Klaus - I segreti del Natale

¤ Recensione Klaus – I segreti del Natale

Klaus – I segreti del Natale (Klaus) è un film d’animazione spagnolo del 2019 co-sceneggiato, diretto e co-prodotto da Sergio Pablos, al suo esordio alla regia di un lungometraggio.


Il cast vocale originale è composto da: Jason Schwartzman, J. K. Simmons, Rashida Jones, Joan Cusack, Will Sasso, Norm MacDonald.

Il cast vocale italiano è composto da: Marco Mengoni, Francesco Pannofino, Ambra Angiolini, Carla Signoris, Renato Cecchetto, Neri Marcorè, Dario Oppido.

Jesper, figlio di una ricca famiglia esperta nel mercato postale, è un giovane ragazzo presuntuoso e viziato che frequenta l’accademia di posta svogliatamente. Distinguendosi come il peggior studente dell’accademia, il padre gli offre un’ultima occasione per eccellere come postino; in caso di fallimento, Jesper sarà privato delle agiatezze e comodità in cui finora ha sempre vissuto. Il giovane viene quindi assegnato d’istanza su un’isola ghiacciata al circolo polare artico, la pittoresca Smeerensburg, con il compito di consegnare almeno 6000 lettere nell’arco di 2 anni.

Jesper accetta riluttante la proposta del padre, ignaro dell’ardua realtà rappresentata dalla cittadina nordica rappresenta, che si presenta infatti come tetra e inquietante, e per nulla accogliente. Gli abitanti del luogo sono divisi in due fazioni, i Krum e gli Ellingboe, da tempo in lotta tra loro, e per nulla inclini né a scambiarsi parole né tantomeno delle lettere. Capeggiati dai due leader dei clan, i Krum e gli Ellingboe spesso si azzuffano tra loro e si fanno i dispetti a vicenda con qualsiasi pretesto, dimenticando nel tempo cosa sia la serenità. I bambini stessi vengono istruiti a odiarsi dalla più tenera età, tanto che la scuola di Smeerensburg è un luogo abbandonato in cui la precaria maestra Alva porta avanti il mercato del pesce nella speranza di risparmiare e guadagnare abbastanza per andarsene via. Jesper cerca invano di convincere gli abitanti di Smeerensburg a scambiarsi delle epistole, e nella sua missione si imbatte un giorno in Klaus, un misterioso falegname boscaiolo che vive da solo in una casa piena di giocattoli da lui fabbricati. Spaventato però dall’aspetto possente dell’uomo, Jesper fugge perdendo un disegno fatto da un bambino della città.

     

Commosso dalla tristezza celata nel disegno del bambino, Klaus torna in città alla ricerca di Jesper e si fa portare dal ragazzo alla casa del piccolo per lasciargli un giocattolo sperando in questo modo di restituirgli il sorriso. Con grande sorpresa di Jesper, l’atto di bontà di Klaus genera una inaspettata reazione a catena e altri bambini, venendo a conoscenza dell’episodio, vorrebbero anch’essi ricevere un giocattolo dal boscaiolo. Jesper intravede in questo fatto la sua occasione d’oro: sfruttare i desideri dei bambini e la generosità di Klaus per raggiungere il numero di lettere da inviare in 2 anni. Tacendo le sue vere intenzioni a Klaus, coinvolge il giocattolaio in questa impresa facendo leva sulla sua sensibilità verso i bambini. Dapprima Klaus è molto scettico, ma alla fine si convince e accetta, a patto che Jesper gli faccia da aiutante durante le consegne notturne.

Si sparge quindi la voce che, scrivendo una lettera a Klaus, si riceva in dono un giocattolo, e le cose a Smeerensburg iniziano a cambiare, come previsto dal motto di Klaus che recita “A un atto di bontà corrisponde sempre un altro atto di bontà”. Infatti, solo i bambini che si comportano bene possono ricevere i giocattoli, il che porta i piccoli della città a compiere del bene e portare gradualmente il buon esempio anche tra gli adulti. Inoltre, quando Jesper scopre che molti bambini non sanno scrivere, li manda a scuola da Alva: la scuola fiorisce di nuovo, Alva ritrova la motivazione a insegnare e tra gli abitanti aumenta la gentilezza reciproca. Tutto sembra andare nel verso giusto: Jesper sta precipitosamente raggiungendo quota 6000 lettere per andarsene da Smeerensburg, Klaus è lieto di vedere i bambini felici e la città è in festa. Gli unici a non essere contenti di questo traguardo, però, sono i leader dei Krum e degli Ellingboe, che mal tollerano l’assenza di zuffe tra le due fazioni e ambiscono alla tradizionale guerra rivale, e indicono quindi una tregua temporanea con lo scopo di unire le forze tra loro e distruggere quanto creato da Klaus e Jesper.

Nel frattempo, i giocattoli accumulati da Klaus iniziano a terminare ma la richiesta di doni si fa sentire anche dalle isole vicine. Jesper cerca di convincere l’amico a creare nuovi giocattoli, ma per Klaus questo porta alla memoria il ricordo della moglie Lydia: la coppia aveva programmato di avere molti figli, ma non erano riusciti ad averne neanche uno; Klaus allora fabbricava giocattoli aspettando il loro arrivo. In seguito Lydia si ammalò e morì, lasciando il boscaiolo solo nella disperazione finché questi non incontrò Jesper. Klaus non pensava di poter essere ancora felice, ma vedere la gioia dei bambini nel ricevere i giocattoli è come averlo riportato in vita e decide di aiutare Jesper nel suo intento.

