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Il viaggio di Norm

Il viaggio di Norm (Norm of the North) è un film d’animazione del 2016 diretto da Trevor Wall ed interpretato nel cast vocale originale da: Bill Nighy, Heather Graham, Rob Schneider, Ken Jeong, Loretta Devine, Janet Varney, Colm Meaney, Zachary Gordon, Gabriel Iglesias, Jess Harnell, Michael McElhatton, Debi Derryberry.


Nel cast vocale italiano possiamo trovare: Marco Mete, Giuppy Izzo, Vittoria Bartolomei, Fabrizio Vidale, Dario Penne, Oliviero Dinelli, Antonella Alessandro, Christian Iansante, Franco Mannella, Carlo Scipioni.

Norm, un orso bianco e vegano e ballerino con la straordinaria capacità di parlare la lingua umana, deve lasciare il Polo Nord per raggiungere New York e fermare lo spietato costruttore Mr. Grenne, che sta per mettere in atto un piano di edificazione del Circolo Polare Artico destinato a mandarne in frantumi l’ecosistema.

Nulla o poco da ridire sulla storia in sé, ennesima parabola naif a sfondo ecologista, tesa a sensibilizzare i più piccini seppur attraverso un contesto grottesco ed in fondo giocoso. Ciò che infatti può mettere in imbarazzo una persona più adulta, come certi improvvisi stacchi musicali con tanto di coreografia, può invece rivelarsi un prezioso divertissement per i più piccoli, ai quali i brandelli di trama vanno somministrati cum grano salis, visto la loro tendenza per lo più a viverlo un film anziché “comprenderlo”. D’altronde Il viaggio di Norm tenta di fare leva proprio su una struttura rodata, fatta di siparietti, sketch estemporanei. Si prendano i lemming: la loro presenza ad un certo punto diventa soverchiante, per quel misto di scaltrezza e tenerezza che vagamente li accomunano ai più celebri pinguini di Madagascar.

Il viaggio del titolo porta quindi l’orso bianco dal Polo a New York, dove non fatica a farsi scambiare per un attore un po’ bizzoso e ad ottenere il ruolo grazie al quale recapiterà il suo messaggio al mondo. Peccato, a questo punto, che il medesimo messaggio subisca una sorte insolita per un film di questo genere: fatte salve le eccezioni di alto livello, quali L’Era Glaciale e i capitoli successivi, non di rado, infatti, la tematica ambientalista rischia di coprire un peso maggiore, nell’economia del lungometraggio, rispetto alle dinamiche narrative e alle invenzioni visive, come se la gravità del tema scontasse in qualche modo l’impegno nella realizzazione tecnica dell’opera che lo illustra. Qui, invece, la gravità dell’impatto che un insediamento umano causerebbe sull’habitat del grande Nord, è data sostanzialmente per scontata, col risultato che il messaggio di Norm non arriva forte e chiaro come dovrebbe, specie alle orecchie del pubblico più adatto alla visione, quello dei piccoli spettatori, debuttanti del grande schermo come debuttante è la Splash Entertainment, società televisiva al suo primo lungometraggio per la sala.

E i “purtroppo” non sono finiti, perché anche sul fronte della cura dell’immagine e del plot, Il viaggio di Norm non si rivela un’avventura particolarmente brillante: ancora una volta, le intenzioni (la danza dell’orso, il ruolo comico dei lemming, il capitolo commovente del rapporto col nonno) sono migliori dei risultati finali.

Ciò detto, nella favola dell’orso senza qualità che riesce a salvare la propria casa alleandosi con una ragazzina tutta cuore e cervello, che lo aiuta a far fruttare il proprio dono di natura, c’è un contenuto di base così universalmente potente che la visione non deluderà in ogni caso i bambini e nemmeno chi, tra di loro, ha già una buona consuetudine con il cinema e non solo con la formula televisiva, normalmente più episodica e sintetica, che caratterizza questo prodotto animato.

Un film d’animazione che tiene conto della contemporaneità oltre che dei valori di rispetto dell’ambiente, lotta per preservare il proprio territorio, la propria casa e la propria famiglia. È un film che unisce e diverte, fa ballare, ridere e ragionare senza però rimanere nella memoria a lungo termine.

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