nei disegni e la capacità di confezionare personaggi adorabili, ma assai lontana dal canone dello studio per approfondimento psicologico e pregnanza della vicenda. Il viaggio che Haru compie nel Regno dei Gatti, mutuato in parte da “Alice nel Paese delle Meraviglie” e in parte dalla favola del Principe Schiaccianoci, corrisponde molto labilmente a un percorso di crescita della ragazza: quel che si può intuire sul piano allegorico non va oltre qualche cliché (la trasformazione comportamentale e fisica di Haru una volta tornata alla realtà quotidiana) e qualche personaggio appena abbozzato (la migliore amica di Haru). A dominare sono le stranezze del Regno dei Gatti, incluse in un segmento corposo del film, che interrompe bruscamente il percorso atteso e dirotta la narrazione verso il puro escapismo. L’approccio di Morita svuota il formato Ghibli dei contenuti peculiari di Miyazaki o Takahata per ridurlo a un film di animazione rivolto a un target infantile, seppur di pregevole fattura. Solo per amanti dei felini senza condizioni, siano essi quelli sorridenti del Cheshire o quelli bipedi ed eleganti come Baron.

Scheda Film

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