¤ Recensione Il Piccolo Principe

Il Piccolo principe (Le Petit Prince) è un film d’animazione del 2015 diretto da Mark Osborne, nel cui cast vocale possiamo trovare: Riley Osborne, Rachel McAdams, James Franco, Marion Cotillard, Jeff Bridges, Benicio Del Toro, Paul Giamatti, Mackenzie Foy, Ricky Gervais, Albert Brooks, Bud Cort, Jacquie Barnbrook, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassmann, Giuseppe Battiston, Pif, Alessandro Siani.


In un mondo “adulto”, fatto solo di doveri e responsabilità, dove anche i bambini si comportano come gli adulti, dove l’unico sogno per i ragazzini è entrare nella miglior scuola della città, una ragazzina come tutte le altre e sua madre fanno il loro colloquio per la Werth Accademy, la miglior scuola della città. Dopo essere entrata nel pallone, la ragazza e sua madre si trasferiscono nel quartiere della scuola, proprio per riuscire ad andarci. La loro casa è situata però a fianco a una abitazione piuttosto bizzarra, e, quando un’elica di un deltaplano sfonda il muro della loro casa mettendola a soqquadro, la ragazzina, curiosa, arriva, attraverso l’apertura generata dall’elica nella staccionata del loro giardino, nel giardino del vicino. Il vicino, alle prese con la riparazione del suo deltaplano, stringe, dopo poco tempo, una grande amicizia con la ragazza, la quale lo considererà un suo punto di riferimento e, grazie a lui inizierà ad apprendere i veri valori della vita, ed egli inizia a narrarle la storia del Piccolo Principe, un ragazzino incontrato da lui molti anni prima nel deserto del Sahara, dopo essersi schiantato col suo deltaplano a causa di un’avaria. Lei, sempre più presa dal racconto, va a fargli visita ogni giorno, non rispettando gli orari oppressivi imposti dalla madre. Quando la mamma la scopre, in seguito ad una fermata da parte di un agente causata dalla macchina sgangherata del vecchio aviatore, la costringe a tornare alla sua tabella di marcia. Dopo un po’, però, avendo il desiderio irrefrenabile di ascoltare la fine della storia e di stare con il suo amico aviatore, esce di nascosto di casa e va da lui, cercando di convincerlo a permetterle di aiutarlo a completare la riparazione del deltaplano. Egli, allora, decide di narrarle la fine della storia, punto in cui il Piccolo Principe, sentendo troppo la lontananza dalla sua amata rosa, si lascia mordere da un serpente, morendo in pochi istanti, in modo tale da “potersi ricongiungere con la sua rosa”. Ella, addolorata per la morte del principino e arrabbiata per la sua scelta, si infuria con l’aviatore per averle raccontato la sua storia, e se ne va infuriata. Dopo qualche giorno, però, poiché l’aviatore si sente male e viene ricoverato in ospedale, decide di andare a cercare il Piccolo Principe con il deltaplano del suo vecchio amico, pensando di riuscire a ripararlo da sé. Esce quindi di casa dalla finestra durante la notte e si aggrappa ad un tubo, che però cede, andando a finire nel giardino del vicino e facendo schiantare al suolo la ragazzina, che sviene sul colpo. Dopo aver sognato di incontrare il Piccolo Principe e di averlo fatto ricongiungere con la sua amata rosa, dopo aver affrontato i vari personaggi della storia, va con sua madre a trovare il vecchio aviatore in ospedale, avendo capito il vero senso dell’amore e dell’amicizia, il potere del creare legami l’uno con l’altro; “regala” al vecchio le pagine della sua storia rilegate, e lui apprezza tantissimo. Nelle ultime scene vediamo lei e la madre che guardano le stelle dalla nuova postazione del telescopio sul tetto della loro casa, segno che anche la madre ha capito cosa è davvero importante nella vita.

Mark Osborne (già regista di Kung Fu Panda) poteva essere la persona giusta per trasferire sul grande schermo il piccolo/grande libro di Antoine de Saint Exupéry e infatti lo è. In materia erano già stati fatti tentativi per tradurre le vicende del Piccolo Principe in immagini ma sempre con risultati non all’altezza. Perché il problema era rivolgersi a due target molto diversi, visto che l’autore dedicava la sua opera a un amico “quando era un bambino” (quindi a un adulto) e il testo è leggibile anche da bambini. Osborne e i suoi sceneggiatori Irena Brignull e Bob Persichetti hanno racchiuso le vicende del biondo principe e dell’aviatore all’interno di una storia che vede la piccola protagonista destinata ad un precoce adultismo. La bambina progressivamente si ribellerà a quello che sembra essere il suo percorso ormai segnato non in nome del “non crescere mai” alla maniera del Peter Pan di Barrie quanto piuttosto del conservare senza alcun timore il proprio bambino interiore.

Anche sul piano stilistico la partita è adeguatamente vinta perché mentre le vicende di bimba, madre e vicino di casa sono realizzate con un’animazione tridimensionale ormai canonica, l’incontro tra l’aviatore e il Piccolo Principe e tutto quanto si riferisce al libro di Saint Exupéry vengono affidati a una stop motion molto raffinata ed evocativa di un cinema d’altri tempi. Se l'”essenziale è invisibile agli occhi”, all’organo della vista viene offerta quindi una doppia estetica della visione conservando intatta la poeticità e la profondità di sguardo dello scrittore e trasferendo progressivamente la dinamica aviatore/principe in quella bambina/aviatore. Peccato veniale (e quindi subito perdonabile) quello di non aver riproposto nel rapporto con la Volpe il parallelo che questa fa tra il colore del grano e quello dei capelli del Piccolo Principe. Chi conosce e ama il libro sa a cosa ci si riferisce.


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