Ken il guerriero - La leggenda del vero salvatore

¤ Recensione Ken il guerriero – La leggenda del vero salvatore

Ken il guerriero – La leggenda del vero salvatore è un film d’animazione uscito nelle sale giapponesi l’11 ottobre 2008. Costituisce il quinto ed ultimo capitolo della pentalogia intitolata Ken il guerriero – La leggenda.


Il cast vocale originale della pellicola è composto da: Hiroshi Abe, Yuriko Ishida, Takuya Kirimoto, Chikao Ōtsuka. Il cast vocale italiano è composto da: Lorenzo Scattorin, Patrizia Mottola, Claudio Ridolfo, Maurizio Scattorin.

Il film inizia con un esclusivo retroscena mai narrato: il matrimonio tra Kenshiro e Julia, celebrato dopo la battaglia finale contro Raoul; all’annuncio da parte di Julia di essere incinta, Ken comincia a narrare al figlio non ancora nato una storia ambientata nel passato…

Kenshiro viene trovato da una famiglia che vaga nel mondo post-atomico: poco dopo arrivano degli schiavisti che catturano i quattro sfortunati; il loro capo Guruma vorrebbe uccidere Kenshiro, che giudica inutile, ma il giovane Dan (che in realtà è una ragazzina) riesce a convincerli a risparmiarlo; Guruma li fa portare tutti in una città governata dal tiranno Shisuka, un uomo che ha trovato una sorgente d’acqua incontaminata e se ne serve per asservire tutti al suo volere; nella cella che ospita la famiglia e Kenshiro c’è anche un vecchio a cui sono stati tagliati i tendini delle caviglie; ridotto ad una vita apatica, l’uomo comincia a reagire solo quando Kenshiro rivela il proprio nome ai suoi salvatori.

     

Guruma fa combattere Kenshiro in un’arena dove il giovane maestro dell’Hokuto Shinken si sbarazza facilmente di un avversario gigantesco ma non vuole ucciderlo, e non può neppure farlo; Fuugen, il vecchio rinchiuso con lui, lo avverte di attendere la guarigione, poiché le ferite sul petto hanno disallineato i meridiani del corpo; finché non sarà ripristinato l’equilibrio Kenshiro non sarà capace di generare l’energia interiore per colpire i punti di pressione. Mentre il tempo passa Kenshiro viene a sapere che Shisuka non si fida neppure delle guardie, tanto da tenere i loro bambini in ostaggio; anche Guruma deve sottostare al ricatto; Kenshiro sgattaiola nel palazzo del despota per ucciderlo, ma viene scoperto e legato sulla pubblica piazza come esempio.

Fuori della città, un uomo di nome Jugai, un altro discepolo del Nanto Seiken, sta preparando l’invasione e a tal fine invia due spie a scoprire dove si trova il dispositivo che avvia l’autodistruzione di tutta la città; Jugai è un uomo enigmatico, capace di un profondo senso dell’onore ma anche di crudeltà efferate, che motiva ricordando che in quest’epoca tutti gli uomini sono come animali pronti a saltarsi addosso a vicenda.

Quando l’invasione comincia, Shisuka viene ferito mortalmente e lasciato a morire; senza ordini, le guardie liberano i prigionieri e armano i cittadini per montare una disperata difesa; Kenshiro è ancora legato in piazza e rischia la vita, ma prima Guruma e poi Fuugen gli fanno scudo: Guruma vorrebbe solo riabbracciare il figlio, mentre Fuugen ha un motivo più profondo. Il vecchio ha riconosciuto Kenshiro come erede di Hokuto perché un tempo egli stesso era maestro del Nanto Koshu Ken (tecnica dell’Aquila Solitaria di Nanto), che ha trasmesso sia a Shin che a Jugai; quest’ultimo gli ha procurato le ferite alle caviglie perché nessun altro apprendesse la tecnica; giunto a questo punto Fuugen può solo puntare su Kenshiro per riscattarsi e trovare qualcuno adatto a portare ordine nel mondo; finalmente, per la prima volta, Kenshiro scatena la sua rabbia e diventa il guerriero che tutti conosceranno in seguito; sterminato l’esercito invasore, Ken e Jugai si affrontano e l’uomo di Hokuto uccide quello di Nanto, che muore serenamente riconoscendo al suo avversario quelle qualità morali che a lui mancano.