I due decidono quindi di avviare l’impresa di costruzione di giocattoli e di consegnarli simbolicamente il giorno di Natale. Nel lavoro il boscaiolo e il postino vengono aiutati da una gentile comunità Sami nomade, desiderosi di ricambiare la bontà dei due che avevano costruito uno slittino a vela da regalare alla piccola Margu. Insieme anche alla complicità di Alva, per cui Jesper inizia a nutrire dei sentimenti, il gruppo si prepara all’arrivo del Natale con Klaus e Jesper incaricati di consegnare i doni. Tuttavia, la mattina della Vigilia di Natale giunge a Smeerensburg il padre di Jesper. Contattato con l’inganno da Mr Ellingboe e Mrs Krum, il padre di Jesper si congratula con il figlio per essere riuscito nell’ardua impresa di riavviare l’esercizio postale sull’isola e gli propone di tornare a casa come d’accordo. I piani di Jesper vengono quindi a galla, mostrando la natura egoista e tutt’altro che disinteressata del giovane, causando un forte rammarico in Klaus e Alva che lo credevano buono e sincero.

Prima di salpare via da Smeerensburg, Jesper però comprende che ciò che vuole è rimanere sull’isola e continuare ciò che ha creato con le persone che ama, anche al costo di abbandonare una vita di privilegi e comodità. Decide quindi di rimanere e cerca di impedire ai Krum e agli Ellingboe ancora fedeli alla storica rivalità di rovinare il Natale, non riuscendo però a impedire che i regali vengano distrutti. Fortunatamente, si scopre che Klaus ed Alva già sapevano cosa stava per succedere e avevano escogitato un piano di riserva, mettendo al sicuro i veri giocattoli destinati ai bambini. Il gesto di Jesper è comunque servito a rivelare il suo buon cuore e viene pertanto perdonato.

Gli anni passano e le condizioni di Smeerensburg migliorano sempre più, ponendo fine alla guerra tra le due fazioni quando i figli dei rispettivi capi famiglia si sposano. Nel mentre, Jesper e Klaus continuano a consegnare i regali ad ogni Natale, nonostante le destinazioni ogni anno siano sempre più lontane dalla piccola isola, e Jesper e Alva hanno una famiglia insieme. Durante il dodicesimo anno dal loro incontro, Klaus sparisce senza lasciare traccia raggiungendo sua moglie Lydia. Inizialmente Jesper cerca l’amico per poi rasserenarsi e trovarlo a ogni Vigilia di Natale come uno spirito buono che ancora consegna regali ai bambini di tutto il mondo, generando atti di bontà.

Prodotto a Madrid, con il contributo di un team internazionale di talentuosi disegnatori a mano, il film di Sergio Pablo ci ricorda la bellezza dell’animazione pre-CGI e dimostra la sua perfetta compatibilità e complementarietà con le moderne tecnologie.

L’origine spagnola spiega forse anche il coraggio dell’impresa: cimentarsi in un’origin story di Babbo Natale non è, infatti, cosa da poco. Se il cinema per ragazzi, di anno in anno, non smette giustamente di aggiungere nuovi particolari al suo paffuto ritratto, e qualche volta anche nuovi membri alla sua famiglia (Fred Claus, Le 5 Leggende), spingersi a raccontare la genesi primigenia delle sue gesta è altra cosa, perché significa, per esempio, offrire delle motivazioni per esse, valide in ogni tempo e in ogni luogo. La Spagna, che ha importato la tradizione ma non l’ha partorita (tutt’ora è più spesso il Tió de Nadal a portare il regali ai bambini), ha messo da parte le remore e fatto un ottimo lavoro in questo senso, libero dai soliti clichés e capace di restituire la magia di una leggenda che affonda nella neve e nei sogni contagiosi dei bambini.

Al di là del motto, che attraversa il film, per cui “un atto di generosità ne genera un altro”, in un effetto a cascata che è poi ripreso dall’immagine delle letterine che si accumulano una sull’altra in un crescendo insperato, è proprio nell’idea di concepire la storia come un manifesto contro l’odio ingiustificato, oltre che come superamento di una perdita e allargamento universale del concetto di famiglia, che sta il tocco di classe di Klaus.

Le tradizioni, insomma, non nascono dal nulla e non sono immutabili per dogma: la consuetudine alla violenza, al disprezzo e all’individualismo può cessare così com’è sorta, con un’ondata collettiva, ed essere commutata nel suo più allegro, romantico e soddisfacente contrario.

Se si aggiungono la simpatia del personaggio di Jesper, il fascino di quello di Alva, la tenerezza della piccola sami, lo humour ben dosato e le meravigliose ambientazioni, di interni ed esterni, si può scommettere che Klaus entrerà di diritto nel novero dei film animati di Natale da vedere e rivedere ogni dicembre, per lasciarsi ispirare, carta e penna alla mano, nella scrittura della fatidica letterina.

Scheda Film

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