¤ Recensione Il Grande Mazinga

Il Grande Mazinger, conosciuta anche come Il Grande Mazinga è una serie televisiva anime di genere mecha ideata da Gō Nagai nel 1974.


La serie è il seguito della precedente Mazinga Z che si concludeva con il Grande Mazinger che giungeva in aiuto di Mazinger Z; le due serie sono collegate da un lungometraggio, Mazinga Z contro il Generale Nero.

La serie, composta di 56 episodi, si inserisce nello stesso universo narrativo di Mazinga Z e UFO Robot Goldrake.

Il cast vocale italiano è composto da: Piero Tiberi, Maria Grazia Dominici, Gianni Marzocchi, Sandro Iovino, Francesca Guadagno, Massimo Giuliani, Antonio Fattorini, Gianfranco Bellini, Renato Mori, Mario Mastria, Mario Lombardini, Romano Ghini, Aldo Barberito, Arturo Dominici, Mario Mastria, Aldo Barberito, Alessandro Sperlì, Franco Odoardi, Daniele Tedeschi, Germana Dominici, Piero Tiberi, Silvia Tognoloni, Sandro Acerbo, Massimo Giuliani, Isabella Pasanisi.

La Terra è sotto la minaccia dei Mikenes, ovvero l’antico popolo greco dei Micenei, che un cataclisma aveva costretto a rifugiarsi per millenni nelle viscere del pianeta, affidando la loro sopravvivenza a un sole artificiale e per questo i loro corpi divennero deboli e per sopravvivere devono trasformarsi in cyborg. In tempi più recenti un gruppo di ufficiali guidati dal perfido generale Nero, che hanno convertito i propri corpi in quelli di giganteschi automi, si impadronisce del regno e ne trasforma la popolazione, parte in soldati robot (tra questi anche il loro monarca, principe Kerubinus, che viene imprigionato) e parte in mostri da combattimento, con l’evidente scopo di iniziare una guerra di conquista.

A capo dei Mikenes vi è il malvagio Supremo Imperatore delle Tenebre che risveglia il suo popolo per spingerlo a lasciare il sottosuolo e tornare a vivere sulla Terra.

   

Riappaiono il Granduca Gorgon e il Dottor Inferno salvato dall’Imperatore delle Tenebre alla fine della serie precedente; il dr.Hell ha ora un occhio bendato ed è diventato un cyborg, ovvero il Grande Maresciallo del Demonio.
Per contrastare i Mikenes viene costruito il robot Grande Mazinger da Kenzo Kabuto, figlio di Juzo Kabuto (creatore di Mazinga Z) e padre di Shiro e Koji Kabuto, pilota di Mazinga Z. Il Grande Mazinger riprende ed evolve la tecnologia di Mazinga Z, corazzato con una nuova superlega chiamata Nuova Zeta o NZ, e meglio armato: può ad esempio lanciare potentissime scariche elettriche e scagliare un boomerang che porta sul petto; possiede inoltre la capacità di volare grazie a due ali retrattili.

La nuova base di difesa terrestre viene stabilita nella Fortezza delle Scienze, un complesso sulle rive giapponesi dell’oceano Pacifico che può anche immergersi e volare; a dirigerla vi è Kenzo Kabuto. Creduto morto a seguito di un incidente, Kenzo è in realtà sopravvissuto grazie all’adozione di un corpo meccanico costruito da suo padre. Kabuto, che ha anche cresciuto e addestrato il pilota, Tetsuya Tsurugi, cela per molto tempo la sua reale identità a Shiro e riversa parte del suo affetto paterno su Tetsuya.

Al Grande Mazinger viene affiancato un robot dalle sembianze femminili, Venus Alfa, che può lanciare potenti laser dagli occhi e scagliare i missili che porta sul petto e sulle dita; Venus è pilotata da Jun Hono, una bellissima ragazza figlia di una giapponese e di un uomo di colore. Ai due si aggiungono Boss Robot e successivamente il Junior Robot, un automa costruito da Kenzo per il figlio Shiro.