Mentre tutti festeggiano Shisuka, ancora vivo e folle di rabbia, riesce a raggiungere il telecomando di riserva e innesca le bombe che distruggono la città; nessuno sopravvive, tranne Kenshiro che riemerge faticosamente dalle macerie, urlando di rabbia e dolore per non averli salvati.

Tempo dopo, gli uomini di Zeta (il predone del primo episodio della storia originale) attaccano Kenshiro, che li sgomina senza pietà; più tardi, nel villaggio di Lynn, Zeta attacca e prende la bambina in ostaggio, e Kenshiro lo colpisce con il suo Hokuto Hyakuretsu Ken (i 100 Pugni Devastanti di Hokuto) pronunciando per la prima volta la frase: “Tu sei già morto!”

Qui ci viene presentata una storia completamente inedita che si prende la responsabilità – e che responsabilità – di fare da prologo ad un’opera intramontabile e veramente immortale che ha saputo segnare intere generazioni, continuando a rimanere ricordo vivo anche dopo trentanni dalla sua nascita. Fortunatamente, seconde me, il film è riuscito nel suo intento, mostrandoci come Ken sia divenuto quello che abbiamo conosciuto nella storia classica e come fosse predestinato a divenire un Salvatore. Quest’ultimo, in questo film, apparirà in maniera quasi inedita, difatti ho visto un Kenshiro molto più umano, prostrato dalle crudeli e gravi ferite inflittogli da Shin, moribondo e più debole di quanto io abbia letto nel manga. Questo aspetto, maggiormente vulnerabile e – per l’appunto – umano, che si è voluto conferire all’uomo dalle sette cicatrici, l’ho personalmente apprezzato, poiché diversifica il personaggio da quello che si è visto non solo in questa pentalogia ma anche, come detto, nel manga di Buronson e Tetsuo Hara. Non solo: la pellicola fa capire profondamente il destino di Kenshiro dipingendolo a tutti gli effetti come un dio della morte e un giustiziere che, andando forse contro alcuni principi, utilizza la violenza per debellare i violenti, quindi: violenza contro violenza. Una giustizia, questa, non da tutti apprezzabile, ma almeno ci fa comprendere che quella che si vede nel corso della storia non è mera violenza gratuita, bensì una violenza compiuta per il bene del prossimo, facendosi cosi carico della tristezza e dolore di tali ed estreme azioni.

Per quanto riguarda proprio l’azione, il film non donerà molti combattimenti, concentrati per lo più verso la fine, e forse questo è un punto debole, specialmente per chi vorrebbe vedere tante mazzate. Comunque sia questi sono stati ben realizzati, anche se lo scontro contro il nemico finale è stato, per me, troppo sbrigativo, però devo dire che il film risulta piacevole, anche senza un’azione eccessiva, non facendomi pesare questa pochezza nei combattimenti.

Quindi, un film ben scritto e ben diretto che sa donare finalmente qualcosa di totalmente nuovo sull’universo di “Ken il Guerriero” testimoniando, ancora una volta, la sua profondità e il fatto che non sia un titolo che si limita solo a mostrare combattimenti e violenza, ma c’è anche dell’altro.

Il finale poi con i disegni (molti fatti dallo stesso Hara ! ) del primo capitolo del manga è veramente quella ciliegina sulla torta che mancava per concludere in bellezza.

Lo è non solo per la qualità tecnica dei disegni e delle emozioni che suscita. Ma lo è sopratutto perchè quel “TU SEI GIA’ MORTO” altro non è che l’insegnamento ultimo che Fugen ha dato a Ken con la sua morte, che Dan e Amo gli hanno donato con le loro preghiere e che Jugai gli ha saputo far comprendere con quella sua provocazione prima di morire.

Scheda Film

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