¤ Recensione Kitaro dei cimiteri (Manga)

Kitaro dei cimiteri (Gegege no Kitarō) è un manga creato nel 1959 dal mangaka giapponese Shigeru Mizuki. È conosciuto soprattutto per aver reso popolari gli yōkai, creature leggendarie del folklore giapponese, sorta di fantasmi-mostri a cui possono essere ricondotti tutti i personaggi della serie. Nel corso degli anni, il manga è stato adattato in numerosi anime, film e videogiochi, al punto che una nuova serie di anime è stata realizzata per ogni decade dagli anni sessanta in poi.


Il titolo della storia originale è Hakaba no Kitarō, che può essere tradotto come “Kitarō del cimitero”. La storia è quella di una leggenda giapponese risalente all’inizio del ventesimo secolo raccontata dai kamishibai. Il nome “GeGeGe” fu scelto dai produttori della Toei Animation al momento di realizzare una serie animata per via del particolare modo di raccontare la storia di Kitaro da parte del suo autore Shigeru Mizuki. Nel gennaio 2008, il manga originale è stato finalmente adattato in un anime che porta il nome Hakaba no Kitarō.

Mizuki e’ un giovane impiegato presso una banca del sangue. Un giorno il suo direttore lo chiama per confidargli un segreto: la paziente di un ospedale a cui è stato trasfuso il sangue fornito dalla banca è diventata improvvisamente uno spirito! La donna è clinicamente morta, ma continua a muoversi e a parlare come se fosse ancora viva! Il fatto, già eccezionale di per se, rischia di far precipitare la credibilità della banca del sangue, perciò Mizuki dovrà indagare sull’origine del donatore. Con sua immensa sorpresa, il donatore è una donna che vive in un tempio abbandonato a poca distanza dalla sua casa: andato a visitarla Mizuki scopre con grandissimo orrore che la donna è uno spettro che sta per dare alla luce un bimbo e che ha donato il sangue per pagarsi di che vivere. La donna convince Mizuki a non confidare a nessuno quel segreto almeno finche’ il piccolo non sarà nato, ma purtroppo sia lei che il marito muoiono prima che il bimbo venga alla luce. Dalla tomba in cui Mizuki ha seppellito la povera madre affiora però una manina: è Kitaro, il figlio della donna venuto alla luce dopo la sepoltura di sua madre!

Una lettura piacevole e interessante che, seppure nella sua semplicità, grazie a dei racconti magistralmente sceneggiati e disegnati, è possibile fare una full immersion nella vera cultura giapponese. In questi racconti sono suggestivi e un appassionato, soprattutto se di vecchia data, dovrebbe leggerli e sicuramente non farsi mancare la presenza di questi volumi nelle propria collezione.

Le avventure di Kitaro hanno di certo lasciato il segno nelle nuove generazioni di artisti giapponesi. Si nota il loro influsso anche in altre opere storiche, come per esempio BEM, senza contare che molti elementi presentati già nel questo primo volume (che specifichiamo essere una selezione antologica e non l’opera completa) li potrete riconoscere, rielaborati, in altri titoli più recenti.

La prima e unica edizione pubblicata in Italia ad oggi è quella a cura dell’ormai fallita D/Books (branca della più grande D/Visual), che ci presenta una selezione di storie in tre volumi forniti di sovraccoperta opaca con scritte lucide in rilievo e dal numero di pagine e dai prezzi differenti tra loro.

Il primo tomo di Kitaro dei cimiteri, importantissimo da un punto di vista storico e filologico dal momento che rende alla perfezione l’idea del difficile trascorso editoriale dell’opera intera, potrebbe sembrare eccessivamente ingenuo e poco omogeneo, questo è dovuto in parte ad una vita editoriale dell’opera non semplice ed, in parte, anche al periodo storico in cui è stata realizzata. Da segnalare, inoltre, che ancora nel suddetto volume sono presenti alcune pagine a colori nonché un paio di storie rarissime le cui uniche copie esistenti sono state messe a disposizione dell’editore italiano in assoluta esclusiva.

Notevole, infine, l’approfondimento scritto da Federico Colpi e suddiviso in tre parti collocate puntualmente in appendice. Per concludere, Kitaro dei cimiteri è un classico della letteratura a fumetti che brilla per originalità e idee d’altri tempi, ma che potrebbe risultare un po’ troppo datato. Per certi aspetti in effetti lo è, ragione per cui diciamo che si tratta di un fumetto che può piacere o non piacere senza nessuna via di mezzo ma, in estrema sintesi, possiamo dire che si tratta di un’opera per pochi e non per tutti, adatta ai veri amanti della cultura giapponese, consigliabile a tutti gli appassionati del fumetto in cerca di un’opera che abbia scritto una pagina importante del fumetto giapponese e, per concludere, diciamo che si tratta di un’opera (ed un autore) che non può assolutamente mancare nella propria collezione.

Lascia un commento