La personalità complessa di Tetsuya, minata dall’insicurezza a causa del suo essere orfano e dalla preparazione fisica maniacale a cui lo ha abituato il Dottor Kabuto, rende a volte difficile al pilota la collaborazione con gli altri robot, il cui aiuto in realtà spesso gli salva la vita: l’apporto di Boss Robot è spesso disprezzato anche se pure Jun arriva a difenderlo in uno dei primi episodi, inoltre il ritorno di Koji verrà subito a creare una forte gelosia in Tetsuya. Sia Tetsuya che Jun si mettono ai comandi dei robot uscendo dalla base per passaggi segreti ed entrando nella loro testa con speciali navicelle (il Brain Condor e la Regina delle Stelle). Tetsuya dispone anche di una speciale motocicletta armata con pugni a razzo.

I combattimenti vedono generalmente impegnati prima Venus e Boss che quasi mai riescono a fermare i mostri guerrieri di Mikenes, e quindi l’intervento risolutore del Grande Mazinger.

I Mikenes dispongono di una base sottomarina e dispongono di una gigantesca fortezza volante; a dirigere gli attacchi sono sette generali che rappresentano sette classi di mostri (Yuri Caesar per i mostri umani, Lord Rygan per gli altri mammiferi, Drayato per i rettili, Vardallah per gli uccelli, Scarabeth per gli insetti, Anghoras per pesci e anfibi e Hardias per gli spiriti delle tenebre); in posizione più defilata è il ministro Argos che si occupa di missioni di spionaggio.

In un episodio Tetsuya affronta anche il principe Kerubinus, l’ex sovrano dei Mikenes spodestato dal Generale Nero che dopo averlo tenuto prigioniero per molto tempo l’ha indotto a combattere contro il robot terrestre sotto la falsa promessa di restituirgli il potere: durante la lotta Kerubinus, che pure è rimasto ferito da Tetsuya, si rende conto che il suo vero nemico è l’Imperatore dopo essersi accorto che questi lo ha collegato ad un ordigno esplosivo, e finisce per lanciarsi in un’azione suicida contro la fortezza Mikeros, danneggiandola seriamente.

Il Grande Mazinger esce vincitore da ogni battaglia e Tetsuya infligge gravi perdite ai nemici abbattendo prima Gorgon (il cui posto verrà preso dalla Marchesa Yanus, esperta di intrighi) e poi lo stesso Generale Nero; l’imperatore decide allora di risvegliare il dr. Hell, che viene nominato Grande Maresciallo del Demonio e incaricato del comando delle operazioni al posto del predecessore; i suoi mostri si rivelano più potenti dei precedenti e arrivano spesso ad un passo dalla vittoria finale senza però riuscirvi.

Usando la nuova base volante Demonica costruita dopo la distruzione di Mikeros, i nemici sferrano un durissimo attacco alla Fortezza delle Scienze, nel corso del quale lo stesso Kabuto resta ferito. In soccorso arriva il dottor Yumi, il direttore dell’Istituto di Ricerche Fotoatomiche dove ancora si trova Mazinga Z; Yumi richiama Koji Kabuto dagli Stati Uniti che si rimette ai comandi di Mazinga Z, potenziato e corazzato grazie all’aiuto di Kenzo, e il suo contributo è determinante per respingere i nemici. Allora lo stato maggiore di Mikenes scende in campo per lo scontro decisivo. Il dottor Kabuto solleva allora la sua fortezza e la scaglia in un attacco suicida contro Demonica, inchiodandola a terra e capovolgendo le sorti della battaglia. Malgrado lo sconcerto di Koji per il gesto del padre, i due robot reagiscono e cingono d’assedio la fortezza; ad essi si aggiungono anche Venus e Diana A; la devastante esplosione di Demonica uccide i suoi occupanti e segna la fine della guerra, anche se la sorte dell’imperatore resta avvolta nel mistero.

