Kubo e la spada magica

Recensione Kubo e la spada magica

Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings) è un film d’animazione in stop-motion del 2016 diretto da Travis Knight e prodotto dallo studio di animazione Laika.


Il cast vocale originale della pellicola è così composto: Charlize Theron, Art Parkinson, Ralph Fiennes, George Takei, Cary-Hiroyuki Tagawa, Brenda Vaccaro, Rooney Mara, Matthew McConaughey, Minae Noji, Ranjani Brow, Michael Sun Lee, Laura Miro, Saemi Nakamura, Ken Takemoto, Alpha Takahashi, Aaron Aoki.

Mentre il cast vocale italiano è così composto: Giulio Bartolomei, Chiara Colizzi, Neri Marcorè, Marzia Ubaldi, Stefano Benassi, Domitilla D’Amico, Antonio Sanna, Charlotte Infussi D’Amico, Paolo Marchese.

Nell’antico Giappone un ragazzino di nome Kubo si prende cura di sua madre e si guadagna da vivere raccontando storie agli abitanti del suo villaggio, grazie alla sua capacità di animare la carta suonando. Un giorno però Kubo tarda troppo a tornare a casa, permettendo allo spirito che dà la caccia a lui ed alla madre di rintracciarli. Assieme a Scimmia (protettrice incaricata dalla madre) e Scarabeo (un samurai trasformato in scarabeo umanoide), Kubo intraprende un viaggio alla ricerca dell’armatura del padre, un leggendario guerriero samurai. Con l’aiuto del suo magico shamisen, Kubo affronta diverse insidie per salvare la sua famiglia e svelare il segreto del suo passato.

   

Mascherata, tradotta, celata e messa in forma di allegoria, c’è una storia di formazione e di abbandono del nido familiare dietro Kubo e La Spada Magica. E quanto più questo cartone animato in stop motion aggiunge strati che impediscano di scorgere davvero la sua natura, tanto più sembra caricarsi di un senso romantico e perduto. Più cioè si allontana dalla propria essenza (un ragazzo diventa un uomo emancipandosi dalla propria famiglia), più riesce a raccontare questo passaggio condendolo con un’epica presa direttamente dall’intimità inconfessabile di ognuno.

Alla ricerca dei tre elementi che lo libereranno dalla persecuzione del retaggio del nonno, Kubo perde e ritrova i suoi genitori, affronta il peso delle proprie radici e ne esce talmente vincitore da non aver bisogno di annientare il nemico, ma da potersi permettere di inglobarlo, creando un rapporto sereno con il proprio passato.

La Laika, studio di animazione in stop motion responsabile di piccole gemme come ParaNorman ma anche di capolavori assoluti come Coraline, si diverte a giocare con la propria plastilina mettendo in mano al protagonista gli origami (veri antenati di questa tecnica di animazione) in foggia di strumento di combattimento e racconto, materia plasmabile che prende vita come avviene con la stessa stop motion.

Nonostante piccole creature che fanno da aiutanti silenziosi, debitori della tradizione Disney, Kubo e la Spada Magica non deve nulla a nessuno. L’ambientazione giapponese non implica una ricerca dello stile nipponico, né per questo ricalca la struttura dell’animazione statunitense. Fiero della propria identità questo film procede in autonomia. Questo però implica una certa stanchezza e una difficoltà evidente nel gestire le magniloquenti scene d’azione. Kubo e la Spada Magica, nonostante vanti una storia d’avventura, non ha anche la capacità di dargli l’afflato mostrato nel resto del film. Piatto e ripetitivo, sembra disprezzare gli scontri e il movimento rapido per preferirgli la costruzione delle scene dialogate o le più inventive sequenze di racconto. Anche la grande metafora del cantastorie senza un finale che cerca una chiusa alla propria storia, gira più intorno al suo essere narrata che al suo diventare atto. Purtroppo non è poco per un film che fonda su una lotta contro una serie ben determinata di nemici la propria allegoria della guerra per affermare se stesso.

Senza imporvi spoiler, diciamo solo che la Laika si prende un bel rischio, trasformando la fiaba in parabola sull’accettazione del dolore umano e sull’elaborazione del lutto, distruggendo le residue barriere critiche e costringendo a tentare l’ardua impresa di trattenere le lacrime. Forse questo non renderà Kubo e la spada magica molto adatto ai bambini più piccoli, ma – ve lo diciamo da amici e non da critici – non alimentate l’errore che a nostro parere ha commesso il mercato americano, con il suo responso tiepido: pagare per il cuore, l’immensa creatività visiva e la straordinaria cura tecnica che la Laika ha riposto in questo spettacolo d’altissimo livello è un mezzo dovere.


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