La storia de I Cavalieri dello zodiaco: La leggenda del Grande Tempio la si conosce: i cinque cavalieri di bronzo devono correre attraverso le dodici case affrontando i cavalieri d’oro per salvare la vita a Lady Isabel, reincarnazione della dea Athena ferita da una freccia d’oro; Pegasus, Sirio, Crystal, Andromeda e Phoenix hanno dodici ore per compiere l’impresa.
Lo dobbiamo confessare, avevamo molti dubbi su questo nuovo film sui cavalieri dello zodiaco, ci domandavo come si poteva ridurre a meno di due ore tutta l’epopea della corsa per le dodici case dello zodiaco, che è una delle parti più affascinanti di questa serie che a distanza di quasi tre decenni appassiona generazioni intere.
Il regista Keiichi Sato e gli sceneggiatori Chihiro Suzuki e Tomohiro Suzuki hanno fatto davvero un lavoro notevole nel riuscire a sintetizzare tutto il fascino e l’epicità di questa prima parte dei cavalieri in soli novanta minuti.
La storia inizia con fantastiche immagini di galassie e stelle, seguiti da lampi di luce e scontri d’energia, questi si rivelano essere una battaglia tra cavalieri d’oro che danno la caccia a Micene. Micene il cavaliere del Sagittario sta fuggendo dal grande tempo portando con se qualcosa di molto prezioso, che si rivela essere la piccola Isabel, reincarnazione della dea Athena ancora in fasce.
Come già detto la storia è nota, e proprio per questo i creatori di questo film hanno pensato a un nuovo modo per narrarla, visto che in origini era stata concepita per una serie tv di molti episodi. Si preferisce così puntare sull’aspetto grafico e sulla coreografia dei combattimenti fra i guerrieri in armatura.
Le armature (da sempre la parte più originale di Saint Seiya) sono splendenti come metallo, questo effetto era impossibile da dare con l’animazione tradizionale, le corazze dei Bronze riprendono i colori e certi particolari delle versioni classiche soprattutto quelle usate nella serie di Hades, per esempio l’armatura del Dragone ha le scaglie sui copri spalla e con la testa del drago a protezione del braccio destro.
La vestizione dell’armatura ricorda sia il classico sistema degli scrigni portati sulla schiena che quello dei gioielli visto nella prima serie della recente Saint Seiya Omega.
Tra le novità di queste nuove corazze non si può non notare la presenza delle maschere che si chiudono da sole sul viso del cavaliere quando questo combatte e alcune parti dell’armatura s’illuminano di luce propria quando viene scatenato il potere del cosmo, a posto dell’aurea dietro le spalle del guerriero, topos sia dei Saints che di molte altre serie action dell’animazione giapponese.
Mentre quello che davvero lascia senza fiato è l’architettura del santuario con le varie case sospese in cielo in un qualcosa che sembra riprendere gli ingranaggi d’un antico orologio e gli archi e guglie dell’arte gotica, tutto in gioco di luce bianca e dorata.
Gli scontri tra Bronze e Gold alcuni sono fortemente ispirati alla serie classica per esempio lo scontro tra Pegasus e Toro o quello negli inferi tra Sirio e Cancer.
Tra i tanti cambiamenti il più interessante è la presenza di una donna tra i cavalieri d’oro, cioè il Gold dello scorpione, questo serve per rendere la serie molto più al passo con i tempi.
La caratterizzazione e il background di tutti i personaggi purtroppo non è molto approfondito, più che altro per il limite temporale imposto dalla pellicola, tutti i cavalieri Bronze e Gold vengono “dipinti” con rapide pennellate e molto lo si affida ai ricordi (o nostalgia) degli spettatori per tappare i palesi buchi; sotto questo aspetto il film più che fare un reboot di Saint Seiya, o una nuova leggenda come ha dichiarato il loro creatore Masami Kurumada, sembra essere un’operazione nostalgia molto ben riuscita, ma chi non ha mai visto i cavalieri forse avrà alcuni problemi a capire certe situazioni o personaggi. C’è da dire che la storia del santuario con la corsa attraverso le dodici case non offre molta possibilità di movimento nella trama mentre le altre saghe Asgard, Poseidone o Hades possono essere più snelle con la possibilità di funzionare nel breve tempo di un film in CG.
Nonostante la storia de I Cavalieri dello Zodiaco si concentri in modo particolare sui combattimenti tra Saints, ci sono punti di riflessione molto interessanti, lo scontro tra Bronze e Gold ha un sotto testo religioso e sembra quasi essere una guerra santa, in cui da un parte c’è il gran sacerdote con una falsa reincarnazione d’Athena, che dichiara eretica Lady Isabel e dall’altra i Bronze che la difendono. Questa tematica sulle differenze religiose e sul potere della fede è qualcosa di molto nuovo nelle trame dell’animazione nipponica (è stato accennato un po’ anche nel recente film di Harlock), ed è strano considerato quanto il Giappone sia estraneo alle religioni e ai conflitti tra le fedi.
Ora parliamo della scelta sull’adattamento e sul doppiaggio italiano, la Lucky Red preferisce puntare sull’operazione nostalgia e per questo affida la direzione al doppiaggio a Ivo De Palma (storica voce di Pegasus) e riprende le voci del doppiaggio della serie classica, con appunto Ivo De Palma che torna a dare la voce al protagonista, Marco Balzarotti a Sirio il Dragone, Luigi Rosa a Cristal il Cigno, Andrea De Nisco ad Andromeda e l’azzeccatissimo Tony Fuochi a Phoenix, mentre Dania Cericola è Lady Isabel/Athena, un altro gradito ritorno è Mario Scarabelli che qui presta la voce a Mylock e che nella serie classica era il narratore, che all’inizio di molti episodi riassumeva la storia e che dava quel tono epico che tanto piaceva ai fan della vecchia serie.
Per quanto invece riguarda l’adattamento, nonostante I Cavalieri dello Zodiaco abbiano i nomi della “nostra” serie classica, i toni sono molto più leggeri non ci sono citazioni da Dante, Foscolo o Manzoni, molte dopotutto sono le trovate comiche se non addirittura stravaganti (vedi quello che succede nella casa di Cancer dove crediamo che Mario Zucca il doppiatore del cavaliere d’oro si sia molto divertito).
Sicuramente questo film fa (e farà) molto discutere tra chi voleva un doppiaggio/adattamento più simile all’originale e chi preferisce quello della vecchia serie, un dibattito che va avanti da anni tra i fans dei cavalieri. La Lucky Red ha preferito ritornare alle vecchie voci perché questo avrebbe sicuramente avuto più seguito sul pubblico italiano.
Sul film in se, non si può dire che sia privo di difetti, soprattutto nello scontro finale che risulta accelerato e un po’ confuso, ma nonostante questo, crediamo che un’opera diventi mito dopo che la sua storia viene raccontata in molti modi diversi e in epoche diverse, chi avrebbe mai potuto immaginare che una serie creata per vendere giocattoli e modellini a cui mettere un armatura sarebbe durata tanto nel tempo, amata da tante generazioni di tanti paesi diversi e con un simile seguito?
A cura di Alan Gray