I due robot si ritirano dalla scena e nel lungometraggio UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga li vediamo collocati con le partner femminili Venus e Diana e Boss Robot in un museo nei pressi di Tokyo.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, “Il Grade Mazinga” supera “Mazinga Z” sotto tutti gli aspetti, dal design sino alla regia. Regia che si permette anche vari sperimentalismi di sorta – la scena di trasformazione in “Morire Giovani” -, che gioca con l’espressività dei primi piani intensi dei personaggi per creare più coinvolgimento possibile – il volto piangente di Jun, disegnato dal celebre Kozuo Nakamura nell’episodio “Giovane Sangue sulla Neve”. Con “Il Grande Mazinga” il “coolness factor” tipico del robotico negaiano viene aggiornato e portato a compimento, con una grande dose di spettacolarità, dei combattimenti epici e delle scene di agganciamento accompagnate da sequenze che trasudano carisma robotico da tutti i pori – la memorabile sequenza del lancio del Brian Condor, nella quale spicca il fotogramma in cui il volto possente di Tetsuya guarda avanti con sguardo deciso, diventando istantaneamente l’icona dello spirito combattivo di tutti i giapponesi del dopoguerra.

Quanto al doppiaggio, curato dalla “Cooperativa Doppiatori”, fatemi dire che il compianto Piero Tiberi fu un grande Tetsuya Tsurugi (e dire che, di solito, doppiava solo comprimari); gli fa eco Maria Grazia Dominici come Jun e l’allora piccola Francesca Guadagno come Shiro.

Grandiose le battaglie di Mazinga, molte di esse veramente dolorose e violente… ma, proprio per questo, piace, perché non si sapeva come sarebbero andate a finire. Ottima anche la canzone dei “Super Robots” utilizzata come sigla.

Contemporaneamente all’anime fu realizzato anche il manga da Gosaku Ota che sviluppa meglio il carattere di alcuni personaggi e si rende parzialmente autonomo dalle vicende dell’anime; in Italia è stato pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Fabbri Editori e, successivamente, negli anni novanta dalla casa editrice Granata Press e poi da d/visual e dalla J-Pop.

In conclusione, certamente “Great Mazinger” è un pezzo di storia dell’animazione, al quale bisogna approcciarsi con una certa onestà intellettuale, ossia con un’atteggiamento scevro dal solito snobismo otaku che caratterizza la maggior parte degli anime fans di tutto il mondo, sempre impegnati ad esaltare i valori figli della postmodernità a discapito di quelli semplici ed efficaci del passato. Certamente ogni opera è figlia di un contesto, di un periodo storico, di un differente tipo di cultura: un giorno, anche le opere odierne potrebbero venire considerate datate ed ergo “snobbate” da una nuova generazione di otaku cresciuta – o meglio, “imprintata” – con un codice differente da quello attuale. Il vero appassionato è colui il quale si documenta, si informa, assimilando più codici diversi in base ai vari contesti storici; è colui il quale si approccia ad un’opera come “Great Mazinger” conoscendo il terreno da cui è germogliata, valutandola in funzione del codice con cui il pubblico dell’epoca l’aveva a suo tempo decifrata. Se poi un’opera destinata esclusivamente ai bambini degli anni settanta sia diventata un mito anche presso molti adulti di tutto il mondo, questo certamente sta a testimoniare che l’animazione del passato sia apprezzabile anche da un pubblico generalista, contrariamente alla maggior parte dei prodotti attuali, consumati esclusivamente da una cerchia ristretta di otaku fruitori ossessivi-compulsivi di prodotti di nicchia fini a sé stessi e senza alcuna vera dote estetica universalmente riconosciuta da una fetta più ampia di pubblico.

Scheda Serie TV

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